lunedì 3 gennaio 2011

Fiat voluntas....

Il caso Fiat é emblematico del paese. Sia nella maggioranza che nell'opposizione, più in quest'ultima, la vicenda si specchia nel paese: plaude chi non ha mai fatto un giorno di lavoro a una catena di montaggio e mugugna chi invece c'ha lavorato. son sempre stato convinto che i problemi del lavoro debbano essere affrontati sempre non con un approccio "liberale (e di conseguenza liberista)" ma democratico perché, come sostenevano i giuristi seri, ci sono due visioni e due concezioni che spesso collidono per interessi opposti fra loro e una, spessissimo, si trova in posizione "debole" rispetto all'altra: stiamo parlando delle parti che comunemente definiamo lavoratori e imprenditori. Di solito nei paesi democratici la legislazione riequilibra le parti attraverso una legislazione garantista (questa si che serve) per evitare abusi e soprusi, nei paesi democratici ciò é cosa normale: la legislazione é chiaro con il crescere e il mutare della società ma rimane a difesa delal parte debole e il nostro, Costituzione compresa, paese non dovrebbe fare eccezione; invece non é così: il nostro paese con l'ondata liberista, anarchica direi, degli anni 80 e 90 del secolo scorso (periodo che coincide con la milano da bere e il ventennio berlusconiano) ha eliminato progressivamente queste tutele anziché riformarle. Oggi il processo é compiuto con la nascita della newco fiat e dei contratti di lavoro al di fuori dei ccnl: il bello é che si parte dal presupposto che il sindacato che accetta a priori i neo-principi del socing in stile XXI secolo ha udienza quello che critica é fuori in barba a ogni principio legislativo e costituzionale e di conseguenza non può nemmeno alzare il dito per parlare nella fabbrica in questione. Ora un paese democratico, non liberal-liberista, bilancerebbe una tal situazione con una legislazione a hoc e, in ogni caso, farebbe da mediatore fra le parti: noi no; sia maggioranza che opposizione si sono schierate, in maggior parte, dalla parte marchionniana sia perché realmente convinti della bontà del contratto sia perché il fascino del relegaer il sindacato in un angolo é irresistibile per la politica che ha sempre aspirato a dominare ogni ambito sociale: particolarmente quel mondo sindacale che é rimasto l'unica vera struttura organizzata in un mondo dove tutto é liquido e informe, per non dire amorfo. Il punto é: con quale spirito i lavoratori di Mirafiori, dopo quelli di Pomigliano, andrano a votare al referendum sul contratto? Chi é così folle da dire no e perdereil posto di lavoro in una società che non dà assolutamente alternative? Questo ricatto economico é legalmente, oltreché eticamente, accettabile?
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