lunedì 25 luglio 2011

Quale Governo? Dei mercati o dei cittadini?

Ma come, si dirà, hanno varato la manovra così come richiesta dai mercati (pesa tutta sui ceti medi, medio-bassi e bassi) e oggi la speculazione riparte all'attacco del paese? Qual'è il problema ora? Il problema ha un nome ben preciso: i mercati finanziari che sono il termometro dell'umore e delle aspettative di agenzie e fondi rispetto a una certa situazione ..... e questa è la spiegazione ufficiale perché non dice nulla rispetto che i mercati, in generale, finanziari (in particolare) amano scommettere ossia ipotizzano che, ad esempio, in una situazione come quella italiana (debolezza e mancanza di autorevolezza della politica in generale da un lato e dall'altro nessuna prospettiva di crescita dall'altro) se una virgola venisse spostata in un senso o nell'altro cosa può accadere? Fatti due conti decidono che il ribasso è conveniente e ipoteticamente possibile quindi ci investono: in pratica creano loro stessi le premesse di un ribasso verso un azienda o un paese .... il resto lo fa il panico e la paura di eprdere anche un cent rispetto agli altri; in pratica si autocreano le condizioni per un effetto valanga. Aggiungiamoci l'effetto delle enormi difficoltà che, negli USA, la maggioranza conservatrice del tea party sta creando a Obama sul debito pubblico americano (cui si aggiunge la mancanza di ripresa e l'aumento della disoccupazione) per un puro calcolo elettorale e il giochino è fatto: gli USA vanno in default e l'intero sistema liberista occidentale va al diavolo ..... un onda enorme investe l'intero pianeta e ci sarà chi si brucerà le dita (Cina in testa) e chi invece guadagnerà montagne di denaro!!!! Come dicevo il punto é esattamente questo: i mercati. Oggi la politica è prigioniera dei mercati e per essi, e per paura che il sistema liberista crolli, fa qualunque pazzia anche a costo di impoverire interi settori della sottostante società: perché la ricetta é sempre la stessa; tagli e tagli e soccorso "rosso" ai mercati e alle istituzioni finanziarie che sono diventate il perno di tutto senza se e senza ma. Mancano politici che sappiano intraprendere altre strade e altre prospettive: manca una politica che, espressione del voto dei cittadini, abbia quella società come punto di riferimento principale e rimetta al loro posto quelli che dovrebbero essere solo il luogo di scambio fra operatori e consumatori del settore. Una prospettiva di tal genere richiede innanzitutto saper affrontare la situazione: i mercati speculano? Regolazione degli stessi attraverso Autorità di controllo con poteri reali e penetranti. Le agenzie di rating, le stesse che prima "consigliano gli Stati e ne certificano i bilanci" e poi vi scommettono contro dando per giunta anche "outlook" negativi influenzandone l'immagine di fronte agli stessi mercati e rendendo difficilissimi, se non impervi, i piani di rientro del debito degli Stati?Con Stati efficienti e politici all'altezza non sarebbe difficile mettere sotto torchio tali agenzie sia dal punto di vista legislativo che economico. Per capirci: un paese come l'Italia é innegabile che ha una palla al piede enorme chiamato debito pubblico e fin qui non si discute perché VA RIPAGATO punto é basta; però non siamo in un periodo di vacche grasse, anzi da anni il paese conosce un penoso scivolo verso la decadenza (anche qui ci sarebbe da dire qualcosa ma non è il post giusto) quindi un governo che abbia come prospettiva i cittadini che fa? Ne congela la crescita e indaga sulla sua composizione (perché é stratificato non é un blocco unico di debiti) e decide di destinare solo una parte degli introiti alla sua estinzione: il resto va altrove o meglio va a investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione e se si fossero mugugni dei mercatari o passa al corso forzoso oppure si autodichiara in default e non un paga un cent che sia uno....... nel frattempo lotta strenuamente sia per eliminare per quanto possibile fenomeni di inciviltà come l'evasione (magari con qualche leggina che risposta sul penale la materia connessa) e l'elusione fiscale in modo da riallargare la base contributiva e reintrodurre la progressività dell'imposta: so che detto così sembra facile ma la strada é questa e fu già seguita negli anni immediatamente successivi alla Grande Depressione (c'é da dire che allora c'era il pericolo comunista e quindi la via era obbligata, ora no) con tasse su rendite e patrimoni fino al 40% della loro entità con cui si finanziarono programmi di sviluppo e incentivi per creare posti di lavoro, una politica che guardi ai cittadini farebbe così ........ non quella che, pdmenoelle e pdl nonché cespugli vari, abbiamo oggi perché é letteralmente incapace di guardare oltre quelli che sono gli interessi propri e delle corporazioni che la esprimono: mercati e attori che vi agiscono in essi compresi.
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