lunedì 28 febbraio 2011

Libertà.....

Da Wikipedia:
Per libertà s'intende genericamente la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.Secondo una concezione non solo kantiana, la libertà è una condizione formale della scelta che, quando si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.Riguardo all'ambito in cui si opera la libera scelta si parla di libertà morale, giuridica, economica, politica, di pensiero, libertà metafisica, religiosa ecc.Afferma Isaiah Berlin:«L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla» Quindi da un punto di vista psicologico possiamo intendere la libertà com'è percepita dal soggetto:
o negativamente, come assenza di sottomissione, di schiavitù, di costrizione per cui l'uomo si considera indipendente,
oppure positivamente nel senso dell'autonomia e spontaneità del soggetto razionale: con questo significato i comportamenti umani volontari si basano sulla libertà e vengono qualificati come liberi.
Queste, ivi compresa la citazione di I. Berlin (definito come il più grande pensatore liberale del '900), definizioni di libertà dovrebbero essere esaustive di quello che s'intende per "libertà". Invece, e non solo in questo paesone provinciale chiamato (ancora per poco) Italia, da qualche decennio questa parola é stata svuotata o meglio ha perso questi significati e ne ha assunti altri: se proprio dobbiamo individuare il "quando" possiamo datarlo con la fusione fra liberismo economico e liberalismo nella versione della scuola austriaca (Von Hayek, Von Mises, Menger, e altri tipetti del genere) che giustificava nel feticcio mercato l'annullamento dello Stato nelle sue funzioni principali; da qui al passo successivo dell'eugentica sociale il passo é breve ma dovuto. Non poche responsabilità ha questa scuola nell'aver dato la stura a quel sistema detto "anarco-capitalismo" che presuppone l'individuo al centro di tutto senz'altra regola se non quella della sua capacità di interagire nel mercato sulla base del proprio interesse: la somma di questi interessi fa la società, o meglio non quella artimetica ma quella dell'insieme degli interessi che non sempre coincide con la maggioranza degli individui stessi. Da questa scuola prese spunto la scuola monetarista di Chicago che andò oltre: Friedman (il guru di questa scuola) divenne il consigliori di personaggi come Pinochet, Deng Xiao Ping, ecc. tutti tipetti sicuramente democratici e determinati nel seguire la via liberista al capitalismo. Perché questa tirata? Perché da anni sentiamo parlarne come di un feticcio cui fare sacrifici; perché da anni sia la sinistra che la destra la usano come un machete per eliminare quelle strettoie che le Costituzioni, la nostra compresa, prevedono per l'agire politico giustificandolo con la necessità di una migliore capacità di governo e gestione dei sistemi complessi che sono oggi le società moderne. In realtà, essendo il liberismo un sistema che propugna sia lo Stato "il" problema, quello che si é tentato, e si tenta ancora, di fare é di eliminare i diritti sociali: la vera conquista del '900. Ne abbiamo esempi continui: l'amato Capo ce ne ha dato proprio l'ultimo quando ha affermato che nella scuola pubblica ci sono insegnanti che "inculcano" valori che non sono quelli tradizionali (meglio i suoi?) e reclama "la libertà" di potersi scegliere la migliore istruzione per i figli: con quali soldi se le famiglie italiane sono sempre più povere? E che dire del lamento continuo verso quegli articoli della Costituzione che prevedono il cosiddetto bilanciamento dei poteri disegnandoli secondo il principio della separazione? Stesso discorso: c'è insofferenza perché ci si vuole arrogare il diritto di mettere le mani su tutto per controllarlo e dirigerlo altrove partendo dal presupposto della propria intangibilità e intoccabilità (tralasciando naturalmente le decine di indagini, e conseguenti leggi e leggine per salvarsi le kiappe) autoreferenziandosi nello stesso modo dei signorotti medievali che facevano e disfacevano a proprio piacimento. In una tale ottica si spiega anche l'attacco al Capo dello Stato (che bene fa a non rispondere dato che proprio la "lamentela" fatta é la migliore attestazione del corretto svolgimento delle funzioni assegnatogli dalla carta costituzionale): se si aderisce a questo orizzonte é inammissibile che ci possa essere qualcuno che metta i bastoni fra le ruote e impedisca l'agire e il fare (la non comprensione che si agisce in una società democratica é solo un fatto incidentale cui presta si porrà rimedio, spera lui...); idem sentire per la Corte Costituzionale: nella concezione di chi ha un idea padronale del sistema politico non potrebbe essere che vista come nemico un organo che gli sfugge dalle mani per vigilare sull'osservanza della costituzionalità delle leggi emesse dagli organi parlamentari ed esecutivi. Sapete perché piace agli italiani? Perché essi NON hanno senso civico e son sempre pronti a fare le vittime quando invece sono carnefici: l'amato Capo gli ha dato la giustificazione etico-morale per commettere qualunque cosa sapendo che c'é sempre qualcuno che ha fatto di peggio e se non l'ha fatto, sicuramente lo farà... ecco perché l'amato Capo rimarrà lì dov'é ora finché vorrà.
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