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lunedì 20 maggio 2019

Glifosato, terza batosta per Bayer. Ora i cittadini europei vogliono risposte

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni | 17 Maggio 2019 

E sono tre! Dopo la sentenza nel processo intentato dal signor Dewayne Johnson, il giardiniere ammalatosi di un linfoma non-Hodgkin anche a causa dell’esposizione al RoundUp; dopo quella nella causa incardinata dal signor Andrew Hardeman, agricoltore californiano, anch’egli colpito dallo stesso terribile male; è arrivato qualche giorno fa il terzo provvedimento contro Monsanto in Bayer: quello nel procedimento in cui erano ricorrenti i signori Alva e Alberta Pilliod, affetti da un cancro. Sentenze di condanna, ovviamente.
In tutti e tre questi giudizi, le Corti, sulla scorta di “evidenze preponderanti”, hanno sancito che l’esposizione al glifosato – contenuto nel celeberrimo RoundUp, prodotto ammiraglio della fu multinazionale di Saint Louis – cui sono state sottoposte per anni queste persone, è stato “un fattore sostanziale nella causazione” delle rispettive patologie tumorali che hanno rovinato la loro salute e, con grande probabilità, abbreviato il corso delle loro vite. E, se nei primi due casi, la nota “multinazionale che ci voleva bene” se l’era cavata, per così dire, con risarcimenti rispettivamente di 78 e 80 milioni di dollari, stavolta la botta decretata dalla giuria di Oakland è da oltre 2 miliardi di dollari.
Ma l’aria, per la creatura industriale frutto dell’atto d’amore tra Monsanto e Bayer, inizia a farsi poco salubre anche nei tribunali del Vecchio continente. Poco più di un mese fa, la Corte d’appello di Lione l’ha condannata a risarcire i danni derivanti da malattia neurologica subiti dal signor Paul Francois, un agricoltore che aveva inalato il diserbante “Lasso”, naturalmente tossico.
Qualche mese fa, sempre a Lione, un Tribunale amministrativo aveva annullato l’autorizzazione alla messa in commercio del RoundUp Pro 360, il già citato fiore all’occhiello della Monsanto. Secondo i giudici francesi, l’Anses – l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro – ha commesso “un errore di apprezzamento con riferimento al principio di precauzione”, autorizzando la messa in commercio di questo prodotto a marzo del 2017.
Ecco, il principio di precauzione! Quello sancito nella legge fondamentale della sicurezza alimentare dell’Unione europea, il Regolamento n. 178/2002, che all’art. 7 statuisce: “Qualora, in circostanze specifiche a seguito di una valutazione delle informazioni disponibili, venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute ma permanga una situazione d’incertezza sul piano scientifico, possono essere adottate le misure provvisorie di gestione del rischio necessarie per garantire il livello elevato di tutela della salute che la Comunità persegue, in attesa di ulteriori informazioni scientifiche per una valutazione più esauriente del rischio”.
Principio che, peraltro, governa il più complessivo ambito della tutela ambientale in ambito unionale in forza di un’altra norma, ancor più cogente perché contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, al cui art. 191 si dispone che “la politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell’Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio ‘chi inquina paga’”.
Alla fine dello scorso mese di febbraio, è stato pubblicato un altro studio in materia di effetti sulla salute del glifosato. Si tratta di una meta-analisi dell’Università di Washington, ossia una ricerca particolarmente rilevante perché “fornisce l’analisi più aggiornata delle correlazioni tra glifosato e il linfoma non-Hodgkin, includendo uno studio del 2018 su oltre 54mila persone che nelle loro attività lavorative utilizzano pesticidi autorizzati”, come ha spiegato Rachel Shaffer, co-autrice della ricerca. L’esito del lavoro scientifico in questione è difficilmente equivocabile: “Complessivamente, in accordo con le evidenze che vengono dagli studi sperimentali sugli animali e da quelli meccanicistici, la nostra attuale meta-analisi degli studi epidemiologici umani suggerisce un legame convincente tra esposizioni al Gbg [glifosato, ndr] e aumento del rischio di Nhl (linfoma non Hodgkin)”.
Qualche mese fa, è stato reso noto un rapporto commissionato da eurodeputati di Verdi, S&D e Gue in ordine alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato conclusasi a fine 2017 con la nota decisione dell’Unione europea di rinnovo quinquennale. Secondo il rapporto, l’agenzia federale tedesca Bfr, che ha effettuato la valutazione del rischio, avrebbe fatto copia-incolla di oltre il 50% degli studi che i produttori, tra cui l’ovvia Monsanto, avevano presentato a sostegno della domanda di rinnovo della licenza. In pratica, il controllato ha scritto più della metà del parere rilasciato dal controllore. Parere che alla fine è stato favorevole. Chi l’avrebbe mai detto!
Due innocenti domande finali:
1. quanto è compatibile quell’autorizzazione con quell’elevato livello di tutela che, come visto, l’Ue dovrebbe avere come suo obiettivo “costituzionale”?
2. quante e quali altre “informazioni disponibili” bisognerà ancora accumulare prima che scattino le misure di tutela previste dall’art. 7 del Regolamento sulla sicurezza alimentare? Insomma, quand’è che si potrà applicare finalmente il principio di precauzione al glifosato?
Sono quesiti semplici, tanto che se li pone, a quanto pare, un numero sempre crescente di cittadini italiani ed europei. Forse è proprio per quella semplicità che rende inspiegabile – intollerabile, più che altro – il fatto che quelle domande continuino a restare senza risposte di senso compiuto che domenica 19 molti di quei cittadini marceranno, in vari luoghi, contro i pesticidi e contro il glifosato in particolare. Magari le domande in marcia avranno qualche chance di risposta in più.
Ambiente & Veleni | 17 Maggio 2019

martedì 14 marzo 2017

Monsanto perde milioni di dollari in India: gli agricoltori riutilizzano le sementi autoctone

Ricordiamocelo qui in italia chi è la monsanto... visto che in alcune zone del paese sta attuando una politica di penetrazione con costi bassi e pressioni sulla politica sia europea che italiana!!!!

lunedì 8 giugno 2015

questo è un trailer di appena tre minuti scarsi ma dicono tutto... qualunque sia il nome citato nella clip cambiatelo e il risultato non cambia: ci sono aziende cosiddette multinazionali che con il loro bilancio doppiano quello degli USA e della Cina messi insieme. Riflettete quando comprate qualcosa, qualunque cosa: c'è sempre lo zampino di qualcuno di questi mostri del profitto che hanno un solo obiettivo IL PROFITTO ATTRAVERSO LA CREAZIONE, QUASI SEMPRE INDOTTA, DEL BISOGNO E DI CONSEGUENZA DELLA DOMANDA. Se c'è il bisogno c'è domanda: un teorema semplice quanto micidialmente criminale perchè IL BISOGNO si crea SEMPRE E SOLO con la scarsità del bene o del prodotto o del servizio che vien fornito, un esempio? Internet. Per farla accettare, commercialmente parlando, per anni hanno tollerato tutto: dagli hacker (tollerati) alla new frontier dell'informazione "libera": una volta creato il mercato si sono cominciati a stringere i cappi attorno al collo..... e si è passati dalla fornitura della rete a pagamento alla stessa vendita di beni, prodotti e servizi fino a qualche anno prima tutti gratis. Parlo di internet ma potrei parlare della luce, dell'acqua, della sanità, delle pensioni, del lavoro, ecc. qualsiasi cosa, se vi fermate per un attimo a pensarci su (ricordate il post sul tempo "rallentato"?) vi accorgerete che tutto è andato, tassellino dopo tassellino, nel verso della strada indicata dai vari trattati (tutti stesi, scritti e firmati con la "benevola" consulenza dei lobbysti delle succitate aziande) del GATT/WTO/TTIP sono andati in questo senso: restringere gli spazi autonomi e spingere la gente a pagare, caro, quel che prima vevano a poco se non gratis..... altro esempio? L'acqua: i vari trattati successivi al WTO (in gergo li chiamano DOHA round) hanno vieppiù affermato con sempre maggior forza che la'cqua non era più un servizio essenziale, perchè senz'acqua la gente muore, ma un bisogno e in quanto tale andava sotto la voce "business", quindi si paga, e se poi essa dovesse "scarseggiare (nozione vera ma non imminentemente attuale se si pensa che sotto il sahara c'è abbastanza acqua da riempire 10 VOLTE TUTTI GLI OCEANI ATTUALI MESSI INSIEME)" è chiaro che se si vuol bere si DEVE pagare di più per averne la stessa quantità..... tutto chiaro?
Bene, detto quanto sopra ora fatevi questa domanda: posso farne a meno di tutto ciò senza per questo perdere qualcosa della mia individualità, i miei diritti, la mia qualifica di "cittadino" consapevole di questo pianeta o sono un "tag" da colpire (magari con tecniche di comunicazione che "sovratrimolano fin da bambini la mia corteccia cerebrale" a fine di rendermi schiavo del bisogno indottomi per permettere alla tal'azienda, multinazionale o meno non conta, per sentirmi pressato e ansioso dia ver quel tale oggetto di consumo fino ad essere capace di rubarlo?

venerdì 6 marzo 2015

L’Europa impone gli Ogm all’Italia: “Non si può opporre alla coltura”

Fonte: Il Fatto Quotidiano del  14 02 2015 di
È tempo di aprire agli Ogm: ce lo chiede l’Europa. Anzi, ce lo impone. La Corte di Giustizia ha infatti condannato l’Italia per avere vietato la coltivazione di mais Mon810 alla multinazionale statunitense Pioneer Hi Bred. Che, nel 2008, aveva fatto causa al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per non avere permesso alla sua filiale italiana di coltivare il cereale sviluppato da Monsanto. Secondo la Corte, se la coltivazione di una pianta geneticamente modificata è già stata autorizzata dall’Unione, non c’è sovranità nazionale che tenga, e ogni Stato membro si deve adeguare. Cosa che l’Italia, in effetti, non ha mai fatto, preferendo prendere tempo ed evitando di agire. La vittoria dei produttori di Ogm, dunque, può essere vista come una conseguenza delle lacune normative italiane, e dell’assenza di leggi regionali che regolino la coesistenza di varietà tradizionali e geneticamente modificate. Ma c’è chi scommette che la partita non è chiusa.
I giudici europei non hanno dubbi: “La messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais Mon810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati […] e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole”. Non solo, la Corte ricorda che le direttive europee non consentono “ad uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi”. Tradotto: l’Italia non si può opporre alla presenza di Ogm già approvati dall’Ue, neppure entro i suoi confini. A maggior ragione se la legislazione non è chiara su cosa e dove può essere coltivato.
Per l’Ue, quindi, il Belpaese non può più mantenere questo atteggiamento ambiguo ed avverso ai cibi transgenici, che pur rispecchiando il pensiero del 61% dei cittadini europei contrari agli organismi geneticamente modificati (dati Eurobarometro), tende a limitarne l’espansione nel vecchio continente in modo che alcuni considerano addirittura beffardo. Come il governo spagnolo, il più pro-Ogm d’Europa, che inserito nella sentenza “in qualità di agente” contesta l’atteggiamento di Roma: se tutti facessero come l’Italia, lamenta Madrid, “un divieto di coltivazione di Ogm potrebbe protrarsi per un periodo di tempo illimitato e costituire un mezzo per aggirare le procedure previste”.
Ma è davvero così? Secondo la Task Force per un’Italia Libera da Ogm, che raggruppa decine di associazioni fra cui Coldiretti, Codacons, Slow Food e Wwf, la sentenza della Corte di Giustizia in realtà non cambia nulla. “In Italia – spiega il coordinatore Stefano Masini – lo stop agli Ogm nei campi è stato deciso non in via generale, ma in forza di un provvedimento interministeriale che è intervenuto su un caso concreto” e “proprio sulla base della disciplina europea che assegna allo Stato l’accertamento circa la pericolosità della coltivazione Ogm nei confronti delle altre colture tradizionali confinanti”.
“Sebbene la sentenza lasci intendere che allo Stato sia precluso il divieto di introdurre misure volte a prevenire l’impatto della commistione di Ogm con le colture derivate da prodotti tradizionali – aggiunge Masini – essa in realtà non tiene conto dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha portato l’Italia a ottemperare alla facoltà di utilizzare Ogm sulla base delle regole di coesistenza”.
Si preannunciano insomma nuove battaglie legali. Che, in mancanza di risultati scientifici definitivi che stabiliscano con certezza se gli Ogm sono dannosi o meno per la salute e l’ambiente, lasceranno la questione aperta ancora per molto tempo. Anche questa sentenza, infatti, per quanto possa sembrare una vittoria definitiva delle multinazionali del biotech, “non cambia la scelta dell’Italia di mantenere il proprio territorio libero dalle contaminazioni di organismi geneticamente modificati”, conclude Masini. “Come chiede il 71% degli italiani”, che secondo un’indagine Coldiretti/Swg di cibo transgenico non ne vuole proprio sapere.
p.s.
insomma da bravi componenti del parco buoi, com'è noto ne siamo parte anche in altri e, altrettanto importanti, campi (economia, politica, ecc.), dobbiamo ingoiare, oltre che i diktat di Merkel e co. anche gli ogm: se fossimo una società matura boicotteremmo tutti i prodotti della Monsanto ma.... non lo siamo!

giovedì 25 settembre 2014

Non indovinerai mai che è seduto sul Consiglio di Amministrazione di Monsanto

dal sito livefreelivenatural
(tradotto con google)
Monsanto ha fatto in modo che hanno coperto tutte le loro basi, quando si tratta di controllare la popolazione.

Dalla propaganda e di approvvigionamento alimentare ai governi e inclinazione di ricerca a loro favore, consiglio di amministrazione della società è globale chi è chi che rappresenta alcune delle aziende più infami della terra.

Di seguito è riportato un elenco dei 13 membri del Consiglio di Amministrazione di Monsanto. Quasi tutti sollevano più domande, circa i segreti di questa società, di quante siano le possibili risposte.

Gregory H. Boyce. Presidente e Amministratore Delegato di Peabody Energy Corporation, ossia la più grande azienda di carbone del settore privato nel mondo. Essi generano circa il 10% di tutta l'elettricità generata negli Stati Uniti. Nel solo 2013, Peabody ha speso 3,77 milioni dollari di lobbying a Washington per continuare a produrre inquinanti non solo gli Stati Uniti ma nel mondo intero. Dal 2008, hanno speso più di 37 milioni dollari di dollari di lobbying sui politici, per non parlare di un altro $ 690.000 che è stato donato a campagne politiche 2008-2012. E' classificata 493° su 500 nella classifica di Newsweek verde nel 2012 ed è stato anche classificato al 1° come peggior azienda per il pianeta nel 2009. Inquinare il mondo con il carbone non deve essere abbastanza per il signor Boyce. Egli ha fatto e fa parte del board Monsanto dall'aprile del 2013.
David L. Chicoine, Ph.D. è presidente della South Dakota State University e professore di economia. Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Banca John Warner, la Fondazione Ospedale Carle, la Fondazione Farm, il DuPage International Technology Park, Technology Development Fund Illinois, e il Laboratorio Nazionale di Argonne. Attualmente siede sia nel Consiglio di Monsanto, che nel consiglio di First Bank & Trust.  E' mai possibile che il presidente di una Università che ha legami di ricerca con le imprese è coinvolto con la Monsanto contribuendo a garantire loro maggiori profitti con la ricerca universitaria?
Janice L. Fields è un ex presidente di McDonald Stati Uniti d'America, LLC, una filiale di McDonald Corporation.  Sì, Mrs. Fields è l'ex presidente di detto McDonald. Lo stesso ristorante che è "cibo" è "appena" cibo. Niente a che vedere qui però.
Hugh Grant è il presidente e amministratore delegato della Monsanto Company.
Arthur H. Harper è managing partner di GenNx360 Capital Partners. GenNx360 è una società di private equity che ha forti legami con General Electric. Secondo GenNx360.com, molti dei senior partner dello studio del patrimonio netto comprendono:
1. L' ex GE Vice Presidente e Presidente e CEO di GE Industrial, un segmento di business 33 miliardi dollari
2. L'ex SVP, Presidente e CEO di GE Equipment Services, un ramo d'azienda 7.000 milioni dollari
3. L'ex VP e Corporate Ufficiale; Presidente e CEO di GE Sensing

Laura K. Ipsen, è vice presidente corporate di organizzazione del settore pubblico nel mondo di Microsoft Corp..
Secondo Microsoft via CRN.com:
"Come vice presidente corporate di organizzazione di Microsoft Worldwide Public Sector, Ipsen guida della società di vendita e marketing a clienti nel governo, la sicurezza pubblica, la sicurezza nazionale, l'istruzione e l'assistenza sanitaria non privati ​​in più di 100 paesi." La posizione della signora Ispen fornisce Monsanto con una connessione diretta ai governi, con i loro sistemi di istruzione e di assistenza sanitaria.  Il fondatore di Microsoft Bill Gates ha anche detto, a verbale, che i vaccini che finanzia contribuiranno a ridurre i problemi della popolazione mondiale. La fondazione Bill & Melinda Gates dispensa vaccini a persone di tutto il mondo.

Gwendolyn S. King è presidente di Podium Prose, smercio di altoparlanti. Podium prosa non è altro che una ditta di propaganda. Secondo il loro sito web: Podium Prose, a Washington, fornisce altoparlanti "premium" agli uffici della D.C. e alle imprese di comunicazione, certi che il vostro pubblico e le parti interessate sono impegnati, ispirati e informati. Siamo in grado di fornire con altoparlanti convincenti per i tuoi eventi; massimi esperti in una vasta gamma di campi dalla sicurezza nazionale per l'assistenza sanitaria di potenziamento personale. I nostri premiati scrittori possono aiutare a tradurre le vostre idee in discorsi attirare l'attenzione, white paper, op-eds, relazioni annuali e di altri materiali scritti ed elettronici.
I nostri
esperti trainer nella presentazione dei prodotti  possono aiutare il vostro team esecutivo in modo più efficace nel fare discorsi e/o manipolare interviste ai media.
Marcos M. Lutz è l'Amministratore Delegato di Cosan SA Indústria e Comércio.
Cosan SA Indústria e Comércio è coinvolto nella produzione e vendita di zucchero ed etanolo in tutto il mondo. Inoltre, essi sono impegnati nella distribuzione di gas naturale a circa 180 comuni nel territorio di São Paulo, in Brasile.

Secondo Foreign policy magazine:  mentre la canna da zucchero è certamente meno ecologicamente distruttiva di alcuni altri biocarburanti, booster del settore, hanno trascurato un fatto fondamentale: hai avuto modo di piantare canna da zucchero da qualche parte? Non si poteva scegliere un posto peggiore per il raccolto della canna di foresta pluviale atlantica del Brasile. Le coltivazioni di canna da zucchero hanno portato alla deforestazione e, paradossalmente, più emissioni di carbonio. Questo per quanto riguarda l'impegno di Monsanto alla sostenibilità.
C. Steven McMillan; è un presidente in pensione del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Sara Lee Corporation. Sara Lee è una marca di cibo a livello globale popolare che produce salumi, prodotti da forno e bevande. Nel 2012, l'azienda ha contribuito $ 343.600 per "La Coalizione Contro Il Costoso cibo Labeling Proposition, sponsorizzato da agricoltori e produttori alimentari." Il gruppi ha l'unico scopo di opporsi a Proposition 37, che richiedeva l'etichettatura obbligatoria degli alimenti contenenti ingredienti geneticamente modificati.
Jon R. Moeller è Chief Financial Officer di The Procter & Gamble Company.
Procter & Gamble sostiene che quasi 5 miliardi dei 7 miliardi di persone sul pianeta utilizza i loro prodotti.
Greenpeace ha spesso denunciato la diffusa devastazione delle foreste da P & G all'inizio di quest'anno.

William U. Parfet è presidente del consiglio di amministrazione, amministratore delegato e presidente di MPI Research Inc.
MPI è una società di ricerca che ha "migliaia di test di sicurezza dei farmaci, la scoperta, la chirurgia, la valutazione dei dispositivi medici, bioanalytical, e studi analitici", secondo il loro sito web.

George H. Poste, Ph. D., D.V.M. è amministratore delegato di Health Technology Networks.
Dr. Poste è un ricercatore ed è stato membro del Defense Science Board del Dipartimento della Difesa statunitense dal 2003 al 2009, egli continua a partecipare alle commissioni consultive del governo degli Stati Uniti relativi alla sicurezza nazionale, l'intelligence, il terrorismo e l'assistenza sanitaria. E' membro della US Institute of Medicine Consiglio sulla Salute Globale.

Robert J. Stevens è un presidente in pensione del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Lockheed Martin Corporation.

Lockheed Martin è uno dei più grandi appaltatori della difesa del mondo. Riceve 7,1% dei suoi fondi dal Pentagono e fa il 74% della sua attività con i militari.
Lockheed specializzata in sistemi di difesa missilistici insieme a una pletora di veicoli militari, tra cui navi da guerra, droni e aerei da combattimento.

p.s.
un bel CdA non c'è che dire. Il meglio del meglio del meglio di quel governo della finanza e dell'economia mondiale che, ormai, ha asservito governi, paesi, popoli, ecc. del pianeta......  Tutti bravi democratici, liberali, occidentali che fanno parte di una organizzazione che da sola compete con il bilancio dello Stato americano .. se non lo supera addirittura. Questo mostro, meglio noto come multinazionale, è uno dei maggiori sponsor del TTIP ossia del trattato di libero scambio fra UE e USA, chissà perchè ... visto che produce sia ogm che prodotti chimici per l'agricoltura industriale.

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