lunedì 10 dicembre 2007

Il mito Toyota: siamo sicuri che lo vogliamo?

E' noto a tutti l'ardore con il quale molti giuslavoristi (di scuola sindacale CGIL poi riciclatisi come liberisti dell'ultima ora e quindi maggiormente estremisti per mettersi in pari con gli altri) in varie pubblicazioni e interventi televisivi hanno portato ad esempio, partendo dalla proposizione che oltre al mercato come panacea di tutti i mali sono strenui assertori della deregolamentazione in materia di lavoro e di copertura contrattuale sindacale, il cosiddetto modello Toyota come modo di produzione avanzato da introdurre anche nel nostro paese. Questo modello ha molte similitudini con il taylorismo ma pone alla sua base l'idea della flessibilità dell'orario di lavoro in base alle esigenze di produzione dell'azienda richiedendo un'enorme capacità di adattamento da parte dei lavoratori: un lavoratore giapponese di 31 anni dopo il normale orario di lavoro e dopo 144 ore di straordinario, peraltro NON pagato, è stramazzato al suolo in azienda MORTO LETTERLAMENTE DALLA FATICA DEL LAVORO. Mi chiedo ora questi signori che da anni propugnano l'introduzione (ideologica) anche nel nostro paese sostendo che è un modello che risponde alle esigenze del mercato e della produzione intendano ancora spingere per la sua adozione e se dopo una notizia del genere non sentano almeno l'esigenza morale (in un paese che viene definito baluardo contro la secolarizzazione occidentale , e che dovrebbe porre i valori cosiddetti fondamentali fra cui anche i diritti dell'uomo, ahinoi in questo non siamo molto simili dall'Iran...) di fare una bella autocritica dato che ci sarebbe un'effetto devastante sulla vita sociale e lavorativa dei lavoratori italiani: soprattutto se il cosiddetto sindacato riformista non mantiene la linea dei diritti individuali dei lavoratori che in base alla nostra Costituzione devono dare il loro contributo alla nazione. Il liberismo è un'animale idelogicamente molto esigente: richiede fedeltà assoluta e spiegazione unidirezionali che non ammettono repliche e sconfitte perchè è sempre colpa degli altri che non spingono le cosiddette riforme al limite e/o eliminano le rete di protezione sociale che serve da paracadute nei disastri commessi da questa ideologia. Già ora, esempio la ThyssenKrupp, essa è labile come la carta velina poi se la cancelliamo completamente.................... e vogliamo dare un'immagine ideale non saremmo molto diversi dal film metropolis dove le masse vivevano nei bassifondi lontani da tutto e tutti!
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