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domenica 18 febbraio 2018

Olimpiadi invernali 2018, perché gli atleti americani stanno fallendo

Fonte: Il Fatto Quotidiano Sport & miliardi | 18 febbraio 2018
Guardare le Olimpiadi in una stazione sciistica negli Stati Uniti può essere penoso. Venerdì sera tutto Whitefish, nel Montana, era davanti alla televisione, pronto a celebrare la vittoria nel freestyling di Maggie Voisin, nata e cresciuta tra queste montagne. Maggie ha solo 19 anni ma ha vinto i giochi Winter X in freestyling. A Pyeongchang era una delle favorite ed in paese erano pronti i fuochi d’artificio, ma non c’è stata nessuna festa, Maggie non è riuscita a portare a casa neppure una medaglia di bronzo.
Chi la conosce bene e ricorda quando da ragazzina faceva acrobazie sugli sci, ha avuto la netta sensazione che abbia sciato al disotto delle sue capacità. Maggie non è l’unica a non dare il meglio di se stessa in queste Olimpiadi, quasi tutti gli atleti americani sembrano affetti dallo stesso morbo. A metà giochi, gli Usa hanno al loro attivo soltanto nove medaglie. Nello sci alpino, hanno portato a casa una sola medaglia, il bronzo di Tina Weirather nella Super G., tante quante il Liechtenstein. Lindsey Vonn, la sciatrice che ha vinto più gare di Coppa del Mondo di qualsiasi altra donna nella storia, è arrivata a pari-merito sesta.
La Norvegia, per ora in testa con 22 medaglie, ha collezionato nello sci nordico più medaglie (dieci) degli Stati Uniti in tutte le altre discipline. E’ come se la squadra americana abbia lasciato a casa la grinta e competa senza una motivazione vera, “nazionalista“. Attenzione a questa parola che può essere facilmente confusa. Le Olimpiadi sono sempre state molto di più di una carrellata di gare sportive individuali, si compete per nazioni e quello che conta alla fine è il medagliere che ogni paese porta a casa. Naturalmente gli Stati Uniti hanno sempre fatto parte della rosa delle nazioni che hanno vinto più medaglie fino a questi giochi…
La scarsa prestazione della squadra americana conferma quello che da un po’ di tempo tutti hanno capito: il primato americano vacilla su molti fronti, incluso in campo sportivo. Perché? Perché questa grande nazione sembra aver perso la bussola esistenziale, con un presidente che fa solo spettacolo ed un élite del denaro che sembra al disopra di tutto, inclusa la legge, lo spirito della grande America ha iniziato a svanire. Dopo la batosta degli scandali sessuali hollywoodiani, che ha messo a nudo lo squallido paesaggio del mondo dello spettacolo americano, ecco che arriva la delusione dei giochi, neppure nello sport l’America brilla più. Eppure a Pyeongchang c’è la squadra olimpica più numerosa nella storia delle Olimpiadi: 242 atleti che hanno sfilato nella cerimonia di apertura indossando la divisa a stelle e strisce sotto gli occhi compiacenti del vice presidente Pence.
Naturalmente, c’è chi sostiene che la Corea del Nord abbia rubato le olimpiadi, che si sia insinuata con rivendicazioni politiche distruggendo lo spirito dei giochi. Ma le vittorie mediatiche della Corea del Nord non spiegano le sconfitte sportive degli atleti americani. Il problema sembra essere un altro, la mancanza di uno spirito di corpo, un orgoglio che si è perso per strada perché ormai lo sport è un business multimiliardario, le olimpiadi sono state fagocitate dalla politica e l’America è una nazione in decadenza con un presidente che vuole averle vinte tutte. E’ una conclusione triste che ci deve far riflettere sul mondo in cui viviamo.
A Pyeongchang gli atleti russi non competono sotto la propria bandiera come gli americani, a causa dello scandalo del doping la Russia non ha potuto partecipare ai giochi, gli atleti fanno parte di una squadra che non è stata definita nazionale, ma proveniente dalla Russia. Un escamotage per farli partecipare ed aggirare i divieti di Washington, il più agguerrito sostenitore del divieto olimpico alla Russia. Da tempo, lo sport è stato trascinato nella disputa politica tra Usa e Russia che ha le sue origini nel conflitto siriano, dove per la prima volta dai tempi della guerra fredda Washington e Mosca si sono trovate su due fronti diversi.
Le Olimpiadi sono un’altra arena dove esternalizzare tale conflitto.
Chi ha assistito alla partita di hockey contro la squadra americana ha capito benissimo che dietro c’era una realtà politica complessa, carica di tensioni tra le due nazioni. Venerdì, le autorità americane hanno accusato società e cittadini russi di aver interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e sabato, quando la squadra di hockey russa ha battuto quella americana, a Mosca c’è stato chi ha fatto festa.
Non è la prima volta che lo sport viene politicizzato. Ma questo non giustifica una tale manipolazione. È però la prima volta che nella storia delle moderne olimpiadi gli atleti americani ne soffrono. Il fallimento della squadra americana a questi giochi è l’ennesima conferma del malessere esistenziale che mina questa grande nazione.
Sport & miliardi | 18 febbraio 2018

mercoledì 11 giugno 2014

Brasile 2014, “nelle favelas nessuna gioia per i mondiali: solo rincari e repressione”

di Andrea Tundo | 11 giugno 2014
“Lo spirito della Coppa, qui, ancora non si sente. E non potrebbe essere altrimenti, poiché finora abbiamo pagato le conseguenze dell’evento”. Barbara Olivi vive la Rocinha da 14 anni, quando ha lasciato il suo lavoro da agente immobiliare a Milano per trasferirsi nella più grande delle 1024 favelas di Rio de Janeiro. Alla Rocinha, che vuol dire “piccolo orto” perché i primi a insediarsi erano tutti contadini, abitano in duecentomila: una città grande come Trieste o Brescia. “E come in ogni paese, così come in ogni favela, anche qui si vivono gioie e dolori’. Che Barbara prova a esaltare e alleviare con la sua onlus “Il sorriso dei miei bimbi“. E, pesando il Mondiale, la sua bilancia tende dalla parte dei dolori.
Con l’avvicinarsi della Coppa del Mondo si è scritto di tutto sulle favelas. Com’è la situazione alla Rocinha? Se vivessimo in Italia la stessa repressione saremmo già impazziti. Mentre qui, nonostante la fogna e la mancanza di strutture vince comunque la voglia di andare avanti. Nella foga di sopravvivenza si finisce però per non correre verso i propri diritti. Dev’essere questo il tema principale quando si parla di favelas, prima ancora della povertà. A Rocinha ci sono gli indigenti e i ricchissimi, che fuori da qui non lo sarebbero perché dovrebbero pagare tasse e bollette. Ma tutti, oltre i confini della favela, vengono emarginati e non sono visti di buon occhio. La realtà è che per ogni narcos abbiamo 80 lavoratori e uno zoccolo duro di 19 fancazzisti. I trafficanti di droga sono però armati e questo porta spesso a conflitti a fuoco con la Polizia, che diventano gli unici avvenimenti per cui la Rocinha fa notizia.
Però che polizia e favelas vivano un rapporto sempre più complicato è innegabile.Dopo il periodo di terrore seguito alla “pacificazione” del 13 novembre 2011, oggi viviamo sotto il controllo massiccio dell’UPP (unità di polizia pacificatrice, ndr), fattosi più stringente nell’ultimo mese. Ci sono tre categorie di agenti dell’UPP: gli anziani, corrotti e con il chiodo fisso del guadagno, i giovani idealisti che credono nella loro opera di pacificazione e i ragazzi che entrano in polizia per avere accesso libero all’università. Quest’ultimi sono tanti, non sono preparati e hanno paura quando scattano situazioni di pericolo. Dall’altra parte trovano loro coetanei che hanno preso piede dopo gli arresti massicci delle vecchie guardie del narcotraffico. Sono giovani contro giovani: si cagano addosso quando è il momento di sparare. Accade sempre più spesso che ci scappi il morto e a volte si tratta di passanti del tutto estranei.
L’inasprimento del conflitto è una conseguenza dell’avvicinarci della Coppa del Mondo?Vivendo qui non può sfuggire che l’ordine di alzare il livello di repressione sia palese: entrano, sparano, ammazzano. Avviene soprattutto nella zona alla base della montagna dei Due Fratelli. Se un poliziotto trova un ragazzo armato, apre il fuoco. È successo l’ultima volta neanche due settimane fa, alle 2 del pomeriggio.
La “questione favelas” come viene trattata dalla stampa?
I media brasiliani cercano di non parlarne, evidenziando solo le operazioni di polizia. I giornalisti stranieri si dividono in due scuole di pensiero: “esaltare le storie eccezionali” oppure “violenza, violenza, violenza”. La realtà è che siamo finiti sotto i riflettori per i Mondiali, ma qui lo spirito della Coppa non è ancora arrivato.

Un paradosso, tenendo conto che gli strati più poveri della popolazione brasiliana sono il cuore pulsante della passione per il calcio.L’assegnazione dei mondiali al Brasile è stata motivo di orgoglio anche qui. Però i benefici si sono fermati un passo prima d’entrare alla Rocinha e in qualsiasi altra favela. La Coppa è costata tanto al settore pubblico. E questa gente ne paga le conseguenze sulla propria pelle. Sono cresciuti i prezzi e le infrastrutture pensate e iniziate non sono ancora state portate a termine. Quelle ultimate, penso agli stadi, sono diventati inaccessibili.
In che senso?Il Maracanà è sempre stato un simbolo del popolo, oggi è un posto per ricchi. Il prezzo più basso per una partita è di 80 reais, il salario minimo di un brasiliano è di 780. Chi spende il 10 per cento dei propri guadagni per vedere una partita di calcio? Oppure pensate ai trasporti, miccia delle proteste dello scorso anno durante la Confederations Cup. Le cooperative di tassisti create nelle favelas sono state cancellate e non compensate con un servizio che funzioni. Contestualmente il prezzo dei bus è cresciuto. Vuol dire che la gente per andare a lavorare spende di più e impiega più tempo.
Le Olimpiadi del 2016 sono alle porte. Temete un secondo round di repressione e rincari?Spero innanzitutto che si plachi l’onda repressiva. Contestualmente i lavori pubblici che procedono a rilento dovranno arrivare a termine. Questo avrà un risvolto positivo sotto il profilo dei servizi ma allo stesso tempo la tanta manovalanza proveniente dalle favelas si ritroverà senza un lavoro. E parliamo di persone che attualmente portano a casa uno stipendio di 1400 reais al mese, più buoni basto e trasporti gratuiti.
Sarà un Mondiale in tono minore, insomma?I primi addobbi per la Selecao iniziano a vedersi in questi giorni. L’associazione degli abitanti ha proclamato una competizione per la strada con il miglior allestimento: si vincono carne e birra per un barbeque. Nella via Apia, una delle principali della Rocinha, verrà installato un maxischermo. Rimaniamo comunque nell’ambito del “normale” per un popolo che ha fatto del calcio una parte integrante della propria vita. Qui anche dei sacchetti di plastica sono buoni per improvvisare una partita. L’abilità e il genio con la palla tra i piedi sono questioni congenite e restano una speranza per passare dall’emarginazione al mito.
p.s.
e cosa vuoi aggiungere? Qui c'è già gente che si sta allenando le kiappe per le ore passate sul divano...

domenica 22 luglio 2012

e queste sarebbero "olimpiadi"?

Ma dov'é finita l'efficienza britannica? Dovevano essere perfette, sobri, costruite su un felice connubio fra pubblico e privato non eravamo noi le solite cenerentole, inefficienti, corrotte, incapaci, ecc.? E invece? In Inghilterra, ci stanno battendo alla grande sfatando molti miti e leggende sui "mediterranei" inetti e sui "nordici" efficienti.....




E' stata creata un Authority apposta che vigilerà non sui giochi ma affinché alcune parole e marchi non siano abusivamente usati altrove che non siano autorizzati dal comitato promotore;

la G4S, la società privata che dovrebbe gestire la sicurezza, non solo non ha addestrato i propri uomini ma nemmeno ce la farà per l'apertura delle stesse ad assumerne in numero adeguato, figuriamoci addestrarli .... infatti il governo britannico é stato costretto a richiamare riservisti dell'esercito per coprire i buchi;

i costi iniziali, sempre previsti in base al felice connubio, saranno almeno il doppio .... e qualcuno lamenta un certo lassismo clientelare (..);

il villaggio olimpico sembra un resort, cosa c'entra con lo sport non si capisce ma dopo che fine farà?

.... e questo tanto per gradire. E non ci sarà nemmeno una commemorazione delle vittime degli attacchi terroristici di Monaco... in tutta questa blindatura dov'é finito lo spirito olimpico? O hanno messo anch'esso all'asta? Già da anni il professionismo ha inquinato lo sport ma ora, con Londra 2012, a me pare definitivamente morto e sepolto, e con esso tutta la prosopopea retorica che di solito media e politici fanno... io non guarderò queste olimpiadi: ho altro da fare .. e voi?



ANZI, AVREI UNA PROPOSTA: PERCHE' NON LE BOICOTTIAMO FACENDOLE SCENDERE NELLO SHARE? IN FONDO, ESSENDO TRASMESSE IN TV, SENZA SHARE ALTI GLI SPONSOR S'INKAZZANO E SAPPIAMO BENISSIMO CHE QUANDO CROLLANO PROFITTI E VISIBILITA' ANCHE IL CAPITALE INVESTITO IN PERDITA POTREBBE DIVENTARE UN PROBLEMA: SIAMO CONSUMATORI? BENE USIAMO L'ARMA DEL TELECOMANDO BENE...



domenica 2 ottobre 2011

un idea, un concetto, un idea......

Qual'é lo sport preferito dagli italiani? Il calcio, lo sappiamo tutti; per questa ars gladiatoria hanno messo da parte tutto .... ivi compreso il paese. Sia chiaro: nessun moralismo; né snobismo; né atteggiamento aristocraticol di superiorità ... lungi da me: tifo per una squadra (il milan .... purtroppo); il mio sport preferito é il rugby (quello a 15); ho praticato basket, pallavolo ..... tennis tavolo, quindi non sono senza peccato, anzi. Non tutti ma una parte considerevole del paese di qualunque età vi sa dire tutto di questo "sport" ma se gli chiedete qualcos'altro che so la politica ti rispondono che non gli interessa; se gli chiedi un qualunque articolo della costituzione (ivi compresi quelli fondamentali) la faccia improvvisamente assume un aspetto vacuo, l'occhio si spegne e la bocca agli angoli si abbassano .... se cercate di capire per chi "tifano" è battaglia persa (spesso i colori della squadra e la tradizione della tifoseria contano anche nell'espressione politica, in particolare se si é ultrà) perché la confusione é totale; insomma vi trovate di fronte un altra persona. Gli stessi che vi sanno dire la propatria nella formazione del 1965/1966 si dimostrano, nella gran parte, incapaci di articolare di costituzione e di politica ne sanno solo se il contingente immediato li riguarda; come nell'immediato delle elezioni, ammesso che scelgano per chi votare e non si affidino alla vulgata della cerchia di familiari o di amici di cui fanno parte (o non si vendino il voto in cambio di promesse del facilitatore di voti di turno): si comprende perché la tv ha questa importanza e perché il marketing multilevel di stampo pubblicitario è fondamentale; così come si capisce come mai sono così importanti gli "embed" dei media e dei personaggi più popolari degli stessi; orientano e spostano voti. Solo una frazione "partecipa" più o meno attivamente e di questa frazione una parte "fa" politica, troppo poco ...... un paese ha speranza in queste condizioni di cambiare? La democrazia, pienamente sviluppata, é un arte e, come dicevo nel precedente post, va partecipata .. senza è solo un idea, un concetto un idea.....

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