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domenica 28 agosto 2016

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di | 24 agosto 2016 Il Fatto Quotidiano

L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismico. Sappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.
La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.
Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?
Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?
Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.


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Innanzitutto guardate la data dell'articolo:24 agosto 2016; tempi non sospetti, vero? Se tutto quello che si è capaci di fare è Casa Italia mentre il materiale su cui studiare è già tutto lì (l'ultima è lo studio Gabrielli, l'ex Capo della Protezione Civile) pronto per l'uso il sospetto sorge spontaneo.....
 

lunedì 21 dicembre 2015

Isis, come finora abbiamo finanziato il terrorismo

dal Fatto Quotidiano del 20 dicembre 2015a firma di
In una mossa senza precedenti, i ministri delle finanze dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si sono incontrati questa settimana a New York per la prima volta nella storia dell’Onu. Tema dell’incontro: contrastare il finanziamento del terrorismo in generale e quello dello Stato Islamico in particolare. Il tutto sullo sfondo della guerra in Siria, ormai prossima alla sua quinta edizione. Un conflitto che secondo le Nazioni Uniti ha prodotto più di 250.000 vittime e milioni e milioni di rifugiati.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha adottato all’unanimità una risoluzione che vorrebbe delineare un processo di pace in Siria. I firmatari, infatti, si impegnano a promuovere i colloqui tra il governo siriano e l’opposizione all’inizio di gennaio del 2016, colloqui, naturalmente, subordinati agli accordi relativi al cessate il fuoco.
Sebbene il segretario di Stato americano, John Kerry, che ha presieduto la sessione del Consiglio di sicurezza, abbia detto che la risoluzione ha inviato “un messaggio chiaro a tutti gli interessati e che il momento per fermare il massacro in Siria è adesso”, questa è stata redatta nel solito linguaggio della diplomazia internazionale, tante belle parole che, ahimè, rimarranno tali.
Sul piano finanziario la risoluzione esorta i paesi a “muoversi con vigore e decisione per tagliare il flusso di fondi, attività finanziarie e risorse economiche dell’Isis”, tra cui il contrabbando di petrolio e quello di opere d’arte. Esorta anche a produrre “più attivamente” nominativi da inserire nelle liste nere del terrorismo. Infine, chiede ai governi di assicurare che vengano adottate leggi che rendano il finanziamento dello Stato Islamico e dei combattenti stranieri che si uniscono alle sue fila, un reato grave.
Viene spontaneo chiedersi perché abbiamo bisogno di una risoluzione dell’Onu per applicare questi principi, cosa hanno fatto i governi della grande coalizione di Barak Obama da giugno del 2014 fino ad oggi?
Proviamo ad analizzare le esortazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Fino ad oggi non si è fatto nulla per tagliare il flusso di fondi e le altre attività finanziarie ed economiche dello Stato Islamico. A parte i bombardamenti diretti a distruggere i pozzi petroliferi ed i mezzi con i quali il petrolio si contrabbanda, obiettivi raggiunti nelle ultime settimane, non è stata ritrovata una sola opera d’arte contrabbandata, chiuso un solo conto bancario, arrestato un solo contrabbandiere turco, siriano, iracheno, libanese e così via, bloccato un solo trasferimento finanziario a favore dell’Isis. Da giugno del 2014 fino ad oggi l’Occidente non è stato in grado di intercettare neppure un dollaro dei soldi dell’Isis. Perché?
La risposta è semplice, queste attività sono fuori dal nostro controllo. Lo Stato islamico non ha un conto bancario cifrato in Svizzera come Arafat, l’economia in cui opera è un’economia di guerra civile dove tutto viene comprato e venduto in contanti. Dollari, euro, lire turche, il contante circola in questo modo. Ma non basta, la vendita di risorse importanti controllate dall’Isis come il petrolio, ma anche prodotti agricoli come il grano, è fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni vessate da questa guerra.
Non solo non siamo riusciti a colpire economicamente lo Stato Islamico, in parte lo abbiamo anche finanziato. Il pagamento dei riscatti degli ostaggi occidentali ha prodotto intorno ai 100 milioni di dollari, soldi provenienti dalle tasche dei contribuenti. La vendita di petrolio ai ribelli del nord della Siria, i cosiddetti gruppi moderati, che avviene in contante, finisce per alimentare le finanze dell’Isis. Parte di questi soldi arriva dai finanziamenti che la grande coalizione invia ai vari gruppi armati coinvolti nella guerra per procura siriana. E già, nelle zone di guerra i nemici fanno affari tra di loro, e dato che l’Isis produce l’unico petrolio disponibile tutti lo acquistano.
Infine cosa dire delle liste del terrore? Introdotte nel 2001 dopo l’11 settembre, hanno fatto più male che bene. La maggior parte di coloro che sono stati inseriti nelle liste non aveva nulla a che fare con il terrorismo. Non hanno prodotto nessuna pista valida, ma solo imbarazzo ogni qual volta che un tribunale nazionale ha dimostrato l’arbitrarietà con la quale individui ed imprese vengono inseriti nelle liste sulla base di sospetti. Le liste infatti poggiano sul sospetto e non su prove concrete.
Se continuiamo così quello di questa settimana sarà solo il primo di una lunga serie di incontri ad altissimo livello politico che produrranno belle parole e tante buone intenzioni.
di | 20 dicembre 2015

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nota a margine

giusto per la cronaca e con grande soddisfazione di chi crede nelle lotte. Da oggi i notav che lottarono contro il moloch del TAV a Chiomonte NON SONO TERRORISTI...  (quindi nulla a che vedere con il vero terrorismo di cui parla l'articolo della DR.ssa Napoleoni) si può condividere o meno la loro lotta ma non li si può più qualificare come terroristi: ancora una volta la Magistratura in questo paese mette un punto fermo su una questione dirimente: può il cittadino difendersi contro l'arroganza di uno ceto dirigente che a tutti i costi vuole farla quando ovunque in giro per l'Europa la stessa "grande opera" è stata praticamente abbandonata? Si perchè ovunque nei paesi "fratelli" di questo genere di opere non se ne parla più: dal Portogallo alla Russia. Una cosa inutile e costosa, che abbisogna di spese altissime per la sola manutenzione (per tacere della TAV nuova versione che abbisogna, guarda caso, di nuove infrastrutture che lo Stato dovrà, alla fine, pagare di tasca nostra.....) è stata praticamente abbandonata... peccato per la bella "Valle" violentata attraverso la quale passerà un TAV che non porterà un solo euro in più al PIL italiano e distruggerà l'ambiente, peccato davvero.... invito a leggere "Binario Morto" e "il libro nero dell'Alta Velocità" per maggiori informazioni sulla inutilità di questa opera

giovedì 19 marzo 2015

CORRUZIONE: L’ITALIA E’ ALLO STESSO LIVELLO DEL SENEGAL E DELLO SWAZILAND

Fonte: CGIA di Mestre.
Nell’area dell’euro Italia e Grecia sono maglia nera
Nel mondo Il livello di corruzione raggiunto dall’Italia nel 2014 è lo stesso di paesi come il Senegal e lo Swaziland, piccola monarchia del Sud Africa.

Nell’area dell’euro, invece, non abbiamo rivali: pur allineandoci sullo stesso piano della Grecia, nessuna altra nazione presenta un indice di percezione della corruzione superiore al nostro.

L’elaborazione è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA su dati Transparency International, istituto che ogni anno elabora un interessante indice sulla corruzione in più di 170 paesi del mondo.

“Forse in questi dati c’è un pizzico di esagerazione,– commenta il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – Tuttavia, il problema esiste. Le vicende emerse dalle azioni giudiziarie che hanno interessato l’Expo di Milano, il Mose a Venezia e mafia Capitale sono solo alcuni episodi che ci delineano un quadro generale molto preoccupante”.

Negli ultimi 5 anni, fa notare la CGIA, la situazione si è addirittura aggravata. Sempre secondo la graduatoria stilata da Transparency International, abbiamo peggiorato la nostra posizione a livello europeo di 6 posizioni: solo l’Austria (+7) e la Slovenia (+12) hanno fatto peggio di noi.

“Purtroppo – conclude Bortolussi – le statistiche ci dicono che la crisi economica e la corruzione procedono di pari passo, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra. Ciò mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investitori stranieri, determinando una perdita di competitività del Paese che dobbiamo assolutamente contrastare”.
p.s.
non si scappa: metti una cosa da fare si fa solo se ci si guadagna e tanto. Dalla TAV all'expo; dalle strade alle slot tutto fa soldi e tangenti. C'è ancora chi crede a questi personaggi ed è disposto a votarli? Temo di conoscere la risposta....

mercoledì 19 novembre 2014

Terzo Valico: meglio argini e ospedali oppure le grandi opere?

Fonte: il fatto quotidiano del del 19/11/2014 a firma di Domenico Finiguerra
Nelle montagne dell’Appennino ligure sotto le quali dovrebbe passare il tratto finale della linea ferroviaria ad alta velocità del “luminoso” corridoio Genova-Rotterdam, il cosiddetto Terzo Valico, c’è un’elevata probabilità che scavando si trovi parecchio amianto. Ma questo è solo uno dei dettagli che resta ignorato dal dibattito politico italiano.
Il Terzo Valico è un progetto lungo 53 km, di cui 39 in galleria, che accorcerà se va bene di una mezz’oretta il tempo di percorrenza dei treni dal porto di Genova a Tortona-Novi Ligure. Ma anche questo è un dettaglio che non annunciano al Tg delle otto.
In compenso ci vengono quotidianamente elencate le bordate che arrivano per demolire lo stato sociale e il sistema pensionistico, le sforbiciate al trasporto pubblico locale, le carenze di posti negli asili nido, le chiusure di ospedali e di reparti di pronto soccorso.
Il tutto è motivato dalla mancanza di risorse, ovviamente. E’ colpa delle politiche di austerity, dei diktat della Troika, del patto di stabilità che il nostro tweetpremier Renzi pensa di poter abbattere a colpi di hashtag (se cominciasse a chiedere le dimissioni di Junker, visto che lui lo ha votato, non sarebbe male).

Insomma, non ci sono i soldi! Ce lo ripetono in tutte le salse. Abbiamo raschiato il fondo del barile. Però, per realizzare i 53 km di Terzo Valico, i 6,2 miliardi di euro si sono trovati. Eccome. Così, per chiarire un po’ meglio le cose agli italiani distratti ed ammaliati dalla retorica delle grandi opere, facciamo un piccolo esercizio matematico e compiliamo un breve elenco di cose utili che ci tolgono o ci mancano perché la priorità sono appunto le grandi opere come il Terzo Valico:
6 centimetri di Terzo Valico = 1 anno di pensione
100 metri di Terzo Valico = 1 anno di libri di testo per 40 mila studenti delle scuole superiori
500 metri di Terzo Valico = 7 treni pendolari completi
1 km di Terzo Valico = 116 asili nido per un totale di 8.700 bambini
2,5 km di Terzo Valico = 1 ospedale da 600 posti letto, 18 sale operatorie e 150 ambulatori.
Tutto il Terzo Valico = 350 treni pendolari, 10 ospedali da 600 posti letto, 180 sale operatorie, 1500 ambulatori medici e 250 asili nido.
Solo con questo, l’Italia sarebbe un altro paese!
E l’elenco potrebbe essere ancora più lungo se considerassimo tutte le grandi opere e i grandi eventi inutili e dannosi per il territorio.
Una stima dell’Unione delle Province ha calcolato in 5 miliardi la somma necessaria per mettere in sicurezza tutte le scuole d’Italia. Uno studio del 2012 del Ministero dell’Ambiente ha calcolato in 41 miliardi la cifra per prevenire il dissesto idrogeologico. Sarebbero queste le priorità, i capitoli con i maggiori stanziamenti.
E invece, l’altro giorno, in parlamento, il ministro Lupi ha dichiarato che se fosse per lui si farebbe partire subito anche il Ponte sullo Stretto di Messina. Per ora si accontenta del Terzo Valico. E di molto altro.
Tanto se gli ospedali chiudono, se dai tetti delle scuole piove e se non si realizzano argini la colpa è della Trojka e del patto di stabilità e crescita.
il Fatto Quotidiano, 17 novembre 2014
p.s.
questo post lo dedico ai tanti, e a tutti i costi, entusiasti della tav..... anche se i loro ultras politici se ne stanno allontanando avendo capito che tira brutta aria e che la gente, quella vera, comincia a non tollerare più avventure a spese delle proprie tasche!

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