giovedì 24 gennaio 2008

Davos: entra la depressione esce la spavalderia e il liberismo

Son finiti i tempi delle luminarie e delle arroganti prosopopee sul magnificenza del re liberismo e sulle sue capacità di assicurare a tutti (compresi i morti di fame) un futuro roseo e ricco: il bagno di arroganza è finito nell'acqua tempestosa della recessione in puro stile american way of life e se non fosse per Bernanke che ha rialzato i tassi con una mossa disperata l'effetto a cascata sarebbe stato davevro tragico per tutti: altro che Grande Depressione in un colpo solo le persone comuni si sarebebro trovate dalla misera vita a cui sono tenute alla fame nera e in cuor loro molti avrebbero cominciato a ripensare a tutte le parolone dette negli anni precedenti cominciandosi a chiedere se questo davvero è il migliore dei mondi possibili e non ce ne fosse un'altro là poco oltre nella vicina america latina dove "l'onda rossa (termine non mio)" ha ripreso vigore: com'è facile e masochistico sparare giudizi tranchant, nonostante la crisi imminente per chi ha paraocchi tali da non capire che continuando a difendere un sistema ingiusto e iniquo non fa un favore nemmeno a se stesso e ai suoi figli; meglio sarebbe che cominciasse a guardarsi intorno ad osservare la macelleria sociale che il liberismo ha fatto in questi decenni. Infatti i soloni e sacerdoti liberisti in tempi come questi diventano improvvisamente keynesiani e chiedono, anzi strepitano, a gran voce l'intervento pubblico a difesa dei loro profitti e delle loro attività disposti ad ammettere solo in parte le proprie responsabilità ma pronti comunque a battere cassa per rovesciare sulla società i costi delle loro avventure finanziarie e speculative sperando che siano altri, facilmente individuabili nei comuni cittadini, a apagfare il conto della loro irresponsabilità. Non meraviglia, quindi, che la Gallup, come ogni anno, nel sondaggio sullo stato di contentezza dei cittadini abbia registrato in "TUTTO" il mondo un'aumento vertiginoso dell'insoddisfazione e della depressione degli stessi non solo per il futuro loro ma anche dei loro figli ma esprimono, per la prima volta, anche sfiducia negli imprenditori e nei politici che non sono più punti di riferimento per uscire dalla crisi attuale e dare alle successive generazioni non solo un mondo migliore ma anche diverso dall'attuale. Indovinate un pò a chi va la fiducia? A intellettuali e scienziati proprio quelli verso i quali si sono riversati gli strali dei liberisti per essere dei rompiscatole quando mettevano, e mettono, in guardia, il pianeta dai mali che l'eccessivo sfruttamento delle risorse, frutto di un sistema che per mantenersi deve crescere all'infinito e che non ammette critiche di sorta nemmeno da chi per mestiere è tenuto a farle. Ora veniamo alla parte Italia: ma davvero lo volete sapere come la pensiamo e a quale parte delle risposte abbiamo dato dato maggior valore? Siete sicuri? O lo sapete già e non avete il coraggio di dirlo nemmeno a voi stessi perchè dovreste ammettere che nn avete capito un bel niente di come vanno le cose e di come vi hanno preso per il c....?
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