lunedì 25 ottobre 2010

Cosa pretendiamo mai?

Marchionne ieri in fondo che ha detto? Che la Fiat non guadagna un euro dalla "consociata" italiana? Che in Polonia gudagna bei profitti? E perché mai dovremmo scandalizzarci? La Fiat non é più quella di Agnelli: é cambiata, é altro; é una società governata da persone che appartengono a quel ceto sovranazionale (sia di ispirazione progressista che conservatrice) che non ha davvero una patria ma solo un autoriconoscimento del proprio, presunto, ruolo. Cosa volete che sappia di quanto guagana un operaio polacco (circa 800 euro al mese con straordinari, doppi turni, e tutto quello che la fantasia dello spremi l'uomo fino all'osso, e poi con l'osso ci fai il brodo con il quale sostentarne altri, in una catena infinita che in Italia ancora non gli é permesso ..... e dico ancora perché grazie ai sindacati "riformisti" ben prsto anche da noi ci saranno quelle condizioni e non quelle che ci sono ora)? Anche per Chrysler il ragionamento non cambia: é decotta e rimane aperta solo, e dico solo, perché lo Stato ha finanziato il suo salvataggio previo accordo per "l'integrazione" fra Fiat e la fabbrica americana; attenzione però le macchinine Fiat non le faranno gli operai americani, pagati circa 27 euro l'ora, ma gli operai messicani pagati 7 (dicesi SETTE) euro l'ora: ampio spazio per i profitti aziendali e quasi zero problemi di natura, come dire, sindacali e dato che il messico fa parte del NAFTA e ha le free zone (dove anche i pochi diritti riconosciuti non esistono) c'é da scommetterci che le auto nostrane siano "importate" e non costruite negli USA. In un quadro del genere cosa credete che interessi a manager che ragiona in termini sovranazionali se la nostra produttività non é a livelli messicani o cinesi a parità di stipendi? Da anni i critici lanciano allarmi sulla crescita di questa superclasse composta da manager, finanzieri, ecc. che hanno perso il contatto con la realtà delle singole nazioni e dei loro interessi. Noi con le nostre speranze di vita, il futuro non siamo nemmeno all'orizzonte di uno che ragiona così: la sua é una visione "laterale" che non ha al centro l'accrescimento e il miglioramento delle condizioni di vita attraverso una vita di lavoro duro ma solo un conto economico che presenti un valore positivo: e qui conterebbe moltissimo il sindacato unito che faccia muro contro gli estremismi di questi supermanager e non il mercanteggiare la propria visibilità sulla pelle di chi quelle scelte le subisce: davvero questi ultimi credono che avendo firmato accordi in deroga contro sempre più improbabili investimenti (é chiaro come il sole che Marchionne se ne vuole andare, non ci guadagna) le fabbriche non chiudono?
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