giovedì 5 maggio 2011

la storia? non si ripete, però ...

Ma perché ridurci a questa classe dirigente? Dove abbiamo sbagliato? Belle domande, vero? Bè se riflettessimo sulle scelte fatte potremmo dire: ci siamo fidati di falsi "riformatori", ma sarebbe ovvia e retorica e, soprattutto, salvifica e autorassicurante rispetto a quelli che invece sono stati errori grossolani che l'intera nazione ha compiuto. Errori che una parte ha volutamente fatto, per rassicurarsi che nulla cambiasse e che il patto (che per 60 e passa anni ha consentito che una parte consistente della borghesia industriale vivesse al riparo delle turbolenze politiche e sociali) potesse rinnovarsi anche con i nuovi padroni del vapore (insomma gattopardescamente volevano che tutto cambiasse ma non per loro e invece, come detto proprio nel gattopardo, hanno consegnato il paese a delle iene vere e proprie), e un altra, peraltro maggioritaria dal punto di vista numerico ma scarsamente importante dal punto di vista del "peso" sociale e politico, che é stata costretta a subire illudendosi di poter trovare riparo, chi nel "glocalismo" rappresentato dalla lega, e chi nel cosiddetto ulivo, figlio degenere dei partiti della prima repubblica (pci/pds/ds/democratici, ex-dc, ecc. ecc.): in entrambi i casi la scelta si è rivelata autolesionista perché entrambi questi agglomerati, una volta entrati del sistema mediatico costruito all'occorrenza per loro, si sono dimostrati incapaci di gestirlo e, anzi, ne sono diventati prigionieri, da un lato, e sacerdoti dall'altro. Il manicheismo berlusconiano che ne é derivato ne è solo la conseguenza: ognuno sosteneva l'altro, ben sapendo che nel cadere in crisi di una parte del sistema ci sarebbe stata la conseguenza uguale e opposta, ossia anche l'altra parte sarebbe sparita, lasciando un vuoto enorme di rappresentanza, ma non di potere, che nessuno dei "sopravvissuti" avrebbe potuto riempire aprendo, quindi, la strada ad avventure peggiori di quanto ne abbiamo sotto gli occhi oggi..... altro che bielorussia o la russia: qui si rischia di trovarci nello stesso interregno che storicamente abbiamo studiato, si spera, fra la caduta del corrotto impero romano e la nascita dei comuni che fu governato e gestito dalla Chiesa (e che ha visto lo stivale diventare preda di invasioni successive da parte di popoli stranieri - allora - in cerca di ricchezze e - oggi - di sicurezza) con gli esiti che tutti conosciamo e le cui conseguenze si vedono ancora oggi: non notate delle similarità fra gli scontri che divisero prima l'impero e poi il successivo reggitore delle sorti e oggi che per potersi sostenere un governo, che ha da seguire le "direttive e i problemi" dell'amato capo, deve praticamente regalare posti, pagati da noi che ancora paghiamo le tasse, alla terza gamba di compravenduti che lo tengono su e che ora si affollano alla tavola sgomitando fra loro per prendere per se gli ultimi posti a tavola e mangiare gli ultimi scampoli ancora disponibili? Pensateci perché proprio oggi l'ampliamento del governo ha segnato, a mio parere, il punto più basso della curva della crisi istituzionale che stiamo, nostro malgrado, vivendo: dopo c'é solo il crollo e, forse, la ricostruzione. E se davvero ci si arriva, io ne sono convinto (solo il quando é incerto), l'occasione sarebbe grossa: o si cambia davvero o ci dobbiamo rassegnare all'interregno e non so se stavolta ce ne risolleveremo ....
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