lunedì 1 dicembre 2008

Inquinatori pentiti? macchè, tutto come prima


Si tiene a Poznan la 14° Conferenza internazionale sul clima, ma non è la solita riunione di tecnici pagati da "bieche" organizzazioni ambientalisti ma "la" conferenza nella quale si fa il punto sull'attuazione del Protocollo di Kyoto e il suo stato di attuazione ad oggi: il cosiddetto "stato dell'arte". Ora a quanto apprendiamo nessuno dei paesi che contano arriverà nei range previsti anzi in moltissimi casi sarà quasi il contrario, ossia le emissioni sono aumentate e quando sono presi con le mani nella marmellata si difendono con la crisi economica e la necessità di poter competere con i concorrenti ecc., tutte scuse. A livello europeo il nostro paese ha quasi posto il veto al documento della UE sul cambiamento climatico adducendo argomentazioni varie che guardano più al proprio interno (non scontentare i maggiori sponsor del Governo, i confindustriali, che sostengono che "costa troppo") che alla reale necessità di governare i processi di rallentamento dell'economia carbon/petrolifera di cui siamo schiavi ma da cui ancora alti sono i profitti fatti dalle lobby di riferimento. Parlare di cambiamenti climatici in questa situazione è anacronistico così come è anacronistico discutere di percentuali di inquinamento ecc. visto che i governi sono sordi a questi temi e troppo presi nel difendere il proprio orticello sperando che altri facciano il passo, falso, per primi. E forse una speranza arriva proprio dagli USA: il Presidente Obama sembra molto sensibile alla materia e ha già annunciato una svolta in questo campo del paese che si prepara ad amministrare (gli "USA stanno tornando" ha detto) dopo il mediovo bushiano tutto pertolio, carbone ed "esportazione" della democrazia (leggasi appropriazione delle risorse irakene e controllo delle pipeline che dall'Asia centrale scendono verso Europa e Golfo persico), che ha danneggiato il paese ed ha arricchito oscenamente la lobby corrispondente. Basterà? Non lo si può capire dato che l'annuncio, nei paesi occidentali, non significa necessariamente investimenti e soldi reali. C'è solo da sperare, una cosa è certa: entro la fine di questo secolo è previsto un'amento, ai ritmi attuali di crescita della CO2, di ben 6° il che significa completo scioglimento dei ghiacci da un lato (con inabissamento della Corrente del Golfo e perdita della zona temperata dell'Europa e avanzata del serto in zone fino a quel ridenti e abitabili. Cosa significa? Milioni di persone affamate e assetate che si spostano; guerre dell'acqua; spostamento del baricentro economico/politico vero zone non ancora colpite dai fenomeni climatici e, dulcis in fundo, aumento dei fenomeni estremi climatici che si presentano anche in zone che sembravano immuni fino a quel momento. Troppo allarmismo? Non credo dato che queste sono previsioni "ottimistiche" che si possono facilmente reperire sui siti di organizzione governative non (NOOA, AGENZIA CLIMATICA DELL'ONU, ecc.) e non disegnano scenari solo perchè non si fanno abbastanza investimenti nel campo (non conviene) e non si hanno precedenti storici noti di situazioni simili e non ci sono quindi punti di riferimento con cui rapportarsi. La chimica, e la meccanica, del clima sono ancora materie troppo poco conosciute e approfondite per poter fare previsioni di lungo periodo ma una cosa è certa: se non si cambia strada non si potrà dire realmente il quando ma che avverrà un situazione del genere descritto nel film "the day after tomorrow" è non solo possibile ma probabile e forse è anche ottimistico....
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