lunedì 25 aprile 2016

Il futuro della Terra (FEDERICO RAMPINI)

23/04/2016 di triskel182


Via libera all’accordo di Parigi. Ban Ki-moon: “Ora rispettare gli impegni”. Renzi: “Facciamolo per i nostri figli e nipoti”.
I leader del mondo firmano per il clima L’Onu: “Possiamo cambiare la Storia”
NEW YORK – In una cerimonia solenne al Palazzo di Vetro i leader di 175 nazioni hanno firmato gli accordi per combattere il cambiamento climatico. È una giornata che «può essere storica», dice il segretario generale Ban Kimoon, se gli impegni presi al summit Cop21 di Parigi verranno mantenuti. Cina e Usa promettono: ratifichiamo entro quest’anno. Per Matteo Renzi è una giornata in cui «la politica può dare speranza». C’è anche l’attore Leonardo di Caprio che in un intervento appassionato descrive ai leader «Pechino asfissiata, le foreste indonesiane incendiate, i ghiacciai che si sciolgono, le siccità distruttive dalla California all’India». E gli scienziati avvertono: i piani nazionali non sono ancora sufficienti.

L’appuntamento di New York giunge a quattro mesi dall’accordo di Parigi, la cerimonia al Palazzo di Vetro è “l’endorsement” formale dei governi, a cui devono seguire le ratifiche. Non necessariamente parlamentari. Barack Obama sa che il Congresso a maggioranza repubblicana (almeno fino alla fine dell’anno) non glielo passerebbe, perciò ha voluto che l’accordo di Parigi fosse giuridicamente diverso da un trattato vincolante: in questo modo la ratifica sarà un atto dell’esecutivo. La Cina, prima potenza inquinatrice del pianeta in quanto a emissioni totali di CO2, s’impegna a ratificare l’accordo «entro il G20 di settembre» che si terrà sotto la sua presidenza a Hangzhou. È essenziale che il testo della Cop21 venga ratificato da almeno 55 paesi, e che questi rappresentino almeno il 55% delle emissioni carboniche. Una volta adottato e applicato, i piani nazionali dovrebbero consentire di contenere il surriscaldamento globale entro un tetto di +2 gradi centigradi, al di sopra dei livelli che la terra registrò all’inizio della rivoluzione industriale. I problemi non mancano. Da una parte c’è la genericità di molti piani nazionali fin qui presentati. Dall’altra, il carattere non-vincolante degli impegni assunti: non esistono sanzioni per chi non li rispetta. E soprattutto, dalla comunità scientifica arriva il monito che i due gradi sono troppi, l’aumento di temperatura andrebbe contenuto entro 1,5 gradi. La Nasa avverte che quasi certamente il 2016 sarà l’anno più caldo da quando esistono misurazioni affidabili, cioè dal 1880. Nei primi tre mesi di quest’anno lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia ha avuto una velocità record, l’innalzamento dei mari minaccia tutte le zone costiere.
L’Unione europea ha fissato un obiettivo più ambizioso delle altre superpotenze: tagliare del 40% le sue emissioni entro il 2030. È anche la più generosa nei contributi ai paesi poveri per le fonti rinnovabili, un fondo speciale varato a Parigi che vale 100 miliardi di dollari. Obama ha preso l’impegno di tagliare tra il 26% e il 28% i gas carbonici Usa, anche se alcune sue regolamentazioni anti- inquinamento vengono combattute dalla destra a livello locale e fino alla Corte suprema. Lo stesso Obama ha fatto inserire una clausola di sicurezza: un paese non può rinnegare l’accordo firmato ieri per almeno quattro anni, tanto quanto dura un mandato presidenziale. La Cina, grazie all’asse tra Obama e Xi Jinping sull’ambiente, promette di fermare la crescita delle sue emissioni entro il 2030. L’India è una delle potenze più restìe a prendere impegni vincolanti, ma ha promesso di moltiplicare per 30 la sua produzione di energia solare. Aiuta il fatto che, malgrado il crollo del petrolio, le energie rinnovabili sono più competitive ed efficienti che mai.
Alla cerimonia nel Palazzo di Vetro — la più folta della storia — in molti hanno cercato simbolicamente di rappresentare le responsabilità verso le future generazioni.
Articolo intero su La Repubblica del 23/04/2016.
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la solita passerella di buoni intenti e poi... per primi in Italia abbiamo tolto sgravi alle azeinde "green"; spostato sui costi fissi e, non sul consumo, la bolletta; privatizzato i beni pubblici; evitato di favorire la'cquisto di macchine elettriche e/o ibride, ecc. ecc. insomma parole parole parole e intato il pianeta il conto alla rovescia continua..
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