Secondo Gonzalez nei prossimi anni assisteremo ad un’ondata di consolidamenti accompagnata ad una riduzione degli ‘aiuti’ pubblici
nel settore bancario. Man mano che le banche non sono piu’ in grado di
gestire le ‘sofferenze’ saranno vendute, smembrate ed incorporate le
une con le altre. Nel caso specifico della Spagna,
Gonzalez teme che questo processo impedirà la ripresa economica, nel
caso italiano la situazione potrebbe essere peggiore ed avviare un vero e
proprio crollo finanziario dal momento che le banche hanno in
portafoglio una buona parte del debito pubblico italiano.
Ma il
problema delle banche va ben oltre quello delle singole nazioni, il
nocciolo della questione e’ il funzionamento dell’intero sistema. E’
infatti innegabile che dal 2008 in poi, l’eccessivo interventismo
ha mantenuto in vita banche che sarebbero dovute fallire; allo stesso
tempo l’eccessiva regolamentazione governativa ha impedito al settore
bancario mondiale di operare liberamente sui mercati. Tutto ciò ne ha
ridotto l’efficienza, che a sua volta ha contratto i profitti delle banche, un circolo vizioso che nessuno ha ancora cercato di spezzare.
La
risposta del sistema finanziario a questo fenomeno è stata la rapida
evoluzione verso un modello nuovo, dove alle banche si sostituiscono
piattaforme finanziarie ed istituzioni ad hoc, spesso di proprietà
privata e che si muovono al di fuori del sistema bancario. Se continua
così, nei prossimi anni la maggior parte dell’attività bancaria verrà
svolta da sistemi finanziari alternativi che usufruiscono della moderna tecnologia online, sistemi più economici e più semplici da gestire per i clienti.
Rischiano
di scomparire più velocemente le banche europee che non hanno
usufruito di un sistema di rapida ricapitalizzazione come le consorelle
americane. Il motivo è come sempre la mancata integrazione che emerge
anche dalla struttura decisionale della Banca Centrale Europea,
meno omogenea e compatta di quella della Riserva Federale. La crisi
finanziaria del 2007 ha infatti messo in evidenza l’eccessiva
capitalizzazione di alcune banche, che non solo le ha rese poco agili ed
efficienti ma ha creato seri problemi di solvibilità di fronte a
‘cattivi’ investimenti di capitale.
Ci avviamo, dunque, verso un
sistema finanziario dove la banca tradizionale non ha più un ruolo
centrale nell’economia e dove nuove istituzioni, non più strutturate
secondo i parametri bancari, offriranno quei servizi che le banche non
sono più in grado di gestire dal finanziamento al commercio internazionale,
a quello per l’impresa fino alla gestione dei portafogli
internazionali. Se Gonzalez ha ragione nei prossimi venti anni le
quotazioni della banche scenderanno mentre quelle di chi si sostituirà a
loro saliranno poiché l’economia capitalista non può funzionare senza i servizi bancari. Sarà opportuno investire nel nuovo settore.
insomma in discussione è il capitalismo di stato che era in voga in questi anni... inventeranno qualcosa, mi sa...


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