martedì 29 novembre 2016

Financial Times e The economist..

articolo di Munchau sul Financial Times (tradotto dal Massimo Rocca alias il contropelo).
Alcune rivoluzioni avrebbero potuto essere evitate se solo la vecchia guardia si fosse astenuta dalle provocazioni. Non c’è prova della realtà del “ dategli le brioches”. Ma è il genere di cose che Marian Antonietta avrebbe potuto dire. Suona credibile. I Borboni sono difficili da battere come esempio di un potere astratto dalla realtà.
Essi hanno dei rivali, oggi.
Il nostro potere globale liberal democratico sta agendo proprio nello stesso modo. In un epoca in cui l‘Inghilterra ha votato per lasciare l’Unione europea, in cuo Donald Trump è diventato presidente degli Usa, e marine Le Pen è in marcia verso l’Eliseo, noi - i guardiani dell’ordine globale liberale non facciamo che raddoppiare la puntata.
La campagna di Tony Blair, l’ex primo ministro inglese, per cancellare la Brexit è probabilmente il più bizzarro esempio tra tutti. Un fatto più serie sono le previsioni dell’ Ufficio per la stabilità del bilancio in Gran Bretagna, che la scorsa settimana ha detto che la Brexit avrà serie conseguenze economiche. Venendo dopo pochi mesi da quando la professione economica si è coperta di discredito con apocalittiche previsioni delle conseguenze del referendum inglese, questo è uno sbalorditivo avanzo di magazzino della inadeguatezza dei modelli di previsione economica. La verità sull’impatto della Brexit è che esso è incerto, al di là delle possibilità di previsione di chiunque e che dipende quasi interamente dal modo in cui il processo sarà gestito. La risposta tecnicamente corretta è “non lo so”. Prima del referendum il “progetto paura” fu un colossale errore di calcolo tattico. Oggi è pura stupidità. Uno dei punti di discussione è se il popolo deve dare retta agli esperti. Ma abbiamo già fatto un passo avanti. Per la loro tendenza a esagerare i macroeconomisti non sono più considerati esperti in macroeconomia.
Vecchi leader fuori dalla realtà e il potere economico non sono soli. In Italia il potere politico sta considerando di modificare una legge elettorale appena approvata, col solo obiettivo di tenere lontano dal potere il movimento ribelle di Beppe Grillo, i 5 stelle. E questo si intreccia in modo complesso con il referendum di domenica sulla riforma costituzionale.
La legge elettorale entrata in vigore a luglio da al partito più forte poteri quasi dittatoriali. Ha origine da un accordo sottobanco del 2014 tra il partito democratico del primo Ministro Matteo Renzi e Forza Italia del ex premier Berlusconi. Nessuno dei due credeva che i 5 stelle sarebbero mai stati in grado di scuotere il confortevole duopolio. Indipendentemente dall’esito del referendum , aspettatevi di vedere uno dei casi più eclatanti di manipolazione delle modalità di voto nella politica moderna. Ma il problema di Renzi non sono i 5 stelle. Sono gli elettori.
La stessa Europa, sta raddoppiando la posta ogni volta che può. Il trattato commerciale con il Canada, e l’ancora da siglare TTIP, sono tanto popolari oggi quanto lo era il dislocamento dei missili nucleari a medio raggio negli anni ottanta. Una ribellione popolare si sta organizzando contro di loro perchè la gente teme una riduzione delle tutele dei consumatori ed il potere arraffato dalle multinazionali. Perchè sta avvenendo ciò? I macroeconomisti hanno pensato che nessuno osasse sfidare la loro autorevolezza. I politici italiani stanno giocando col potere da sempre. E il lavoro dei tecnici dell’unione europea è quello di trovare metodi coperti per portare avanti legislazioni scorrette e trattati al di là delle legislazioni nazionali. Anche se forze come quelle della Le Pen, di Grillo o del partito di estrema destra olandese di Geert Wilders marciano verso il potere, l’establishment continua a d agire sempre in questo modo. Un reggente dei Borbone , in un raro momento di consapevolezza avrebbe fatto marcia indietro. Il nostro sistema capitalistico, con le sue istituzioni contendibili è costituzionalmente incapace di farlo. Raddoppiare la sfida è quello che è programmato per fare. La strada giusta sarebbe smettere di insultare gli elettori e, cosa più importante, risolvere i problemi di un settore finanziario fuori controllo, di flussi incontrollati di capitali e di persone, e di una distribuzione ineguale del reddito. Nell’eurozona i leaders politici hanno ritenuto conveniente impantanarsi in una crisi bancaria e poi una crisi dei debiti sovrani - solo per ritrovarsi con un debito greco insostenibile e con un sistema bancario italiano in grandi difficoltà. Dopo otto anni ci sono ancora investitori che stanno scommettendo sul collasso dell’eurozona come l’abbiamo fin qui conosciuta.
Renzi avrebbe potuto usare il suo ampio capitale politico per riformare l’economia italiana invece di cercare solo di cementare il suo potere. E immaginate che cosa sarebbe stato possibile se la cancelliera Merkel avesse speso il suo ancor più vasto capitale politico per trovare soluzioni alle molteplici crisi dell’eurozona, o nel ridurre gli eccessi di surplus della bilancia commerciale tedesca.
Ma questo non è successo per lo stesso motivo per cui non successe nella Francia pre rivoluzionaria. I guardiani del capitalismo occidentale, come i Borboni prima di loro , non dimenticano nulla e non imparano niente
EconomistL’Italia, scrive il giornale, è la più grande minaccia alla sopravvivenza dell’euro e dell’Unione Europea per i suoi indicatori economici: ilreddito pro capite fermo da oltre quindici anni, un mercato del lavoro sclerotico, banche “farcite” di crediti non riscuotibili, uno Stato appesantito dal secondo debito pubblicodell’Eurozona. Per questo motivo – sottolinea l’Economist – molta speranza viene riposta in Renzi. Il capo del governo pensa che il problema di fondo è la paralisi istituzionale e per questo ha chiamato al voto sulle modifiche costituzionali che, prosegue il giornale, tirerebbe indietro i poteri dalle Regioni e realizzerebbe un Senato subordinato alla Camera bassa. Questo – aggiunge l’Economist – insieme a una legge elettorale che mira a garantire una maggioranza al partito principale gli darà il potere di far approvare le riforme di cui “disperatamente” ha bisogno, come sostiene lui.
Quanto alle eventuali dimissioni di Renzi, molti investitori e governi europei hanno paura che l’Italia possa rappresentare in un terzo domino in un ordine internazionale che si sta rovesciando, dopo Brexit e l’elezione di Trump. “Eppure questo giornale crede che gli italiani dovrebbero votare No”. La fine del bicameralismo – che viene definita dall’Economist una “ricetta per la paralisi” – suona ragionevole. Ma i dettagli del progetto di Renzi offendono i principi democratici. Innanzitutto il Senato non sarebbe eletto. Al contrario, ricorda il giornale, i suoi membri sarebbero presi dalle autonomie locali e “Regioni e Comuni rappresentano gli strati più corrotti di governo e i senatori potrebbero gradire l’immunità dagli arresti”. Così il Senato si trasformerebbe in una calamita per i politici.
Anche l’Italicum ha senso. Ma, obietta il giornale inglese, l’approvazione delle leggi non è il problema più grande dell’Italia, perché la produzione legislativa di Roma è pari a quella dialtri Paesi europei. “Se il potere esecutivo fosse la risposta – si legge nell’editoriale – la Francia sarebbe fiorente: ha un potente sistema presidenziale, eppure, come l’Italia, è perennemente resistente alla riforma”.
Per contro uno svantaggio di una vittoria del No sarebbe il rafforzamento della convinzione che all’Italia manca la capacità di riformarsi. Ma è lo stesso Renzi, dice il giornale britannico, adaver creato questa crisi, puntando il futuro del suo governo sul test sbagliato. “Gli italiani non dovrebbero essere ricattati”. E se poi, conclude l’Economist, davvero il No innescasse il collasso dell’euro, allora sarebbe il segno che la moneta unica è così fragile che la sua distruzione era solo questione di tempo.
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Ora fate mente locale a cosa hanno detto i media italiani riguardo a quanto hanno scritto questi due giornali economici espressione delle varie anime della finanza internazionale.... inutile parlare di cosa e di chi perchè arriveremmo molto lontano.
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