lunedì 7 marzo 2011

8 marzo, se non ora quando? ma non adesso, forse?

8 marzo: festa delle donne. Ogni anno la ricorrenza, oltre all'aspetto consumistico naturalmente, viene festeggiata, si fa per dire, attraverso iniziative, feste, cene, ecc. conditi dai soliti convegni nei quali ognuno si cosparge il capo di cenere, politici in testa (donne o uomini non cambia), affermando che il problema della condizone della donna nel nostro paese può mutare anzi deve farlo perché il contributo delle donne é enorme e non completamente riconosciuto e bla bla bla, insomma le stesse sempiterne parole che da anni sentiamo insomma un rumore di fondo cui ci si abitua. Nel frattempo le "conquiste (divorzio, aborto, ecc.)" sono rimesse in discussione e svuotate di significato, se non cancellate in nome di precetti religiosi, benpensantistici e quant'altro: molte di quelle donne che hanno lottato per raggiungere i traguardi oggi contribuiscono fattivamente all'opera di demolizione (tralasciamo per quale motivo). So già che molti, e lo dicono, diranno che la società é cambiata, é libera da ideologie, é diversa: verissimo, ma dietro questo nuovismo c'é anche altro, molto altro; in primis c'é la volontà di cancellare il ventennio che ha visto il movimento delle donne battersi per i propri diritti; c'é anche il riflusso verso un modello maschile cui le donne, particolarmente le generazioni post quel ventennio, guardano come modello principale: questo modello oggi é degenerato nel bunga bunga e ha prodotto la corsa all'accaparramento del posto al sole, o meglio ai festini prima e in tv o in qualche consgilio regionale oppure ancora in parlamento poi; é degenerato in una condizione femminile sottoposta a mille vincoli e lacci che ci pone, non solo dal punto di vista lavorativo, giù nelle classifiche europee davanti solo a Malta (un altro dei record di cui andare orgogliosi); é degenerato in una nuova e più violenta oppressione delle donne; é degenerato nella cancellazioni dei diritti al lavoro e nel lavoro (un esempio le dimissioni in bianco che scattano se restano incinte); é degenerato nella protesizzazione femminile chirurgicamente perseguita; é degenerato nella diffusione di un modello ormai decotto che vede le donne come semplici ausili del maschio, fattrici di marmocchi e basta, frutto della crescente ignoranza di ritorno dovuta alla distruzione della scuola pubblica. Ci hanno ubriacato con il liberismo individualista che ha, forse, aspetti importanti ma ha il brutto vizio di isolare i singoli individui che diventano "isole" nella comunità, senza vincoli comunitari. Ed é proprio quest'aspetto che l'universo femminile, con le sue caratteristiche di fantasia e creatività, può ribaltare: un esempio? il "se non ora quando" di qualche settimana fa, nato sull'onda d'indignazione dei festini bungheschi (e non solo), che ha visto donne organizzarsi, senz'alcuna struttura precostituita, e manifestare il proprio dissenso verso il modello sociale emerso nel ventennio populista senza ideologismi ma con tanta rabbia e volontà di cambiare da esprimere. Domani potrebbe essere un altra di queste occasioni: domani potrebbe essere un altro e alternativo, finalmente, 8 marzo dove le donne, e solo loro, possono dare un altra spallata a questo regime liberista e populista che abbiamo di fronte e la cui massima espressione nel proclamare "apprezzamento" per le donne le umilia in ruoli "tradizionali" e "televisivi" preconfezionati per la gioia del maschio e non certo per esaltare le tantissime potenzialità che le donne hanno in sé: e forse é proprio questo il problema; se le donne, che nel nostro paese sono maggioranza, dovessero realmente svegliarsi per "questo" potere non ci sarebbe scampo alcuno......ecco perché domani agli appuntamenti dovranno essere in tante e decise!!!! In caso contrario quel "non adesso, forse" che ho messo nel titolo del post sarebbe la vera, forse definitiva, sconfitta proprio della parte migliore della società.
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