giovedì 26 giugno 2008

Elezioni americane, Obama vs Mccain: decade l'impero si lotta per dividersi le spoglie?


E' frenetica l'attività dei due candidati alla presidenza alla Casa Bianca americana. Mccain e Obama stanno già dandosele di santa ragione ognuno cercando di mettere i bastoni fra le ruote dell'altro, coinvolgendo mogli e amiche delle amiche ecc, e al contempo cercando di pescare sia gli indecisi (la stragrande maggioranza dei cittadini americani, ricordo che lì il voto non è obbligatorio come da noi ma ci si iscrive pagando una tassa e l'iscrizione può essere contestata se non ricorrono tutti i requisiti richiesti tipico delle società liberali ma non democratiche dove si chiede che tutti partecipino alle decisioni) che nel campo avverso. E' una campagna senza esclusioni di colpi, bassi e non, per distinguersi l'un dall'altro dato che i programmi e le affermazioni della linea sono praticamente simili: un'oligarchia contro l'altra armata, ecco lì elezioni, e soprattutto ecco il nostro futuro, con la gente reale sullo sfondo a cercare di capirci qualcosa ma soprattutto presa dal dovere quotidiano di sopravvivere alla sventura di nascervi. Nonostante la novità della possibilità del primo afroamericano eletto a Presidente degli Stati Uniti (ennesima versione del sogno kennediano con cui si spera di far abboccare i giovani e parte della società interna ma soprattutto cui si aggrappano i tanti fonzies in giro per il mondo per darsi coraggio ed emularne slogan e idee) che sembra una novità, ma non lo è, la vera cosa è la mobilitazione di molti cittadini di quel paese disperati e all'ultima spiaggia prima della fame cronica e della povertà che si darebbero in pasto al primo tritacarne che passa pur di mandare a casa chi li ha definitivamente distrutti: l'attuale dirigenza affaristica che si è amantata di religiosità ma che non si è fatta scrupolo di chiudere entrambi gli occhi sugli sfaceli commessi impunemente dalle banche e dalle industrie, petrolifere in particolare, che hanno affossato ulteriori grosse fette di ceti medi di quel paese. Obama sembra proprio l'ancora di salvezza a cui aggrpparsi nella tempesta illudendosi che nel mettersi sugli attenti ed eseguire gli ordini dell'oligarchia che lo ha spinto alla massima carica dello Stato americano lasci qualche briciola a coloro che ogni giorno lo mantengono in peidi con il loro lavoro e il loro sudore per pochi dollari, ma soprattutto che si ricordi appartenere ad una parte della popolazione da sempre emarginata dal potere e poverissima e che agisca di conseguenza ricordando che quel paese è il proprio il frutto del mix di tante minoranze sia etniche che sociali sulle quali con il passare dei decenni è scesa la cappa pesante del controllo economico, in stile liberista, della politica che non ammette mezze misure: o diventi squalo o sei preda e perisci. Sono in molti a intuire che l'economia del dollaro "petrolifero" è agli sgoccioli ormai da anni ed è solo grazie ai paesi amici (o meglio alle oigarchie che li reggono terrorizzate dalla propsettiva di perdere il cotnatto con essa e di conseguenza affrontare un cambio radicale di sistema che potrebbe portarle nella cestino della spazzatura della storia) che ancora si regge quella americana perchè sfoga, esportandola, in essi la propria crisi e, di conseguenza, la propria finanza allegra: un'esempio è la crisi dei suprime che stiamo pagando noi ma che è nata lì. Dubbi che entrambi i candidati non cambino rotta non ce ne sono, piuttosto è la valutazione dei danni accettabili e degli eventuali effetti collaterali che li fa differire fra loro: nulla che riguardi noi naturalmente, solo questioni interne al centro dell'impero. Insomma anche se i fondatori della nazione americana si crucciavano di assomigliare all'antica Roma l'impressione che si ha dall'esterno e che invece si tratti solo di un'eufemismo per nascondere che non a quella Roma cui vorrebbero assomigliare ma piuttosto alla Roma decaduta e in mano alle varie invasioni barbariche che portarono al periodo buio dove dopo la caduta rimaneva solo il potere religioso che di volta in volta si alleava con il potente di turno che decideva di razziare la capitale dell'antico impero di cui era ormai solo il fantasma.
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