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domenica 28 maggio 2017

Economia e conti pubblici, privatizzazioni a favore di cosa?

di
di Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia
Abbiamo appena ottenuto l’ok alla manovra correttiva di Bilancio da parte dell’Unione Europea e già il pensiero è rivolto alla nuova legge di Bilancio da approvare in autunno. Tanto difficile da confezionare che le forze politiche stanno pensando di anticipare le elezioni ad una data anteriore, giusto per non perdere voti. Volgiamo l’attenzione alla (solita) voce dei Bilanci statali dedicata alle privatizzazioni. Quelle che la dottrina individua come dismissioni o cessioni di quote partecipative, perché le privatizzazioni tramite cambio di veste giuridica delle società per ora non ci riguarda.
Di “privatizzazioni” cominciano a parlare i documenti ufficiali di programmazione economica nel 1992, anche se le norme che regolano la vendita di società pubbliche (sia una quota del capitale che l’intera partecipazione) sono quelle del Regolamento generale di contabilità dello Stato (art. 37 del R.D. 827 del 1924).
Quelle prime privatizzazioni italiane recavano la firma di Giuliano Amato e Mario Draghi. Lo Stato allora controllava ancora quasi tutto il sistema produttivo e bancario: banche, ferrovie per l’intero e settore aereo, autostrade, gas, elettricità e acqua, telefonia, tanta parte della produzione siderurgica e altro ancora. Quel piano fu il primo a prevedere delle privatizzazioni spinto dall’urgenza di risanare i conti pubblici. Si partì quindi da subito con Credito italiano e Banca commerciale italiana, per proseguire con Telecom Italia e, nel 1999 durante il Governo D’Alema, autostrade e porzioni di Enel.
Leggendo la Relazione al Parlamento sulle privatizzazioni, redatta dalla direzione Finanza e Privatizzazioni del dipartimento del Tesoro e pubblicata nel dicembre 2016, si possono scoprire le operazioni di vendita delle partecipazioni azionarie prima possedute dal ministero dell’Economia, concluse tra inizio 2011 e fine 2016, con i rispettivi incassi. Sono interessanti inoltre i dati di sintesi delle somme incassate dallo Stato con la cessione di quote possedute in società varie, a partire dal 1994, anno nel quale si approvò la norma più recente relativa alle procedure di dismissione del patrimonio statale (L. 474/1994) e che vide una accelerazione delle vendite di partecipazioni dello Stato in società per azioni. Ebbene, leggendo questi dati, apprendiamo che da tale data, grazie alla vendita di azioni lo Stato ha incassato 110 miliardi netti. Maggiori incassi tramite le cessioni di azioni dell’Enel (35,7 miliardi), dell’Eni (28,5 miliardi) e di Telecom (12,0 miliardi

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giovedì 2 febbraio 2017

Conti pubblici....

di | 2 febbraio 2017 Il Fatto Quotidiano

davanti al malcontento Ue Padoan tenta la marcia indietro: “Interventi al più tardi entro aprile”

Nemmeno venti ore dopo aver inviato a Bruxelles una lettera di risposta che rinvia la correzione dei conti pubblici e non specifica a quanto ammonterà, il ministro Pier Carlo Padoan ingrana la marcia indietro. E, parlando davanti a un’aula del Senato quasi vuota, spiega che “l’aggiustamento della dinamica del saldo di finanza pubblica è indispensabile” – aggettivo identico a quelle utilizzato poco dopo dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici – e assicura che gli interventi verranno adottati “al più tardi entro fine aprile”, ma “è molto probabile che alcune misure saranno prese anche prima della scadenza”.
Il motivo della giravolta è presto detto: fonti della Commissione non hanno nascosto l’insoddisfazione per i contenuti ambigui della missiva ricevuta mercoledì, in cui il governo italiano non spiega se intende ridurre l’indebitamento dei 3,4 miliardi chiesti dalla Ue e anzi anticipa che i nuovi eventi sismici richiederanno un esborso “molto probabilmente superiore a 1 miliardo di euro già nel 2017”. Lasciando intendere che quella cifra andrebbe scorporata dallo sforzo strutturale chiesto alla Penisola. Ora il titolare di via XX Settembre teme che il malcontento per quella risposta – scritta evidentemente tenendo conto dei desiderata dell’ex premier Matteo Renzi – possa sfociare in una procedura di infrazione, anche se Moscovici ha detto che “il suo obiettivo è evitare procedure”, non aprirle.
Se il commissariamento scattasse, il risultato sarebbe catastrofico per l’Italia e Padoan lo sa bene: “Comporterebbe una riduzione di sovranità sulle scelte di politica economica e, soprattutto, comporterebbe costi ben superiori per la finanza pubblica del paese” rispetto ai 3,4 miliardi di correzione richiesta. Di conseguenza ci sarebbe “una sottrazione di risorse per il pubblico, la crescita e l’occupazione, a seguito del probabile aumento dei tassi d’interesse” sul debito. Insomma, “l’ipotesi di una possibile procedura di infrazione è estremamente allarmante“.
Resta il fatto che il governo, per ragioni squisitamente politiche vista l’ipotesi di elezioni anticipate, ha deciso di intervenire non attraverso una manovra estemporanea “ma attraverso misure bilanciate di aggiustamento e sostegno” della crescita. E non subito, ma in primavera. Scelta a cui la Commissione risponderà con una decisione inevitabilmente altrettanto politica, tenendo conto del fatto che se l’Italia andrà alle urne prima della fine della legislatura gli impegni di Gentiloni e Padoan risulteranno di fatto azzerati e il balletto ripartirà con un nuovo esecutivo. In questo quadro, le precisazioni del giorno dopo lasciano il tempo che trovano.
di | 2 febbraio 2017

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E' vero che in base alla Costituzione accettiamo limitazioni di sovranità.. ma quando è troppo è troppo!! La Germania è in surplus economico da alcuni anni ed è ben oltre il limite imposto dai regolamenti UE e la passa liscia e noi no?
E' anche vero che abiamo politici da due soldi.. ma possiamo sempre sopportare questi soprusi?

mercoledì 9 marzo 2016

Conti pubblici, Ue: “Entro il 15 aprile Italia spieghi in modo credibile come interverrà per raggiungere obiettivi”

di | 9 marzo 2016dal Fatto Quotidiano

Dopo che il governo italiano ha gettato acqua sul fuoco rispetto alla necessità di una correzione dei conti pubblici, la Commissione Ue nella lettera scritta ad hoc per l’Italia e spedita a Palazzo Chigi torna a ribadire che occorrono “misure tempestive per correggere i disavanzi eccessivi”. La “raccomandazione autonoma” arrivata a Roma – gli altri destinatari di comunicazioni ad hoc sono Belgio, Croazia, Finlandia e Romania – ammonisce: è “importante” che l’Italia assicuri che le “necessarie misure per centrare l’obiettivo di medio termine“, cioè il pareggio di bilancio, siano “annunciate in modo credibile e dettagliate al massimo entro il 15 aprile“, data della presentazione del Documento di economia e finanza. Roma, per centrare l’obiettivo di un rapporto deficit/pil 2,2% del pil, dovrà mettere in campo una correzione di circa 3 miliardi di euro.
“Se i dati di bilancio 2015 saranno confermati arriverà rapporto sul debito” – La Commissione inizia la missiva sottolineando che l’Italia ha un rapporto tra debito pubblico e pil “molto elevato”, che “ha raggiunto un picco del 132,6% nel 2015″ e “secondo le previsioni economiche d’inverno, è previsto calare lentamente nei prossimi due anni”. L’esecutivo Ue, pur riconoscendo che la zavorra si è perlomeno stabilizzata, prosegue ricordando il “rischio che la regola del debito non sia rispettata” e spiega che se i dati di bilancio per il 2015 validati da Eurostat confermeranno la violazione della regola transitoria del debito nel 2015 “dovrà redigere un rapporto, in accordo con l’articolo 126/3 del Trattato”. Il rischio di deviazione nel 2016 verrà rivalutato sulla base delle previsioni di primavera e alla luce del nuovo percorso di finanza pubblica delineato dal governo in aprile.
“Flessibilità? A patto che sia usata per gli investimenti” – La valutazione, ricordano le fonti, dovrà anche tenere conto delle decisioni che la stessa Commissione prenderà sulla richiesta di flessibilità relativa alla crisi dei rifugiati, alla clausola degli investimenti e alle riforme strutturali,. Nel decidere quanta concederne, a fronte dell’1% del pil richiesto dall’Italia, verrà posta “particolare attenzione” al suo utilizzo: quello spazio di manovra dovrà essere “effettivamente usato per gli investimenti“. Il che sembra chiudere le porte alla possibilità di finanziare in deficit misure come il bonus di 500 euro ai 18enni. Si terrà conto, poi, “dell’esistenza di piani credibili per la ripresa del percorso di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine” e dei “progressi dell’agenda delle riforme strutturali, tenendo conto delle raccomandazioni del Consiglio”.
Moscovici: “Abbiamo informato dei rischi, ora sta ai Paesi tenerne conto” – In ogni caso il “rischio di deviazione” dal percorso verso l’obiettivo di medio termine nel 2015 e di “significativa deviazione” nel 2016, messi in evidenza dalle previsioni economiche d’inverno della Commissione, “non cambierebbero nel caso l’impatto incrementale sul bilancio dell’eccezionale ondata di migranti venisse escluso dalla valutazione”. Tradotto: anche se Matteo Renzi e il ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan si vedessero accordare lo 0,2% di deficit aggiuntivo giustificato con l’emergenza immigrazione, i conti sarebbero comunque fuori dai paletti. “Abbiamo fatto quanto in nostro potere per informare le autorità nazionali dei rischi di inosservanza”, ha commentato il commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. “Ora sta a loro tenere conto di questo input in sede di elaborazione dei rispettivi piani di bilancio a medio termine che presenteranno ad aprile”.
Nel comunicato pubblicato sul sito della Commissione, intitolato “La Commissione ricorsa agli Stati membri i loro obblighi fiscali”, si spiega che Bruxelles “ha comunicato le proprie preoccupazioni in merito al rispetto degli obblighi di bilancio” ai sei Paesi, che hanno “ancora un sufficiente margine temporale per adottare misure tempestive per correggere i disavanzi”. “Per questo oggi la Commissione ha segnalato preventivamente questi aspetti. Siamo pronti ad avviare un dialogo costruttivo con i paesi interessati per ridurre al minimo i rischi”, ha commentato il Dombrovskis. Insomma: vi avvertiamo ora in modo che possiate mettervi in regola per tempo.
Le prossime tappe fino al verdetto di maggio - A marzo e aprile la Commissione terrà ulteriori incontri bilaterali con gli Stati membri. Riunioni che daranno modo di discutere delle singole relazioni con le autorità nazionali. Per aprile è prevista la presentazione, da parte dei Paesi dell’Eurozona, dei programmi nazionali di riforma e dei programmi di stabilità, parte del Def. Su questa base, in primavera Bruxelles presenterà le sue proposte per una nuova serie di raccomandazioni specifiche per paese. Le raccomandazioni conterranno anche orientamenti di bilancio, che riporteranno i dati definitivi per il 2015 convalidati da Eurostat. A maggio è atteso il verdetto definitivo sulle leggi di Stabilità ancora sub iudice, come quella dell’Italia.
di | 9 marzo 2016

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ricordate il 2007 e la Grecia (e i P.I.G.S.)? Bene credo ci siamo.... si accettano scommesse su cosa sarà privatizzato (diranno liberalizzato ma è un eufemismo), (s)venduto, tagliato, aumentato (IVA,e cc.), ecc.?

giovedì 21 agosto 2014

La furbizia stavolta non basterà..

Qualche tempo fa è venuta fuori, ma naturalmente ,tranne il fatto quotidiano e pochissimi altri (il sottoscritto compreso), nessuno se ne è accorto, la news che stava per entrare in funzione la nuova categorizzazione e certificazione dei bilanci degli stati e va sotto il nome di ESA 2010: e la sua composizione che è singolare dato che obbliga gli stati a tener conto dell'economia illegale.... ora i massimi esperti del settore che si trovino sotto mano una cosa del genere non possono che rispondere che "l'economia illegale (accezione larga)" è impossibile da quantificare ma si può solo stimare: ad esempio Loretta Napoleoni credo che questo direbbe. Si può stimare e basta. Certo qualcuno la può quantificare esiste: le banche che ci fanno affari e trasferiscono fondi; le agenzie finanziarie che scommettono sui mercati, anch'essi con un livello illegale (dark pool, stakeholders, ecc.), e spostano fondi enormi in pochi secondi da un punto all'altro del pianeta... ecc. Come puoi quantificare? Non puoi però puoi stimare... e nel nostro paese, dove l'illegalità è diffusa ma si fa finta di niente, ne abbiamo tutto da guadagnarci: due punti di PIL, mica male, vero (e noi siamo a tal punto interessati che addirittura ci sono state pressioni sull'istat affinchè aspettasse a tirar fuori i nuovi numeri e stime...... infatti il DEF uscirà dopo cioè a ottbre e i nostri politici urleranno alla luna per dire "che la ripresa è vicina e che i gufi sono stati sconfitti e i media si piegheranno alla ragion di stato")? Ora: è sintomatico che personaggi tristi e grigi come banchieri ed economisti possano pensare a una cosa del genere ma che la politica la accetti senza provare repulsione e opporvisi questo si che è strano:  tralasciando l'aspetto morale che poco interessa ma perchè NON LEGALIZZARE QUESTO MONDO? Da noi la storia giudiziaria è lunghissima soprattutto per la collateralità fra i due mondi: quindi se si può pensare di legalizzare la marijuana perchè non il mondo illegale (a partire dalla prostituzione) visto che, almeno dal punto di vista finanziario, vengono riconosciuti come "valore" economico al punto di entrare a far parte del mondo ufficiale, pur se grigio, dei conti pubblici? Se fossimo pratici davvero ne trarremmo le dovute conseguenze... invece, no. Puristi; moralisti; politici ecc. salteranno sulla sedia e innalzeranno alti lai ma alla fine opportunisticamente, se sono al governo, ne trarranno le dovute conseguenze e si tapperanno occhi e orecchie.. per poi ricominciare a piangere sul destino crudele. La trovo una cosa cinica ma viviamo in un mondo cinico e quindi a sto punto tanto varrebbe trarne tutte le conseguenze: almeno aumenterebbero anche le entrate fiscali... naturalmente nel nostro caso si tratta di furbizie: ma tutti sanno, compresi BCE e paesi UE, che le cose non andranno così e che comunque i nostri conti sono dopati ma la realtà è completamente diversa: e ce l'abbiamo sotto i nostri occhi la realtà, vero?

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