martedì 11 dicembre 2007

Morti bianche: il giorno del dolore e della rabbia

Si è svolta la marcia di protesta per gli operai morti alla Thyssen e giustamente c'erano sentimenti contrastanti e forti emozioni: dolore, rabbia.............. ed è andata anche bene; qualche anno fa non sarebbe stata così pacifica la cosa; ma la classe operaia italiana, o meglio quello che ne rimane, ancora una volta ha dimostrato maturità e dignità che dovrebbero fare riflettere chi oggi se li è dimenticati troppo presto e li ha messi nell'ombra per rincorrere sogni di potere all'insegna "dell'arricchitevi" tanto c'è il popolo bue che vi mantiene, salvo poi fare facce contrite e esprimere condoglianze di maniera e false mai come in questi casi; mi ha colpito il profondo dolore e la rabbia di quel padre dell'operaio morto, provando (sono padre anch'io) a mettermi nei suoi panni: straziante la rabbia, il dolore e la coscienza di aver perso un figlio che non faceva altro che lavorare per costruirsi un futuro che ora non avrà più e ho ripensato ai sogni rubati dei tanti giovani che hanno fatto in questi 50 anni "italiani" la fortuna del paese e fatto entrare bei profitti nelle tasche degli imprenditori ma soprattutto hanno costituito la ossatura di quelle OO.SS. che ora nel nome della concertazione e del consociativismo con la controparte hanno dimenticato il loro primo fine e troppo spesso fanno solo "testimonianza" nelle aziende. Quanti errori si portano sulle spalle; quante generazioni rubate a una vita migliore ma soprattutto quanto sangue operaio è scorso all'ombra degli "accordi" che puntualmete hanno ridotto di un poco gli spazi faticosamente conquistati dagli operai: fino a farli sparire dalla scena della società mettendoli sullo sfondo, all'orizzonte. Bene hanno fatto a fischiare e bene hanno fatto a inquadrare quel padre addolorato e furente per la vita scomparsa. Ma ora bisogna andare avanti e punire, severamente, i colpevoli ma soprattutto bisogna ricordarsi che essi lo sono per la giustizia per le eventuale mancanze commesse ma c'è un'altro aspetto che nessuno affronta: la politica. Essa è la vera responsabile dell'attuale situazione è lei che in nome del "laissez faire" sta slegando i lacciuoli uno alla volta diminuendo sicurezza e prospettive future, spogliando come una margherita tutte le conquiste fatte riducendole a meri simulacri; anzi spesso si sente dire che sono di ostacolo allo sviluppo e lo si sente dire proprio da chi una volta si richiamava ad ideologie "operaie": questi morti "VI ACCUSANO" c'è un dito puntato addosso a VOI un dito che rappresenta una vita mancata, sogni infranti in cantiere o in una fabbrica, un futuro che non c'è più.
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