mercoledì 26 novembre 2008

Gramsci? un fervente credente.......




.... Dopo Croce, liberale (vero) e ateo inveterato scopriamo che anche Antonio Gramsci (marxista fino all'osso anche se con lui il marxismo assunse un tono ed una levatura enormi) in punto di morte ha chiesto il crocefisso. Naturalmente tutti a chiedersi: e allora? Dov'è il punto? E al limite: che ce frega? Il problema è (la domanda se la pone Roberto Cotroneo sull'Unità): come mai ora si tira fuori questo dettaglio? E come mai proprio un alto prelato lo dice? Pensadola come Cotroneo, su questo punto, non vi sto a ripetere quanto scrive il giornalista perchè sarebbe inutile e aggiuntivo (oltre che un plagio dell'articolo), e quindi solo sprecare spazio e tempo (non solo mio). Però voglio soffermarmi su un'aspetto particolare della faccenda: un uomo, sia pure in punto di morte, può o no avere una debolezza? O meglio ancora: non essendo una macchina senza sentimenti (e visto il regime di confino a cui fu sottoposto dal fascismo) poteva o no avere paura del trapasso? Può sembrare una futilità ma non lo è perchè qualunque essere umano ha la sua piccola paura quando giunge al quel punto e quindi da questo punto di vista non C'E' NESSUNO SCOOP anche perchè chi era vicino al grande pensatore italiano (che insieme a Croce condivide un vergognoso anonimato da parte del pensiero ufficiale per motivi naturalmente opposti ma comuni nel metterli a forza nel dimenticatoio) non solo non conferma ma pare avesse veementemente protestato per le attenzioni. Si vuole, forse dimostrare che i comunisti, quelli veri, avevano anch'essi un'anima? Oppure si vuole esaltare questo piccolo particolare per poter poi dire che si deve rispettare maggiormente la religione semiufficiale dello Stato italiano visto che anche quei mangiapreti dei comunisti o erano credenti anch'essi o in punto di morte rinsavivano? A me pare che questa "notiziola" biografica è non solo sintomo dei tempi che stiamo vivendo ma anche che davvero ormai non c'è modo di sfuggire all'imperante conformismo che ci pervade visto che ogni giorno ci sbattono in faccia qualcosa per decostruire quanto messo insieme in anni di laicità e democrazia dal pensiero laico del 900. Un'altra piccola cosa: di comunisti credenti ce n'erano eccome sia allora che oggi; di comunisti che rispettavano la religione in sè ce n'erano altrettanti, ma tutti si fermavano quando li si cercava di strumentalizzare: sapevano qual'era il confine fra proprio credo politico (che non era certo quello vicino al sovietismo; lo stesso Gramsci pur parlando in termini positivi della rivoluzione bolscevica non seppe trattenersi dall'esprimere chiare e forti critiche sulla progressiva cesarizzazione di quel regime che via via perse importanti pezzi avvicinandosi molto più all'abbattutto zarismo che ad un'utopica società comunista molto di là da venire come la storia stessa ha dimostrato, e fu talmente critico che lo stesso Togliatti intervenne personalmente per "coprire" e difendere il compagno di fronte al comintern) e quelle che erano, e dovevano restare, proprie credenze religiose che al limite mitigavano, ma non ponevano in manera conflittuale, il primo. Quindi lo scoop è l'ennesimo stravolgimento della storia laica del paese per minare ancora di più, se possibile, la laicità, no! meglio, quel poco di laicità espressa che ancora esiste in Italia.
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