martedì 25 novembre 2008

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Oggi dovrebbe essere un giorno in cui si discute, si parla, si fa il bilancio sullo stato di emancipazione delle donne sul pianeta invece ....... invece siamo all'anno zero. Si ci sono punte avanzate (in Norvegia per legge la metà dei dirigenti dev'essere donna pena la chiusura dell'azienda sia privata che pubblica) ma la realtà generale è di arretramento completo su posizioni che si sperava fossero solo un lontano e triste ricordo. Non parlo dei paesi islamici (ci sono eccezioni di qualità e quantità anche lì); parlo dell'Occidente, quell'occidente che si erge a esportatore di democrazia e diritti "liberali" e che in casa propria invece vedono le disparità aumentare, non solo fra le classi e all'interno delle stesse fra ceti e categorie, ma anche fra i sessi seppellendo decenni di conquiste sociali. Nel nostro paese, in particolare, si è passati repentinamente dal modello "femminista" a quello velinaro, calendarista, grandi fratelli vari, amici e chi più ne ha più ne metta: conquiste come l'aborto sono rimesse in discussione: il diritto all'autodeterminazione della donna (così come quello di disporre del proprio corpo in tema di morte dignitosa) viene nei fatto negato dalla pavidità di istituzioni che dovrebbero essere pubbliche e per definizione laiche, anche questa è violenza; progressi come la diagnosi prenatale preimpianto, fecondazione assistita sono vietate dalla legge (o sono regolamentate in maniera tale da scoraggiarle ed incentivare il turismo neonatale verso quelle cliniche estere dove spesso ci sono gli stessi ricercatori che prima agivano in Italia) basandosi su motivi etici (o presunti tali) ecc., anche questa è violenza. La società di per sé presenta degli aspetti violenti e sulle donne, ed i bambini, ci si accanisce particolarmente a partire dalle scuole, passando per i luoghi di lavoro, arrivando alla famiglia. Violenza è una parola generica e ha molti aspetti: fisica, psichica, morale, legislativa, etica, religiosa, lavorativa (le donne sono le prima ad essere mandate a casa per fare un'esempio). Da secoli le donne sono relegate al ruolo secondario e oggi, dopo la breve stagione di libertà degli anni 70, si sta tornando ai bei tempi che furono. Anche quando dovessero affermarsi lo fanno secondo un modello maschile che le snatura: uno dei più grossi errori è stata la teorizzazione della "riserva indiana" meglio conosciuta come separatezza: le "percentuali" nelle quali trovare la propria strada che ha dato risultati a dir poco deludenti dato che anzichè accettare la cosiddetta competizione e l'emergere in base al proprio merito, le ha ridotte a minoranza sociale garantita, ma non evoluta, e di fatti un pò alla volta hanno visto erodere il loro spazio da molti fattori esterni (non ultima l'offensiva integralista) fino a sparire. Che oggi ci siano donne e ragazza il cui primo pensiero che hanno è quello "del maritarsi ad un calciatore (versione moderna del trovasi il fesso ricco)" rappresentano davvero l'antitesi di quello che le loro madri e le loro nonne speravano e hanno lottato per vederlo accettato e codificato. In tutto questo rattrista che ci siano donne, che per scelta o meno, fanno le squillo (di alta classe o meno) come rattrista l'affollamento ai casting come rattrista che si avanzi socialmente per essere l'amante di ... o l'amica di .... o la figlia di .... ecc. mai o quasi mai per proprie capacità; e rattrista soprattutto che ci si ricordi della violenza e delle donne in giorni "particolari" e non tutto l'anno per ogni singolo giorno, come rattrista che ci si accorga che le donne, come i bambini, sono spesso oggetto, e non soggetto, di consumo: una delle tante sconfitte della laicità democratica a cui ormai abbiamo fatto il callo...............
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