martedì 1 gennaio 2008

1 Gennaio 2008: l'aumento che verrà

Si è appena lasciato un'anno Horribilis ne comincia un'altro che non sarà da meno. Eh già, nonostante il discorso/esortazione del Presidente Napolitano, gli aumenti di tariffe, tasse, prezzi, biglietti, abbonamenti, benzina e quant'altro continuano sen za soluzione di continuità a conferma della bontà del sistema di mercato libero e senza regole e di quanto conti poco lo Stato come "arbitro"dello stesso. La raffica sarà, come al solito, diluita o immediata ma il risultato non cambia continuando ad allargare la forbice fra ricchi,straricchi, evasori ed elusori da un lato e lavoro dipendente e ceti medio-bassi dall'altro e su quest'ultimi veranno scaricati costi maggiori. Infatti liberi professinisti, artigiani, commercianti e categorie forti avranno la possibilità, insieme allo Stato, di aumentare le proprie tariffe mentre chi vive di salario o al limite del mercato ne subirà le conseguenze venendo schiacciato verso il basso sempre più vicino alla soglia delle sopravvivenza abbandonando la vita "libera e dignitosa" prevista nella Carta Costituzionale. Senza possibilità di calmierazione dei prezzi è questo che accade: è una cosa già successa in altri paesi (latinoamericani soprattutto, ma anche europa dell'est ecc.). Il divario aumenta e lo Stato riduce progressivamente il proprio ruolo a semplice bancomat la rete sociela sparisce e di conseguenza da Comunità di uomini liberi si diventa insieme di egoismi individuali che pomposamente si definisce Società ma in realtà non sono altro che una sommatoria di persone rancorose e instupidite dalla propaganda mediatica della ricerca della felicità e dell'arricchimento (di pochi) che nasconde molto bene la rapina perpetrata ai danni della collettività. Non si parla di collettivismo o simili ma di semplice socialdemocrazia quando si chiede un sistema diverso: non ci si riferisce nè a Cuba nè all'Urss ma molto più prosaicamente ai paesi realmente evoluti che da anni sono ai vertici delle classifiche mondiali per istruzione, modello economico, ricerca, sviluppo sostenibile ecc e sia chiaro che non sono rose e fiori nemmeno lì dato che il livello del prelievo fiscale è altissimo, e lo sfruttamento della manodopera pure, ma a fronte dei servizi offerti dalal struttura sociale è un sacrificio che qualunque sano di mente e onesto cittadino accetterebbe volentieri. Noi, invece, il paese più americanizzato d'Europa, e maggiormente a pezzi come rete sociale e relativo contratto sociale, stiamo percorrendo la strada diametralmente opposta dove a fronte di una libertà individuale da essere così ampia da sfiorare il memefreghiso per le sorti altrui non siamo capaci nemmeno di approcciare la questione con misrure che da anni in altre realtà sono state introdotte con lungimiranza, qui se ne discute per anni e se vengono realizzate sono ormai inutili: un'esempio sono l'adeguamento dei salari ai paesi civili; da quanto se ne discute? Ora il Governo si era impegnato ma, passata la festa gabato lo santo, già si parla di "rinvio" per aspettare la prima trimestrale di cassa e chi ha ormai qualche anno dietro di sé come il sottoscritto sa già che cisarà anche la seconda trimestrale da aspettare o che l'inflazione si sarà infiammata o che non ci si saranno le condizioni o chissà cos'altro per inviare ancora; e se a ciò ci mettiamo le convulsioni della partitocrazia che on vuole mollare la presa e liberare della sua presenza la società italiana (referendum docet) allora si può tranquillamente affermare che tranne qualche pannicello caldo il resto sarà esattamente come prima: e se il sindacato, anzichè pensare ad essere riformista si ricordasse che è espressione del paese che lavora e ne facesse gli interessi e, soprattutto smettesse di giocare ai personaggi in cerca di autore insieme alla controparte politica e confindustriale!!

BUON ANNO
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