giovedì 15 gennaio 2009

Il Presidente Napolitano: "il sud reagisca alla criminalità"

Come si fa a non essere d'accordo con il Capo dello Stato? Il sude deve risollevarsi e reagire contro i poteri occulti o oscuri che l'affossano nel baratro dell'arretratezza da ormai più di cento anni. Nè l'unità d'Italia (con il segreto patto fra poteri latifondisti del sud e borghesia industriale del nord che, pur creando "l'Italia", lasciava tutto com'era prima e faceva diventare il sud del paese un vero mercato coloniale di sfogo per i produttori del nord) nè il cosiddetto grande boom (che ebbe come effetto unico l'emigrazione di braccia - circa 4.5 milioni di meridionali dal 1954 al 1980 - preziose dal sud al nord) hanno modificato qualcosa anzi, se possibile, l'hanno peggiorata dato che da allora le cose sono peggiorate. La classe dirigente, anche di espressione meridionale (con poche e illuminanti eccezioni), non ha fatto nulla anzi l'ha solo usato solo come serbatoio di voti mentre nel frattempo il copioso fiume di denaro che al sud era destinato si perdeva nei diecimila rivoli della corruzione della clientela e del malaffare. Quando quelle poche illuminanti eccezioni ponevano il problema era come le urla nel deserto e passavano praticamente inascoltate; quando Servitori dello Stato si ponevano a difesa della legalità erano, nell'ordine: trasferiti, combattuti, vilipesi, UCCISI. Lo Stato in quelle regioni non è quasi mai andato oltre la presenza delle figure classiche e poco è sentito oltre esse. Dov'era lo Stato quando migliaia di giovani protestavano e lottavano per un futuro migliore? Era, naturalmente, dall'altra parte della barricata! E oggi dov'è lo Stato? E' sempre di là: a parole dice che bisogna ridare legalità poi le leggi e il personale politico, sicuro dell'impunità, fa esattamente il contrario; e quando qualche giornalista si mette di punta si ritrova a dover abbandoare il paese o a vivere sotto scorta per il resto della sua vita solo per aver chiesto "LEGALITA'": una cosa che in un paese normale sarebbe la norma da noi è l'eccezione e quello che in un paese normale dovrebbe essere acquisito ai diritti sociali ed economici da noi invece è fonte di conquista giorno per giorno. E, dopo la tempesta liberista, è addirittura diventato un miraggio del deserto: casa, lavoro, futuro, famiglia (per dirne alcune) sono diritti più che mai negati. E la libertà, dove la mettiamo? Al sud essa è negata non perchè non ce ne sia ma semplicemente perchè anch'essa è una conquista come le altre: se lavori hai autonomia e sei libero, semplice. Certo siamo d'accordo con il Capo dello Stato e non potrebbe essere altrimenti ma le Sue parole hanno una valenza che va al di là di esse: il sud deve reagire ma come può farlo con la classe dirigente che abbiamo?
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