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giovedì 18 dicembre 2014

Wikileaks: “Ecco il trattato segreto per la liberalizzazione selvaggia della finanza”

Fonte Il Fatto Quotidiano del 20/6/2014 a firma di Marco Schiaffino
Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso). La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe 50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.
Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.
Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”. Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuro Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.
Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.
L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.
Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche. Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.
Ecco il link originale.. in inglese di  Wikileaks
p.s.
perchè è segreto? cosa è che non dobbiamo sapere? Aveva ragione J. Rifkin nel saggio "l'era dell'accesso" quando metteva inguardia da questi "accordi" che prevedevano che quello che in europa è ritenuto "normale (istruzione, net neutrality, internet, università, cultura, ecc.)" perchè se dovessero passare noi non saremmo più padroni nemmeno della nostra essenza? E' di oggi, per fare un esempio, la sentenza della Corte europea che riconosce la brevetabilità del embrione umano non fecondato.... già c'er la brevettavibilità di fegato, rene ecc. Non trovate che siano cattivi presagi?

mercoledì 4 dicembre 2013

Stage, offerte choc per lavoratori: “40 ore a settimana in negozio cucina con rimborso”

dal fatto quotidiano del 4/12/2013 di Annalisa Dall'Oca, bologna
La Conferenza Stato-Regioni ha stabilito l'impossibilità di assumere a costo zero con la scusa di un periodo di formazione, ma un tirocinante costa comunque meno di un normale dipendente. E così le offerte "truffa" si moltiplicano. La Camera del Lavoro ha promosso lo studio Ho.Stage per rivelare gli abusi. Inviate le vostre segnalazioni, in non più di 1.500 battute, a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it, specificando nell’oggetto “stage truffa”

Quaranta ore di lavoro a settimana con rimborso spese. Lo stage lo offre un negozio di articoli per la casa nel centro di Bologna. Sei mesi di contratto, poi si valuterà. Ma non solo. Chi si affaccia sul mondo del lavoro, con o senza laurea, di speranze ne ha poche. E a raccontarlo sono i tanti annunci che si trovano tra siti internet e agenzie. Uno stage per diventare commesso in un minimarket, in una tabaccheria o in un negozio di abbigliamento. Ma anche per vendere giocattoli, lavorare come cassiere, cameriere o venditore telefonico. La vasta gamma dei mestieri che contemplano un inserimento lavorativo tramite stage, o tirocinio “formativo e di orientamento”, è sempre più ampia, e copre qualsiasi professionalità. Anche la più inaspettata. Perché se lo scorso gennaio la Conferenza Stato – Regioni ha di fatto eliminato la possibilità di assumere stagisti a costo zero, introducendo un compenso minimo garantito che varia da regione a regione, in Emilia Romagna, ad esempio è di 450 euro mensili, pagare un tirocinante costa poco. In media meno della metà rispetto a quanto si spenderebbe per assumere un lavoratore a tempo determinato. E la formula piace, tanto che sono sempre più frequenti le offerte di lavoro che prevedono questa modalità di inserimento, a prescindere dall’orario lavorativo o dalla mansione ricercata.
Ad Anzola Emilia, ad esempio, il Toys Center, catena di negozi specializzata nella vendita di giocattoli, cerca stagisti da impiegare come commessi, remunerandoli attraverso un rimborso spese di 600 euro mensili a fronte di un’orario lavorativo uguale a quello dei colleghi assunti, 40 ore settimanali. Stesso discorso a Faenza o a Reggio Emilia, dove uno stagista – commesso deve lavorare lo stesso numero di ore di chi è contrattualizzato, quindi full time con “flessibilità”, disponibilità cioè per i festivi, ricevendo però un rimborso spese da 500 – 600 euro al mese. A Piacenza un minimarket cerca un addetto alle vendite “tuttofare, serio e volenteroso”: 40 ore settimanali per 400 euro mensili. Ovviamente “si richiede puntualità, senza problemi di orari e di giornate”. Ancora, a Bologna un negozio specializzato nella vendita di prodotti casalinghi cercava uno stagista da collocare come addetto alla vendita, “neolaureato o neodiplomato”, per “sistemare la merce, accogliere i clienti, tenere in ordine in negozio e seguire il magazzino”, sempre 40 ore settimanali, rimborso spese di 500 euro mensili e a San Lazzaro, appena fuori città, la Conad recluta commesse e cassiere tirocinanti: 40 ore lavorative settimanali, orario fisso su turni, un giorno di riposo e 600 euro al mese. “Quando le dipendenti del Conad prendono almeno il doppio”, precisa la Filcams Cgil di Bologna.
I casi non sono limitati alla sola Emilia Romagna, poi. A Siena “un’importante azienda leader nel settore abbigliamento” cerca “addetta alle vendite”, ovviamente stagista, rimborso spese previsto pari a 350 euro mensili. A Brescia la Life in S.p.a recluta stagisti da inserire in filiale con orario full time, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, a fronte di un compenso da 300 euro più buoni pasto, mentre a Milano un commesso tirocinante deve lavorare sei giorni la settimana, orario di negozio, per 300 euro mensili. A Roma la P&R richiede tirocinanti “dinamici, socievoli, disposti a trasferte, operativi, creativi, pazienti e con spiccate doti di problem solving”: giornata lavorativa full time, rimborso spese di 300 euro. A Como, poi, persino per lavorare in tabaccheria serve uno stage: 36 ore settimanali per 350 euro al mese. Tutti contratti da sei mesi, o al massimo da tre mesi prorogabili, il limite previsto dalla legge, che poi però non forniscono alcuna garanzia occupazionale.
“Purtroppo il fenomeno dello stage come formula per risparmiare sul costo del lavoro è in crescita”, racconta Matteo Negri, collaboratore della Camera del lavoro di Bologna e responsabile della campagna Ho.Stage, un’inchiesta volta a delineare “le ombre, le contraddizioni, le ambiguità di questo strumento perennemente in bilico tra opportunità formativa e forma di sfruttamento di lavoro sottopagato (quando non del tutto gratuito) e non tutelato”. “Originariamente il tirocinio nasce come modalità formativa non retribuita in quanto, appunto, volta a imparare una professione. Queste disposizioni, previste dal pacchetto Treu, però, sono state modificate quando le istituzioni hanno capito che in realtà spesso le cose non stavano così: perché non solo lo stagista è, in molti casi, un lavoratore a tutti gli effetti, senza alcuna tutela, ma è impiegato per svolgere lo stesso ruolo di chi è assunto con un contratto”. Senza però godere di alcun beneficio: il tirocinio non è un vero inserimento lavorativo, e infatti non prevede uno stipendio, ma un rimborso spese. Che quindi non contempla ferie né permessi, maternità o malattia. “Ricordo una ragazza che lavorava per una grossa azienda bolognese – continua Negri – le avevano promesso, in seguito al tirocinio, un contratto di apprendistato, ma rimase incinta e venne lasciata a casa dall’oggi al domani”.
Secondo lo studio condotto nel 2012 dalla Camera del Lavoro di Bologna, in collaborazione con Ires Emilia Romagna, prima della modifica normativa 1 tirocinio su 4 non era retribuito. Su un campione di 1200 stage analizzati, poi, il 21% prevedeva un rimborso spese da meno di 400 euro al mese, il 28% inferiore ai 600, e solo il 10% era tra i 600 e i 700 euro mensili. Oggi una delibera regionale ha imposto una retribuzione minima di 300 euro mensili, più alta in Emilia Romagna, pari a 450 euro, e a livello teorico nessun tirocinio dovrebbe essere a titolo gratuito, “ma non ci sono controlli – continua Negri – e l’Università, uno dei principali canali a disposizione dei giovani per intraprendere uno stage post laurea, tende ad approvare tutto senza guardare di cosa si andrà a occupare il tirocinante”.
“Oggi – racconta il responsabile di Ho.Stage – in molti casi il tirocinio è utilizzato in maniera fraudolenta e i giovani, i disoccupati, gli inoccupati e le categorie deboli che si trovano in questo limbo tra regolamentazione e irregolarità sono sempre di più. L’aspetto più preoccupante è che il governo Letta sta trasmettendo un messaggio sbagliato. Passa l’idea che ‘qualcosa sia meglio di nulla’, anche se non ci sono tutele né controlli. Così però si rischia di legittimare uno strumento nato con altre funzioni, e forme di lavoro che in realtà sono sfruttamento”.
Inviate le vostre segnalazioni, in non più di 1.500 battute, a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it, specificando nell’oggetto “stage truffa”.
p.s.
a volte un blog può anche fare servizio per i cittadini..... se ne siete a conoscenza segnalatelo agli indirizzi suindicati... non facciamo passarla liscia ai profittatori e a chi sfrutta il momento per far passare un messaggio non solo diseducativo ma dannoso e anticostituzionale
 

domenica 15 maggio 2011

Razza padrona..

Non era la prima volta che accadeva ma l'arresto di Strass Khan chissà perché non mi meraviglia dato che questi comportamenti sono ricorrenti ormai. Da noi i fatti sono noti, ma sono solo la punta dell'iceberg, all'estero solo la pressione della pubblica opinione impedisce che i personaggi pubblici facciano impunemente il loro comodo: però sono ricorrenti. Come mai? Perché questi sono lo specchio di quello che comunemente si definisce "razza padrona" ossia di qualla parte del genere umano che ritenendosi potente e al di sopra, i darwinisti estremi direbbero in cima alla catena alimentare e dei comportamenti, di tutto pensano alla predazione, sessuale e non, come a una cosa "normale", ossia a loro concessa più che ad altri. In realtà non è una cosa nuovissima, anzi è antica quanto il genere umano (basta osservare proprio il comportamento dei nostri cugini, le scimmie, per rendersene conto) perché c'è sempre stato chi credeva, e riteneva, di poter disporre delle vite e delle persone degli altri: naturalmente con l'evoluzione culturale e civile ci sono delle regole che ne hanno limitato moltissimo l'ambito però in tempi di crisi di valori e di rottura dei vincoli sociali si ripresentano puntualmente: segnale che gratta gratta dentro il genere umano c'è sempre l'animale, il più forte che approfitta del più debole sia sessualmente che socio-economicamente (questa è più sottile ma sono sicuro che comprenderete sennò non basterebbero 1000 blog scritti fitti fitti per descriverne solo gli ambiti) presupponendo una propria superiorirtà e sfruttando, spesso biecamente, le debolezze e le necessità altrui. Ancora lungo è il cammino evolutivo perché ciò non accada più: molto probabilmente faremo prima ad estinguerci che a cambiare....

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