domenica 27 febbraio 2011

festini, farina e .....

Cari politici, noi siamo buoni sapete: le genti italiane lo sono sempre state anche quando non avrebbero dovuto esserlo perché voi vi siete arrogati il diritto, mai riconosciutovi, di decidere chi dovesse essere felice e chi no; chi doveva parteipare ai vostri festini (bungheschi o meno ora non importa), e chi invece doveva arrabattarsi per trovare la farina con la quale sopravvivere. Su quali basi lo abbiate fatto é noto: avete capito che abbracciando il liberismo molti dei vostri grattacapi sarebbero finiti (il primo sarebbe stato il rendere conto di cosa si fa quando si é in Parlamento) perché i cittadini abbandonati a se stessi si sarebbero dovuti ingegnare per sbarcare il lunario creando una gerarchia "naturale (sarebbe meglio definirla eugenetica e basata sul darwinismo sociale, no meglio perché dobbiamo dare a Cesare quel che é di Cesare, quindi Spencerismo sociale)" nella quale c'era chi poteva prendere l'ascensore sociale e beneficiare della tavola iimbadita mentre contemporaneamente altri lo stesso ascensore erano costretti a prenderlo verso il basso (se non nel sottoscala sociale) perché o non ce la facevano o vi rinunciavano (per motivi religiosi o chissà cosa) o speravano che qualcosa o qualcuno avrebbe invertito il processo (chissà ..... un messia o un qualche unto ... o un masaniello in sedicesimi): il liberismo era ed é il metodo con il quale i politici italiani potevano sollevarsi dall'obbligo di preoccuparsi di rendere conto del proprio operato e potevano operare per il proprio interesse e creare i presupposti per la propria rielezione, anche cambiando casacca e idee (ne abbiamo avuto ampio esempio in questi ultimi 60 giorni); quando, poi, ci sono elezioni (il rito quasi svuotato dal suo primario significato) da un lato basta promettere un mondo migliore e sventolare il fazzoletto della crescita per far accorrere le tante, volontarie, allodole che gli svolazzavano intorno; dall'altro, se le cose vanno male si può sempre dire che é colpa dell'evasione o della crisi o del petrolio o del sistema stesso (e in questo hanno ragione perché il sistema é proprio basato sul debito che creano i privati o lo Stato o entrambi cosa che rende praticamente impossibile risalire la china ma a noi ci piace soffrire quindi ce la beviamo sempre la novella). Un tal sistema sociale, di cui abbiamo interessanti esempi in giro per il pianeta (e mai che imparassimo dagli altri l'esempio, no no; ci dovevamo cadere dentro con entrambi i piedi e affondarvi fino al naso), non poteva non avere la propria degenerazione: il berluscomunismo; l'ultimo grido in fatto di invenzioni nate dalla fervida fantasia degli uomini: una unione fra populismo, comunismo della peggior specie, liberismo della peggior specie e accumulo di potere e ricchezza in spregio del mercato, della democrazia, e dello stesso liberalismo che ha a cuore solo la propria intangibilità e il proprio io rispetto agli altri che non contano una bella cippa: o sei con lui e vivi di luce riflessa o sei fuori e sei emarginato completamente. Nato sottotono ora si é radicato a tal punto nel nostro tessuto sociale che sradicarlo é difficilissimo, meglio sarebbe farlo decantare e marcire per poi ricostruire dopo. Ha i suoi cloni e i suoi sacerdoti, ed ha anche i suoi tifosi inconsapevoli (la cosiddetta sinistra); tutti ne sono figli e tutti ne sentono i benefici, o il peso, a seconda del grado di adesione ad esso: ha creato anche un blocco sociale e un modello da seguire nel quale vi siamo coinvolti cosapevolmente o meno ma che ha una caratteristica peculiare: dare l'impressione che é come combattere contro i mulini a vento sapendo che abbiamo a che fare con un vento impetuoso che non smette mai di soffiare ..... anche se una fonte smette subito ne sbuca un altra e un altra ancora: l'obiettivo é dare un senso di ineluttabilità, inevitabilità e immutabilità in chi pensa di opporvisi, ma soprattutto di infinita frustrazione che provoca o rabbia impotente o rassegnazione, nulla di più. Sembra di essere in Matrix, vero? Niente é come dovrebbe essere e sembra sempre che quando qualcosa gira per il verso giusto arriva la svolta che ti riporta esattamente al punto di partenza. Quello che oggi accade nel Maghreb potrebbe domani (quando la rete familiare che sostiene i giovani non ci sarà più .... più o meno fra una generazione) qui da noi, ciò dovrebbe dare speranza ma, attenzione, forze ostili sono già al lavoro per evitare che ciò accada (pensate alla farneticazione dell'eurabia per esempio) e far permanere tutto così com'é stato finora: e se proprio non ci riesce aggirano l'ostacolo facendosi portatore di esigenze reali in modo da dividere coloro che potrebbero coalizzarsi contro queste stesse forze oscure: esse sono camaleontiche e onnipresenti. Che possiamo fare? Disimpegnarci dalla politica? Gli facciamo un favore. Appoggiare questo o quel capopopolo che emerge ogni volta nella speranza che cambi tutto? Gattopardo docet. Rimanere nel proprio angolo sicuro? Sembrerebbe la migliore ma prima o poi si viene pescati e triturati (chiedere agli operai da anni in cassa integrazione; o a quelli costretti a firmare contratti che nemmeno i cinesi firmerebbero). Creare improbabili alleanze? Già fatto, e abbiamo visto i risultati. E allora? E allora abbiamo la sola unica scelta, sempre la solita e pure faticosa per giunta: interessarsi, partecipare, chiedere, convincere, ascoltare e farsi ascoltare evitando come la peste i luoghi comuni che ci condizionano da una vita. Cosa é questa? la solita esortazione, peraltro domenicale, a fare la rivoluzione delle pecore? No, non servirebbe a nulla (ricordate? siamo pecore), ma a fare come le formiche: una mollichina al giorno....... é l'unica scelta.
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