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martedì 14 marzo 2017

Monsanto perde milioni di dollari in India: gli agricoltori riutilizzano le sementi autoctone

Ricordiamocelo qui in italia chi è la monsanto... visto che in alcune zone del paese sta attuando una politica di penetrazione con costi bassi e pressioni sulla politica sia europea che italiana!!!!

martedì 8 novembre 2016

Addio a Veronesi...

Un vero guru senz'alcun alone di leggendarietà o autocompiacimento: semplicemente un medico oncologo che ha fatto il suo percorso con onestà intellettuale e chiarezza di idee. Ci sono tantissime persone che gli devono la vita o almeno la speranza di vita e non è cosa da poco di questi tempi..... Dobbiamo molto a quest'uomo; il paese gli deve molto nonostante spesso con fastidio sopportava le sue esternazioni, sempre fondate sulla propria esperienza, in materia non solo di medicina ma pure di etica media e personale.... si perchè era vegetariano, più per ragioni etiche che mediche, e perchè era favorevole agli OGM, per ovvie ragioni di fiducia nella scienza umana, ecc. può sembrare in cotnraddizione e non sempre si poteva essere d'accordo con lui o comprendere le recondite motivazioni di alcune sue posizioni (Slow food entrò in polemica con lui per alcune di queste esternazioni) ma mai nessuno ha mai dubitato della sua onestà intellettuale.... si l'ennesima perdita e l'ennesimo vuoto che si crea in questo paese che mai ora ha bisogno non solo di punti fissi ma pure di persone oneste e autorevoli che non abbiano paura di esternarle pur sapendo di andare controcorrente!!!!
Su Wikipedia, trovate ulteriori notizie e molte delle sue prese di posizione pubbliche.

domenica 22 maggio 2016

Food inc...

per capire a cosa andiamo incontro........ con il TTIP.
E' datato ma sempre attuale credo visto che sono più gli americani ad aver bisogno del mercato europeo che il suo esatto contrario: e il bello è che se andiamo a valutare davvero la sua convenienza i negoziati non sarebbero nemmeno dovuti partire!!! Ricordo sempre cosa scrive J. Rifkin nel suo saggio ecocidio: con quel che si produce in tonnellate di cereali per, tacendo del consumo d'acqua, dar da mangiare a noi la carne si potrebbe assicurare per almeno un anno cibo per l'intera afrcia per un anno!!!!!

mercoledì 11 novembre 2015

ECCO CHI HA DECISO LA FAME NEL MONDO: CONTROLLA IL NOSTRO CIBO E CI TRATTA COME POLLI D’ALLEVAMENTO

QUESTO POST L'HO TROVATO SU TERRA REAL TIME
Articolo estratto dal libro “Liberi dal Sistema – La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sè” di Enrico Caldari.

Che ci crediate o meno, il cibo è uno degli strumenti di controllo più potenti del Sistema, a livello economico e politico. C’è quindi qualcuno che ha interesse a decidere «se», «come» e «quanto» cibo farci arrivare.
È attraverso la scarsità di una risorsa che è possibile controllare chi quella risorsa fa fatica a procurarsela. E così il nostro sistema si basa sulla scarsità. Scarsità di denaro, scarsità di cibo. Il controllo della società attraverso la scarsità è un modello socio-economico-politico teorizzato da Henry Kissinger, ex consigliere del Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti (carica che ha ricoperto dal 1969 al 1977) e premio Nobel per la Pace nel 1973 (e bisognerebbe aprire una parentesi sui legami tra le commissioni per i premi Nobel e il Sistema stesso, dato che oltre a Kissinger, anche Obama pare ne abbia vinto uno sempre per la pace…).
Una delle frasi più celebri di Kissinger è: «Control oil, and you control nations». Controlla il petrolio e controllerai le nazioni. Vi dice nulla questa frase, alla luce della politica estera adottata dagli Stati Uniti? Ma c’è una frase meno celebre, ma ancora più scioccante dello stesso Kissinger, che dice: «Control food, and you control the people». Controlla il cibo, e controllerai le persone. E come si può controllare il cibo? La risposta è duplice: controllando la terra e controllando i semi. Vediamo come.
Land Grabbing è il titolo di un libro scritto dal giornalista d’inchiesta Stefano Liberti che espone uno dei fenomeni più recenti della nostra economia: l’accaparramento di terre. Cosa significa accaparrarsi le terre? Vuol dire impossessarsi fisicamente di un’estensione più o meno grande di terreno, al fine di sfruttarlo per la coltivazione. Questo mercato ha cominciato a svilupparsi e crescere in modo impressionante negli ultimi anni, proprio quando il mercato finanziario stava subendo un momento di crisi e aveva bisogno di nuovi business. Il «landgrabbing» sta coinvolgendo molti investitori privati (le banche in primis!) ma anche istituzionali, tra cui addirittura alcuni Stati che hanno insufficienti terre coltivabili all’interno dei propri confini nazionali per garantire approvvigionamento alimentare a tutta la propria popolazione.
Quali terre sono soggette all’accaparramento? Di certo non quelle europee né quelle degli altri paesi già industrializzati. Le terre oggetto di questo fenomeno sono quelle dei paesi del Terzo Mondo, come quelli africani. Lì è pieno di campi da coltivare, magari attualmente occupati da qualche tribù di contadini che non hanno nemmeno un atto di proprietà per rivendicarne il possesso o il diritto a occuparli. E allora per il rappresentante istituzionale di uno stato occidentale che si presenta in giacca e cravatta diventa facile stringere un accordo commerciale con i politici dello stato africano in questione: con cifre irrisorie e in poco tempo ci si accaparra letteralmente l’esclusiva di sfruttamento di un terreno per la durata di decenni.
Volete qualche esempio? Guardiamo il caso della Daewoo. La Daewoo è una multinazionale coreana impegnata in attività di diverso genere, tra le quali, ad esempio, la produzione di automobili e di navi e la realizzazione di prodotti elettronici e di precisione per l’industria. Nel 2008 l’azienda coreana firmò un accordo con il governo del Madagascar secondo il quale la stessa Daewoo avrebbe acquisito l’esclusiva di sfruttamento di 1,3 milioni di ettari di terra presenti nell’isola africana per i successivi 99 anni. Considerando che in Madagascar il totale delle terre coltivabili ammonta a 2,5 milioni di ettari, significa che la Daewoo si era aggiudicata la gestione di più della metà della terra coltivabile sull’isola!
E come avrebbe dovuto utilizzare quelle terre, la Daewoo? Secondo l’accordo siglato dalle due parti, quelle terre sarebbero dovute diventare monocolture intensive di cibo e di biocarburante. «A quale prezzo?», vi chiederete voi ora.
A meno di 3 dollari all’ettaro all’anno. Per un periodo di 99 anni! E con quali garanzie? Solo una: quella di costruirvi anche delle infrastrutture che contribuissero al progresso tecnologico dell’isola: costruzione di porti, autostrade, impianti di irrigazione, linee elettriche, scuole, ospedali (oltre a quella di fornire chissà quali vantaggi o favori ai politici locali…). C’è poi un secondo modo per controllare la produzione di cibo. Infatti, se io non posso acquistare la terra di un contadino, come posso fare per controllarlo ugualmente?Controllo quello che lui coltiva!
Ogni anno il contadino deve piantare le sementi da cui far crescere cereali, verdure e ortaggi. Nell’immaginario comune, quando le sue piante avranno dato i propri frutti, l’agricoltore conserverà alcuni dei semi per poterli ripiantare l’anno successivo. Ma come funziona oggi il mercato dei semi? Rispecchia ancora questo schema naturale vecchio di millenni? Non più. Oggi le aziende produttrici di sementi hanno creato piante in grado di fruttificare una sola volta. Tali piantine daranno sì frutti o verdure buone, ma i cui semi non sono fertili, perciò inutilizzabili ai fini di una nuova semina. L’anno successivo, perciò, il contadino che aveva acquistato quella determinata pianta sarà costretto a ritornare a comprare altre piantine.
E se al posto della piantina il contadino comprasse semi, la situazione sarebbe sempre di dipendenza. Quei semi produrranno per un solo anno, e poi saranno sterili. Oggi il mercato dei semi a livello mondiale è dominato da tre società, che insieme detengono il 53% del totale del mercato: Monsanto (che da sola detiene circa il 27% del mercato), Dupont e Syngenta (quest’ultima è uno spin-off di Novartis, la multinazionale svizzera produttrice di farmaci…). Ma da dove nasce tutto questo? Come hanno fatto queste aziende ad affermarsi e a imporre il loro mercato di semi brevettati e sterili? Nel 1994, durante un incontro del WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, su pressione degli Stati Uniti venne fatta approvare una norma per la quale si sarebbero potuti brevettare anche gli organismi viventi. Cosa significa? Significa che, da quella data in poi, le aziende avrebbero potuto creare semi ibridi o geneticamente modificati e poi brevettarli: i loro semi, coperti da brevetto, non si sarebbero più potuti piantare senza l’autorizzazione della stessa azienda proprietaria del seme.
Da quel momento, quindi, i contadini sono stati costretti a comprare annualmente i semi da piantare. Ma c’è di più. Per ogni seme brevettato, le aziende vendono in abbinamento i propri fertilizzanti o pesticidi, senza l’uso dei quali i loro semi difficilmente potranno essere produttivi. Per intenderci, un agricoltore che decide di piantare un seme Monsanto non può usare un fertilizzante Dupont: rischia di uccidere il seme. Dovrà usare il fertilizzante Monsanto, e per farlo deve firmare un contratto assai vincolante, che lo sottopone a diversi controlli e lo obbliga a ricomprare i semi di anno in anno.
L’idea di abbinare i fertilizzanti e i pesticidi ai semi brevettati trae origine dall’azienda Monsanto. Prima degli anni 1970 la multinazionale statunitense faceva tutt’altro che sementi: produceva prodotti chimici, tra cui il famoso Agente Arancio che, durante la guerra in Vietnam, serviva a distruggere tutta la vegetazione dietro la quale i vietcong si mimetizzavano per infliggere dolorose imboscate all’esercito statunitense. Quando poi la guerra in Vietnam giunse al termine, con la delusione di tutto il popolo statunitense per le grandi energie impiegate e le perdite subite, la Monsanto capì che il mercato bellico si era di molto ridimensionato e dovette cercarsi un altro settore per creare un nuovo business. Lo trovò nel mercato agricolo, dapprima con i fertilizzanti, e successivamente con le sementi ibride e geneticamente modificate.
Fonte: metodorqi.blogspot.it

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A PROPOSITO DI TEORIE DEL COMPLOTTO
 

lunedì 9 marzo 2015

venerdì 6 marzo 2015

L’Europa impone gli Ogm all’Italia: “Non si può opporre alla coltura”

Fonte: Il Fatto Quotidiano del  14 02 2015 di
È tempo di aprire agli Ogm: ce lo chiede l’Europa. Anzi, ce lo impone. La Corte di Giustizia ha infatti condannato l’Italia per avere vietato la coltivazione di mais Mon810 alla multinazionale statunitense Pioneer Hi Bred. Che, nel 2008, aveva fatto causa al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per non avere permesso alla sua filiale italiana di coltivare il cereale sviluppato da Monsanto. Secondo la Corte, se la coltivazione di una pianta geneticamente modificata è già stata autorizzata dall’Unione, non c’è sovranità nazionale che tenga, e ogni Stato membro si deve adeguare. Cosa che l’Italia, in effetti, non ha mai fatto, preferendo prendere tempo ed evitando di agire. La vittoria dei produttori di Ogm, dunque, può essere vista come una conseguenza delle lacune normative italiane, e dell’assenza di leggi regionali che regolino la coesistenza di varietà tradizionali e geneticamente modificate. Ma c’è chi scommette che la partita non è chiusa.
I giudici europei non hanno dubbi: “La messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais Mon810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati […] e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole”. Non solo, la Corte ricorda che le direttive europee non consentono “ad uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi”. Tradotto: l’Italia non si può opporre alla presenza di Ogm già approvati dall’Ue, neppure entro i suoi confini. A maggior ragione se la legislazione non è chiara su cosa e dove può essere coltivato.
Per l’Ue, quindi, il Belpaese non può più mantenere questo atteggiamento ambiguo ed avverso ai cibi transgenici, che pur rispecchiando il pensiero del 61% dei cittadini europei contrari agli organismi geneticamente modificati (dati Eurobarometro), tende a limitarne l’espansione nel vecchio continente in modo che alcuni considerano addirittura beffardo. Come il governo spagnolo, il più pro-Ogm d’Europa, che inserito nella sentenza “in qualità di agente” contesta l’atteggiamento di Roma: se tutti facessero come l’Italia, lamenta Madrid, “un divieto di coltivazione di Ogm potrebbe protrarsi per un periodo di tempo illimitato e costituire un mezzo per aggirare le procedure previste”.
Ma è davvero così? Secondo la Task Force per un’Italia Libera da Ogm, che raggruppa decine di associazioni fra cui Coldiretti, Codacons, Slow Food e Wwf, la sentenza della Corte di Giustizia in realtà non cambia nulla. “In Italia – spiega il coordinatore Stefano Masini – lo stop agli Ogm nei campi è stato deciso non in via generale, ma in forza di un provvedimento interministeriale che è intervenuto su un caso concreto” e “proprio sulla base della disciplina europea che assegna allo Stato l’accertamento circa la pericolosità della coltivazione Ogm nei confronti delle altre colture tradizionali confinanti”.
“Sebbene la sentenza lasci intendere che allo Stato sia precluso il divieto di introdurre misure volte a prevenire l’impatto della commistione di Ogm con le colture derivate da prodotti tradizionali – aggiunge Masini – essa in realtà non tiene conto dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale che ha portato l’Italia a ottemperare alla facoltà di utilizzare Ogm sulla base delle regole di coesistenza”.
Si preannunciano insomma nuove battaglie legali. Che, in mancanza di risultati scientifici definitivi che stabiliscano con certezza se gli Ogm sono dannosi o meno per la salute e l’ambiente, lasceranno la questione aperta ancora per molto tempo. Anche questa sentenza, infatti, per quanto possa sembrare una vittoria definitiva delle multinazionali del biotech, “non cambia la scelta dell’Italia di mantenere il proprio territorio libero dalle contaminazioni di organismi geneticamente modificati”, conclude Masini. “Come chiede il 71% degli italiani”, che secondo un’indagine Coldiretti/Swg di cibo transgenico non ne vuole proprio sapere.
p.s.
insomma da bravi componenti del parco buoi, com'è noto ne siamo parte anche in altri e, altrettanto importanti, campi (economia, politica, ecc.), dobbiamo ingoiare, oltre che i diktat di Merkel e co. anche gli ogm: se fossimo una società matura boicotteremmo tutti i prodotti della Monsanto ma.... non lo siamo!

giovedì 28 marzo 2013

Brevettare l'essere umano....

Sembra un estratto di un pessimo romanzo complottista di fantascienza ma é realtà: l'essere umano o meglio il dna umano è brevettato: ne esistono 40 mila e altri, quelli riguardanti i filamenti lunghi o definiti tali, sono in procinto di diventarlo... deve deciderlo la Corte USA in questi giorni.
E' una questione spinosissima perché da un lato ci sono gli enormi investimenti delle aziende in ricerca e sviluppo in materia che hanno portato ad indubbi progressi nella individuazione delle cause scatenanti moltissime malattie e tumori (ad esempio è di oggi la notizia della scoperta di almeno 40 varianti che possono provocare tumori) che affliggono gli umani; dall'altra c'è il diritto a disporre del proprio corpo e di cosa lo compone, dna compreso. Facendo qualche ricerca ho scoperto che uno dei primi brevetti in materia lo fece pasteur  nel 1873  presso l'Us Patent Office per un ceppo di lievito utile nella fermentazione della birra, in pratica niente a che fare con la medicina ma rende bene l'idea di quale sia la considerazione rispetto alla possibilità di fare affari anche con la natura in generale e l'essere umano in particolare.
Ma al momento la situazione qual'é? In europa, ad esempio, la raccomandazione della commissione è di evitare un tal tipo di brevetti (in questione era l'embrione umano che era previsto nella richiesta del brevetto Ep 1257168) perchè rappresenta una violazione della direttiva in quanto brevetta cellule germinali umane (che sono parte del corpo umano e certamente non sono inventate).
Negli usa invece, prendo a memoria dal saggio di rifkin "l'era dell'accesso" i brevetti su "materiale" umano hanno sempre scatenato grandi dibattiti ma sentenza dopo sentenza è passata l'idea che potevano essercene ..... famosa rimane una sentenza, sempre citata dal saggio di cui sopra, in cui una persona aveva fatto causa ad un azienda che aveva brevettato un enzima estratto dal suo fegato che lo rendeva immune ad alcune malattie, ma il suo ricorso fu respinto in nome della ricerca scientifica e .... del fatto che un enzima poteva anche essere sintetizzato.
ora il punto è: la ricerca ormai è quasi tutta privata ed è chiaro che dal circo messo su gli interessi sono enormi e poco contano gli interessi dei singoli e i loro diritti. Mi chiedo come mai gli stati, o le organizzazioni sovranazionali, non abbiano deciso di legiferare in materia in maniera chiara e nemmeno hanno disposto dei programmi di ricerca, magari misti, pubblico/privato per salvare capra (la necessità di fare ricerca) e cavoli (diritti umani e salvaguardare l'interesse generale alla pubblicità della ricerca per consentire a tutti di potervi accedere e, magari, curarsi...): questa tematica mi ricorda una altra tematica ossia quella degli ogm dove a fronte di un interesse delle aziende a fare profitti brevettando degli organismi collide con, ad esempio, l'interesse degli agricoltori indiani che non potevano più piantare l'alimento, il riso pundi, che oltre a sfamarli gli permetteva di poter vivere vendendolo oltre che coltivarlo: fu una lunghissima battaglia il cui esito ancora oggi è incerto anche se gli agricoltori hanno avuto la concessione di poterli piantare. Altra storia avviene negli usa: lì gli agricoltori sono ostaggio delle aziende che gli riforniscono di semi con geni terminator ossia si piantano ma germogliano solo una volta, poi se li devono ricomprare... e se c'è una contaminazione con germogli normali i contadini sottostanno alla legge che li costringe a rifornire dalle succitate.
E' questo il futuro destino dell'umanità? Fare da cavie, anche inconsapevoli, agli interessi di big pharma e non poter più disporre del proprio corpo oppure si cambierà strada e gli stati si ravvederanno e garantiranno i diritti umani?
Il problema non é da poco credo: qui il problema non è il singolo gene o il singolo filamento di dna ma l'idea stessa che è alla base della ricerca: serve per fare profitti o per salvare vite? E, per dirla meglio, noi esseri umani abbiamo o no l'accesso al nostro corpo ... o no?

martedì 2 marzo 2010

Via libera dalla UE per gli ogm

E' ufficiale: la UE apre la porta agli ogm (patate mentre la soia è già ogm). Alla fine la lobby tecnocratica della genetica industriale ce l'ha fatta, ora non è impossibile che ci possa arrivare sulla tavola, e senza informarci (tanto chi controlla in un paese come il nostro), e diventare parte del nosrto menù. Per puro spirito di appartenenza il Ministro Zaia afferma che si opporrà ma si sa quanto contiamo all'estero e quindi potee scommetterci che anche da noi i pasdaran dell'ogm la spunteranno con tutti i danni che ci potranno arrecare. Non siamo un isola felice, non lo siamo mai stati ma ora realmente rischiamo di dire addio alla nostra bio diversità e a tutto il resto: solo fra qualche decennio ce ne accorgeremo dei danni e ci saranno aspersione di ceneri e scusa ma sarà troppo tardi. Epperò, in fatto di ogm, non ci possiamo lamentare perchè siamo dei precursori in questo campo: noi gli ogm li avevamo già fra noi..... i politici.

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