domenica 2 gennaio 2011

si continua........

Il 31 é sempre stato fonte di domande da che mondo é mondo: figli che chiedono ai padri; adulti che si chiedono come sarà e via dicendo. Però oggi siamo in una situazione strana: é forse la prima volta nella quale i figli staranno peggio dei loro genitori e nonni e quindi gli interrogativi sono pressanti e determinano un processo di domande dentro altre domande in un cerchio vizioso che ha come soluzione la mancanza di soluzioni: almeno finché si vive in un sistema geopolitico chiuso in se stesso basato sull'idea del mercato e della crescita continua dove l'economia é al primo posto e tutto può essere acquistato e venduto in base ad un valore intrinseco slegato dai fattori di produzione che l'hanno creato: l'unica variabile é il massimo profitto ottenibile rispetto ai propri concorrenti, e basta. In Italia, poi, l'attualità delle cose é tale che tutti noi siamo attanagliati da un lato dalla necessità di salvaguardare quel poco che abbiamo e dall'altro di assicurare un minimo di futuro credibile a chi verrà dopo un barlume non dico di benessere ma almeno di non povertà cui sembrerebbero essere destinati se i fattori dell'equazione sociale non dovessero cambiare; problemi che, visti da vicino, ci riguardano e ci impongono di cercar un barlume in fondo al tunnel nel quale ci troviamo. Il messaggio presidenziale: non é stato il solito messaggio ma conteneva una serie di segnali di attenzione, e anche allarmi, sui disagi vissuti nella società che dovrebbero far riflettere chi si trova nelle istituzioni anziché, oltre alle parole di circostanza che vanno dette ma a cui non ci si crede, accusarlo di gufare e basta. Sono tante le cose in fermento nella nostra società e il Capo dello Stato, lontano dalle dirette beghe politiche (ma non troppo dato che é solo grazie a lui che l'amato capo ancora una volta si é salvato dalla sfiducia perché se la si fosse votata subito si sarebbe votato fra febbraio e marzo mentre ora se va bene se ne riparlerà nella seconda metà dell'anno sempre ammesso che non si arrivi, purtroppo, alla fine della legislatura), può guardare alle cose politiche con un certo distacco e accorgersi di quante voragini sta aprendo nel tessuto sociale l'azione, si fa per dire, di questo governo benthamiano più occupato a salvare e rinforzare la vena "putiniana" che fare quello per il quale é pagato, ossia il benessere dei cittadini e quel futuro cui hanno diritto. In particolare le nuove generazioni avrebbero diritto a vedere create le condizioni per crearsi il proprio futuro e non fare da esercito di riserva, lumpenproletariat in stile XXI secolo, se non vogliono andarsene all'estero a cercare fortuna. Quale futuro li aspetta? Se non si cambia direzione sarà dura che ci sarà ma per darglielo non servono manovre finanziarie né liberalismi da accatto e finti: serve creare opportunità di crescita e adeguamento delle istituzioni, di istruzione in primis, alle reali esigenze che si hanno di fronte: questa maggioranza invece sta facendo il percorso esattamente opposto e la cosa peggiore é che anche chi aspira a dargli il cambio alla guida del paese non ha alcuna intenzione di cambiare strada: quindi perché votarli e dargli fiducia? Viviamo in una società complessa e stratificata: le variabili sono tante ma la costante é unica ossia creare le condizioni del ricambio e non il mantenimento dello status quo. Al di là dei riformismi, che tali non sono, quello che oggi serve é proprio lo Stato e non un mercato, per giunta monopolizzato da pochi, ideale che poco ha a che vedere con la crescita di nuove energie e ceti. Solo se smettiamo di guardarci l'ombellico, e studenti medi e universitari l'hanno fatto, potremo far cadere il velo che hanno calato sui nostri occhi: e solo se perderemo "l'innocenza" della responsabilità e abbandonare questo eden infernale nella quale ci siamo ficcati da soli.
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