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giovedì 6 giugno 2019

Togliatti, Basso e Nenni: anche loro erano degli inconfessabili sovranisti

Fonte: Il Fatto Quotidiano Società | 4 Giugno 2019 

La categoria di sovranismo viene liberamente impiegata dai pretoriani del pensiero unico politicamente corretto ed eticamente corrotto per dissociare democrazia e sovranità e, insieme, per associare sovranità e dittatura. Eppure la sovranità, nel dopoguerra, era intesa come base del socialismo e della democrazia. In modo opposto, la rimozione della sovranità era assunta come base della perdita della democrazia e come baluardo del cosmopolitismo capitalistico. Palmiro Togliatti, in un intervento alla Camera dei deputati del 2 dicembre del 1948, difese strenuamente, come peraltro sempre avrebbe fatto, la sovranità nazionale, respingendo incondizionatamente il progetto della creazione di una federazione europea che si ponesse al di sopra delle sovranità nazionali: ciò avrebbe significato – sono parole di Togliatti – “non unire, ma scindere l’Europa”.
La forza con cui la guida del partito da lui fondato con Gramsci difendeva la sovranità nazionale contro le ingerenze statunitensi era la stessa con cui la tutelava da una decostruzione mediata dal mito dell’integrazione europea. Togliatti rigettava senza mediazioni la visione cosmopolitica, ravvisandovi la quintessenza dell’ideologia della classe dominante:
Il comunismo non ha nulla di comune col cosmopolitismo. […] Il comunismo non contrappone, ma accorda e unisce il patriottismo e l’internazionalismo proletario poiché l’uno e l’altro si fondano sul rispetto dei diritti, delle libertà, dell’indipendenza dei singoli popoli. È ridicolo pensare che la classe operaia possa staccarsi, scindersi dalla nazione. La classe operaia moderna è il nerbo delle nazioni, non solo per il suo numero, ma per la sua funzione economica e politica. L’avvenire della nazione riposa innanzi tutto sulle spalle delle classi operaie. I comunisti, che sono il partito della classe operaia, non possono dunque staccarsi dalla loro nazione se non vogliono troncare la loro radici vitali. Il cosmopolitismo è una ideologia del tutto estranea alla classe operaia. Esso è invece l’ideologia caratteristica degli uomini della banca internazionale, dei cartelli e dei trust internazionali, dei grandi speculatori di borsa e dei fabbricanti di armi.
Sono parole su cui dovrebbero meditare specialmente quanti, nel quadrante sinistro, confondono oggi l’internazionalismo proletario con il cosmopolitismo liberista.
Sempre nel 1948, Pietro Nenni, guida del Partito Socialista Italiano (PSI), si oppose fermamente ai progetti di federazione europea e di patto atlantico. Nel secondo caso, si sarebbe avuta una subordinazione dell’Italia alla monarchia del dollaro. Nel primo caso, invece, sarebbe stata “la Germania alla testa dell’Europa”, come Nenni ebbe ad asserire presso la Camera dei deputati il 30 novembre del 1948. Contro questa duplice eventualità, Nenni proponeva di “organizzare il paese in libera democrazia autonoma” e, dunque, sul fondamento della sovranità nazionale, intesa come ineludibile base del progetto democratico.
Tanto a Togliatti, quanto a Nenni e, ancora, a Lelio Basso era immediatamente chiara l’implicazione antidemocratica della sovranazionalizzazione dei processi decisionali, nonché, in modo convergente, la loro reale portata nel quadro del conflitto di classe. Così si pronunziò Basso alla Camera dei deputati, il 13 luglio del 1949:
L’internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale, non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme. Il cosmopolitismo di oggi che le borghesie, nostrana e dell’Europa, affettano è tutt’altra cosa: è rinnegamento dei valori nazionali per fare meglio accettare la dominazione straniera.
Sia pure da prospettive e da inquadramenti politici reciprocamente irriducibili, Togliatti, Nenni e Basso prospettavano una via che era differente rispetto a quella delineata dal Manifesto di Ventotene: e che, di più, in sé racchiudeva tutti gli elementi fondamentali per una critica puntuale di quest’ultimo e di quella sua vocazione cosmopolitica che – è un tema centrale in tutti e tre gli autori testé menzionati – non solo era aliena alle classi lavoratrici, ma che, di più, si poneva come lo strumento ideale per dominarle ancora più intensamente.
Ancora nel 1957, il comunista Gian Carlo Pajetta si opponeva con forza all’idea di denazionalizzazione in vista di quella che oggi non esiteremmo a definire “europeizzazione”. Dal punto di vista delle classi dominate, occorreva – asserì Pajetta –  “comprendere […] quale valore grande, decisivo sia quello dell’indipendenza nazionale” (25 luglio 1957).
In queste proposte interpretative, che qui abbiamo solo richiamato per cenni, è già presente la grande alternativa tra un cosmopolitismo denazionalizzante e desovranizzante (secondo il modello del Manifesto di Ventotene), a cui aderiranno le sinistre market-friendly anti-gramsciane e che è l’humus ideale per il prosperare del rapporto di forza cosmomercatista, da una parte, e un socialismo democratico a base nazionale, sovranista e internazionalista, volto alla tutela delle classi lavoratrici (e, dunque, nemico dell’apertura post-nazionale a beneficio del capitale), dall’altra.
La prima via tende ad annullare l’internazionalismo proletario nel cosmopolitismo favorevole alla classe dominante e fondato sull’abbattimento delle sovranità nazionali: e sfocia, in ultimo, nel liberismo economico della deregolamentazione post-nazionale e nella dottrina universalista e sovranazionalista dei diritti umani da esporto missilistico (id est nel globalismo capitalistico). Sarà su questa duplice base, il cui fondamento essenziale sta nell’abbandono dell’internazionalismo delle nazioni sorelle a vantaggio del mondialismo del mercato unificato, che si consumerà la metamorfosi kafkiana del quadrante sinistro: il quale, nel suo transito dal rosso al fucsia, dalla falce e martello all’arcobaleno, aderirà al dogma liberista (contro ogni possibile seduzione di comunismo, socialismo e keynesisimo) e all’ordine atlantista del one world americano-centrico (con imperialismo dei diritti umani, interventismo etico, bombardamento umanitario ).
La seconda via, per parte sua, muove dal presupposto in accordo con il quale mantenere l’interesse nazionale non contrasta con l’internazionalismo, ma ne è anzi la condizione ineludibile. L’internazionalismo, infatti, non si regge sul superamento delle sovranità nazionali, ma sulla loro relazione solidale o, più precisamente, sul rapporto fraterno tra Stati sovrani democratici e socialisti, distanti tanto dal nazionalismo conquistatore, quanto dal cosmopolitismo mercatistico.
Società | 4 Giugno 2019

mercoledì 20 giugno 2018

Varoufakis: “Germania coinvolta in uno schema Ponzi europeo”

Fonte: W.S.I. 20 giugno 2018, di Alessandra Caparello 

MONACO (WSI) – “Volevo una Germania egemonica ed efficiente, non autoritaria e coinvolta in uno schema Ponzi europeo come era nel 2013″. A parlare così è l’ex ministro delle finanze greche Yanis Varoufakis nel corso di un suo intervento al seminario organizzato dal gruppo CESifo tenutosi l’11 giugno scorso presso l’Università Ludwig-Maximilian di Monaco.
“Il 24 luglio 2013 ho pubblicato un articolo su Handelsblatt dal titolo “L’Europa ha bisogno di una Germania egemonica“. In quell’articolo, ancora una volta, avevo sorpreso molti sostenendo che una Germania forte fosse il modo migliore per guidare l’Europa fuori dalle sue difficoltà. La mia critica al governo tedesco e ai suoi atteggiamenti nei confronti della zona euro in generale e della Grecia in particolare, non era che Berlino non pagasse abbastanza, ma che, in un certo senso, pagasse troppo, nel senso che sprecasse i soldi del popolo tedesco per perpetuare quello che ho definito un gigantesco esercizio di occultamento di bancarotta fraudolenta“.
L’ex ministro del governo Tspiras sottolinea la ragione per cui diede le dimissioni rifiutandosi di firmare il terzo salvataggio di Atene.
“La ragione per cui ho rassegnato le dimissioni è semplice: Mi rifiutavo di firmare il terzo salvataggio, di prendere più dei vostri soldi, perché ero convinto che, quando si è in bancarotta non si ha il diritto di prendere in prestito di più. Che cosa avremmo dovuto fare? Dichiarare fallimento, riformare il paese e andare avanti. Che cosa è successo invece? A poche settimane dalle mie dimissioni, la cancelliere Merkel, il Presidente Tsipras e altri hanno concordato un altro prestito di 85 miliardi di euro allo Stato greco. Quel giorno mi sono alzato al parlamento greco per denunciare questo fatto come un altro prestito prorogato – un’altra montagna di denaro concessa allo Stato greco in fallimento per fingere ancora per qualche anno di ripagare i debiti – e concesso a condizioni che garantiscano che l’economia e la società greche continueranno a ridursi, che il debito non sarà rimborsato e che l’Europa continuerà a ripetere gli stessi errori in Italia, un paese i cui debiti pubblici e le cui perdite bancarie sono semplicemente troppo grandi per essere sostenuti dalla Germania e da altri paesi attraverso prestiti di salvataggio simili a quelli greci”.
Qui Varoufakis parla anche dell’Italia che come la Grecia è stata governata per decenni da una oligarchia corrotta e che ora si è affidata ai populisti.
“La differenza fondamentale, onorevoli colleghi, tra questo governo italiano e quello greco in cui ho prestato servizio è che eravamo europeisti impegnati – non volevamo lasciare l’euro anche se dovevamo realisticamente considerare una Grexit – soprattutto se costantemente minacciati dai creditori. I protagonisti del nuovo governo italiano, tuttavia, sognano di minacciare un’Italexit, un fatto che garantisce uno scontro di gigantesca enormità con Berlino, Bruxelles e Francoforte”.

domenica 22 gennaio 2017

Sovranità

In cosa consiste questa sovranità, l’ho capito poco.
Forse nello stamparsi la moneta, nel difendere i confini, ognuno a casa sua e stiamo bene tutti.
Eppure il terrorismo c’era anche ai tempi della lira e il blocco dei confini non fermerà l’esodo (biblico) dai paesi in guerra o alle prese con carestie.
Oppure vuol dire difendere le aziende nazionali, come Mediaset (dai francesi di Vivendì) e FCA (dalle accuse dei tedeschi).
Ma Mediaset è un’azienda privata, e poi come mai Mediaset ci preoccupa mentre eravamo pronti a far entrare un fondo del Qatar in MPS?
E che dire di FCA che ha sede fiscale in Gran Bretagna.
Ci preoccupano i francesi che scalano Berlusconi (e che potrebbero mettere fine al duopolio televisivo) e non gli arabi in Alitalia?
Mah.
Certo, sovranità non significa prendersi cura degli italiani.
Prima gli italiani, dicevano i fascisti alla loro manifestazione di Milano.
A quelli di Amatrice, a cui avevamo promesso i container per Natale?
Di chi è la colpa se in centro Italia ? Dei migranti riempiti di soldi dai politicibuonisti?
Da unoenessuno.blogspot.it
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personalmente penso che la sovranità non sia il vero problema ma l'autonomia cui abbiamo rinunciato a fronte di altri Stati che invece se la tengono stretta.... governando l'Unione.

martedì 21 gennaio 2014

Il FMI ordina..... Letta dispone

E' di stamattina l'ordine del FMI a tagliare le detrazioni fiscali italiane perchè ritenute "eccessive (l'importo è di circa 160 mld)" quindi non sostenibili secondo i ragionieri diplomati ai corsi serali che fanno parte di questa istituzione...... ma vi rendete conto? La diretta emanazione della finanza speculativa mondiale, nonchè diretta emanazione del Dipartimento del Tesoro americano (a seconda dei ministri di quel paese le due cose coincidono), un paese straniero (paese che non si fa scrupolo di spiare amici e nemici... soprattutto amici), che s'ingerisce negli atti e nella vita del nostro paese: nessuno ha da dire nulla? Chiedetevi, perchè?
Ecco la risposta del nostro MEF: "Riteniamo che la sede più opportuna per esercitare l’intervento di razionalizzazione delle detrazioni sia la delega fiscale attualmente in approvazione in Parlamento. A tal fine, anche con l’obiettivo di evitare qualsiasi ulteriore aggravio fiscale, il governo provvederà, con apposito provvedimento, ad abrogare il comma 576 della legge di Stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. Infine, la copertura “sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa aggiungendovi, pertanto, le cifre stabilite nel comma 575 della stessa legge”, ovvero 488 milioni di euro nel 2014, 773 milioni nel 2015 e mezzo miliardo dal 2016"...... in pratica sdraiati per terra e con il timor cieco di guardare in faccia i padroni del vapore: medio evo o giù di lì quando l'imperatore starnutiva a vienna e a perugia qualcuno se la faceva addosso perchè c'era il rischio che arrivassero i lanzichenecchi.
Il punto vero, qual'è? Che il nostro paese non solo è commissariato dalla troika ma soprattutto non ha alcuna sovranità propria: chiunque conti più di zero può alzarsi in piedi e dire la propria, venendo ascoltato per giunta. Rileggendo all'indietro la storia a aprtire dal 1948 a oggi molte cose, oggi, si spiegano:
  1. Non potevamo essere autonomi perchè tornavamo utili, come portaerei naturale, agli americani nel mediterraneo;
  2. non potevamo avere una autonoma linea d'azione perchè nella grande spartizione del mondo di allora, e di oggi, noi eravamo predestinati a essere colonia e chiunque aveva solo l'idea di cambiare una singola virgola si ritrovava a dover avere a che fare.. con le bombe, allora, e con gli attacchi speculativi.. oggi.
  3. Non possiamo superare i limiti, qui riassunti molto brutalmente perchè si presuppone che siano noti ai più, sub 1 e 2 anche perchè il massimo che qui siamo in grado di esprimere sono Renzusconi e Grillo, troppo poco per poter aspirare a essere, realmente, la V° potenza mondiale ..... ammesso che lo siamo mai stati.
Quello che ci si chiede è:
  • dobbiamo fare i compiti a casa;
  • aprire al mercato (chi è stato in africa sa di cosa parlo) anche i servizi essenziali che altrove si tengono stretti;
  • spogliarci di tutto e una volta senza niente cavare anche il sangue dalle rape.... fossero anche geneticamente modificate, quindi importate dalle multinazionali del settore, in massima parte americane;
  • obbedire (agli ordini altrui ... perchè siamo atlantici ed europei), credere (anche agli asini, e ce ne sono) e combattere (in afghanistan direttamente altrove come consiglieri ... in ogni caso noi siamo coloro che fanno i lavori sporchi doipo che gli americani son passati distruggendo tutto).
Buongiorno, notte......

mercoledì 29 agosto 2012

una nazione ipotecata......

Ci credereste? I nostri fratelli europei del nord c'hanno fatto visita per proporci ... una ipoteca. Come per gli altri bambini cattivi del sud europa anche da noi sono arrivati i finlandesi per proporci i cosiddeti "covered bond", ossia dei bond coperti da garanzie reali offerti a un tasso notevolmente più basso rispetti ai bond normali: se qualcosa va storto le banche creditrici e i paesi sottoscrittori, passato un congruo periodo di tempo, diventano proprietari dei beni posti in garanzia, facile no? C'é un piccolo ma: qui non si parla di privati ma di Stati sovrani che s'indebitano per finanziarsi e dipendono dalla volatilità dei mercati e delle agenzie di rating che gli suggeriscono quali investimenti fare comprovando l'affidabilità degli stessi per poi scommettere contro gli stessi titoli che hanno certificato assicurandosi di non avere delle perdite per se e per i propri clienti con i credit default swap, assicurazioni contro i titoli di stato di cui sopra, che gli permettono di guadagnare per la seconda volta con la stessa operazione, furbi vero? Bene i covered bond sono un cappio al collo ulteriore: semmai lo Stato in questione dovesse avere dei problemi .... be bye beni messi a disposizione e bye bye sovranità: se l'avessero fatto in uno dei paesi che nei decenni passati ha rischiato di fallire o é fallito le possibilità di risalire la china erano meno di zero; l'Argentina mai si sarebbe risollevata, mai.... e ad oggi non ne sarebbe uscita e tantomeno l'Islanda. Gli stessi finlandesi ne hanno usato quando sono stati in crisi e ne sono usciti ma ci sono alcune differenze fra quel paese e tutti gli altri:




i paesi mediterranei hanno debiti pubblici alti, il nostro é altissimo e alcune vistose incongruenze sociali che si stanno, grazie alla crisi, radicalizzando in un modello simil-americano .. quindi molto lontani da pesi come la Finlandia dove lo Stato, nonostante tutto, ti prende dalla culla e ti porta alla tomba nonostante un debito alto e un welfare di tutto rispetto che noi nemmeno ci sognamo...

la divisione fra paesi poveri e ricchi mai come ora si sta evidenziando perché hanno anche compreso che il loro superficiale benessere é anche dovuto ai problemi degli altri ossia nei problemi degli uni ci sono si fattori interni ma in parte anche fattori esterni dovuti alla forza della finanza dei secondi alle spese dei primi...

e se vi aggiungiamo anche fenomeni corruttivi, evasione ecc allora il quadro é completo: l'opportunità é lì a portata di mano per fare altri soldi e profitti a spese dei più esposti. Ecco l'obiettivo nascosto del viaggio esplorativo fatto dai finlandesi.. ora un ceto politico che si rispetti, dopo adeguata indagine, avrebbe tratto le proprie conclusioni ossia che parte del debito pubblico, gli interessi, son dovuti a frode (la Grecia deve restituire 150 mld di debito composti per 2/3 da interessi e interessi sugli interessi) e il resto é solo in parte interno ..... politiche oculate ne avrebbero impedito il suo crescere ma la manna piace a molti dei politici attuali e quindi ben vengano problemi, crisi, debito ecc. tanto a pagare sono i cittadini, anzi quei cittadini appartenenti ai ceti più deboli e quindi sacrificabili. In particolare noi italiani non siamo "islandesi" e quindi sopportiamo perché, come sostiene anche la mia ioxamicizia, siamo prettamente servili e provinciali e preferiamo soffrire le pene dell'inferno, loro e i loro figli (tanto prima o poi qualcosa accadrà) anziché rischiare di cambiare strada e rischiare di perdere quel misero 0,1 che ancora si ha in tasca..... altri popoli l'hanno fatto, noi no ..... allora ben vengano tedeschi, finlandesi, olandesi, ecc., come nel medioevo a depredare le spoglie allora dell'antico impero romano, e, oggi, quanto di poco costruito in tanti anni di lotte sociali, sindacali, politiche ecc.

lunedì 31 ottobre 2011

e ora? Avanti Spagna, Portogallo , Irlanda e ... l'Italia?

Immaginiamo uno scenario. In Grecia Papandreu tiene duro e fa il mestiere per cui é stato eletto (dimenticando di essersi formato negli USA e di essere solo sulla carta un socialista..): rappresentare i cittadini e andare al referendum. In fondo é questa é la DEMOCRAZIA, c'é un problema enorme? si chiede ai rappresentati (datori di lavoro direbbe Grillo; consumatori della politica diremmo noi in Italia) cosa ne pensano a proposito dei "sacrifici" che i Governatori europei della Grecia stanno imponendo al paese. Anzi, se l'avesse fatto subito un anno fa? I cittadini sarebbero stati consapevoli dei problemi che avevano di fronte e avrebbero liberamente scelto. E invece, no. Per oltre un anno la Grecia é stata martoriata per rimpinguare le casse delle banche tedesche e francesi che avevano acquistato, fraudolentemente, titoli del debito greco. E' un pò quello che é capitato in Islanda: hanno chiamato i cittadini ad esprimersi dopo che tutto era fallito, persino il Governo ha chiuso bottega sull'onda delle prime proteste. E, pensate un pò, in pochissimi mesi hanno fatto due referendum, 2, e cambiato la Costituzione per evitare di far finire sul lastrico non le banche ma l'intera nazione; l'esito lo conoscete. I paesi "democratici" europei, l'Inghilterra in particolare (e ti credo, dato che i fallimenti di alcune importantissime banche come la Royal Bank of Scotland o la HSBC dovettero essere nazionalizzate per non fallire visto che gli islandesi gli avevano detto che NON avrebebro pagato) hanno fatto fuoco e fiamme e alcuni di essi misero nella "black list" quel paese ...... eppure a distanza di tre anni il pil islandese a ripreso a crescere al ritmo del 3%, la disoccupazione sta lentamente diminuendo, la produzione é ripresa. E allora come mai l'Islanda si e la Grecia, no? Perché la Grecia ha una moneta, l'euro, legata al cosiddetto "gold standard" ossia é una moneta a cambio fisso e quindi se ci si specula contro a esser danneggiate non sono solo le monete e i cambi ma le economie reali, ossia la carne e il sangue degli stati.
Fatta questa premessa, é bene sempre fare un pò di storia (vista la nostra smemorataggine opportunistica), ora arriviamo allo scenario: la Grecia fa il referendum e i cittadini dicono no;a ruota Spagna, Portogallo, Irlanda e (finalmente) l'Italia prendono coraggio e si fanno sotto ribellandosi allo strapotere della finanza internazionale (é di oggi lanotizia che un fondo speculativo americano che aveva in pancia titoli europei é fallito ... non ho visto suidici di massa) difesi dalla UE franco-tedesca tenendo anch'essi referendum che vincono, ossia che dicono no a ripagare un debito fraudolento, che accade? Che:
le banche franco-tedesche falliscono e quindi i loro governanti e i loro cittadini devono anch'essi decidere se salvare le banche o il loro paese;
l'euro tracolla e c'è una svalutazione di fatto di questa moneta virtuale che assume valori basati su dati reali dell'economia e non sulle aspettative speculative, al limite fallisce e ogni singolo paese aderente s'inventa il proprio TEM come la Grecia permettendo ai propri cittadini di salvare i propri piccoli risparmi;
una volta tanto a esser tosati non é il parco buoi solito (noi comuni mortali) ma quel 1% di parassiti rentier che sulle nostre spalle si sono finora arricchiti;
rientra in discussione anche il Trattato istitutivo di Lisbona con la speranza che questa volta a SCRIVERLO non siano professoroni ed economisti, spesso finanziati da grosse lobby, ma la politica "riformata" da noi cittadini europei avvicinandola alle nostre esigenze.... e forse stavolta saranno pienamente realizzati gli ideali, veri, europei che i suoi padri sprituali e politici (in primis Spinelli) propugnavano vedendoseli amaramente essere buttati nella spazzatura.
Si ha l'agio di dare un maggior potere al Parlamento europeo che può dare la fiducia o meno al Governo europeo eletto democraticamente da noi, se proprio vogliamo rifare l'esperienza...
Vi sembra così brutto come scenario? Come alternativa ad esso che abbiamo? Il declino del paese; l'arrembaggio degli speculatori; il perrdere quel poco di sovranità nazionale che ci rimane; e, soprattutto, diventare tutti inquilini di proprietari che siedono comodamente nei loro uffici sordidi e grigi A Bruxelles, Parigi, Londra, Berlino: ora é il momento di scegliere non domani.
p.s.
ho provato su facebook (naturalmente non sono milioni di persone ad aver risposto ma io ho invitato quelli che erano nella mia lista amici e il riscontro ritengo sia positivo)a fare la domanda ai miei contatti con una domanda del genere sull'onda delle notizie che arrivavano dalla Grecia.. bé é un plebiscito per il referendum: segno che la cosa é sentita e viva e che forse la gente comincia a capire che il vero problema non é la crisi in sé ma il modo, la ricetta direbbero i tecnici, di affrontarla e a spese di chi..... perché il punto é questo:
licenziare i padri per precarizzare, pur assumendoli, i figli non va;
eliminare, con la scusa dei falsi, gli invalidi dalla società togliendogli l'assistenza anche economica é eutanasia al minimo ed eugenetica sottotraccia;
che "riformare" volendo dire liberalizziamo e privatizziam nonstante i cittadini italiani abbiano detto il contrario significa truffa e arroganza per non sire strafottenza verso i cittadini;
togliere al lavoro a tempo indeterminato le "garanzie" non significa modernizzare il paese ma ridurlo ai modus operandi cinesi con un livello di vita "americano" in pratica impoverire un intero Stato;
che con il peso dell'evasione, delle leggi a personam, e dell'economia illegale conseguente non si va da nessuna parte e men che meno ci si europeizza... al massimo il futuro sarà di paese più ricco del ... quarto mondo (perché il terzo sta crecendo a ritmi elevatissimi senza perdere le fasce deboli per strada);
Devo continuare? La sveglia é suonata, che si fa? La si spegne o ci si alza dal lettone mediatico e si incomincia la giornata?

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