sabato 12 gennaio 2008

Il Papa e Veltroni: solo, come dicono gli avversari, una "sculacciata"?

Non ho alcuna intenzione di strumentalizzare nulla in questa vicenda anche perchè le parole dette in un contesto sono una cosa, "decontestualizzate" ne assumono un'altro: quindi calma e gesso; ma sarebbe dovuta andare diversamente l'udienza del Segretario del ParDem e Sindaco di Roma dal Papa (era accompagnato dai Presidenti di Regione e Provincia), perchè di solito è una formalità in cui ognuno dice parole di circostanza e finisce lì, invece prima si è fatto un'ora di attesa in seguito alll'incontro fra Papa e Ambasciatore americano poi si è sorbito una reprimenda direttamente dal Papa sul degrado di Roma (che detto fra parentesi non è cosa di ora nè è misconosciuto da tutti che ci sono zone della Capitale che sono da IV° mondo), cosa che ha lasciato sconcertato il politico per la franchezza delle parole. Nell'entourage di Veltroni si è subito messo la sordina e si è cominciato a riflettere sul che "fare" ma da come i media hanno presentato la cosa è chiaro che il colpo subito ha lasciato un segno profondo e netto: e ciò nonostante lo stesso politico avesse, per ingraziarsi la gerarchia papalina, detto no al registro delle unioni civili e stretto contatti con vari alti prelati vaticani; allora la domanda è: perchè? A chi parlava? al Sindaco o al Segretario del ParDem? Perchè si sa che le vie della politica (nessuno mi dica che in Italia la Chiesa "non" faccia politica perchè è un'assurdo nei termini, la fa eccome ed anche bene) sono spesso tortuose. E' probabile che ci fosse anche una ramanzina (bonaria hanno poi precisato quando subito dopo e nelle ore successive è intervenuta la diplomazia per evitare il più clasico degli incidenti diplomatici rompendo l'idillio che si è creato) per le condizioni dell'umanità dolente che vive ai margini della società italiana e di cui la politica di questo paese si accorge solo quando sono commessi reati o quando c'è qualcun da mettere alla gogna o da mostrare al pubblico odio: e questo è nel DNA della Chiesa farlo: qui i ritardi sono tanti e spesso le associazioni cattoliche fanno un'utlissima azione di (ri)costruzione del tessuto sociale che lo Stato non è a tutt'oggi in grado d fare. Invece se si da un'attenta lettura concatenando i fatti a partire dalla crescente ingerenza della gerarchia ecclesiale nella vita politica italiana allora la cosa cambia e di molto. Si dice: si parla al Sindaco perchè Il Segretario ascolti. Perchè il ParDem non prenda via non gradite, perchè la parte cattolica (non tutti sono teodem nel ParDem e i cattolici con una visione più aperta non mancano come i 60 che firmarono l'appello per i DICO che furono "fortemente" criticati dai giornali cattolici per aver abbandonato l'origine "identitaria") del partito non sfugga al controllo dele coscienze; c'è anche un chiaro avvertimento in vista della stesura dello Statuto del partito, ora in versione 2.0, dal quale l'accento marcato della confessionalità è attenuato da una maggiore, e per ora solo letterale, richiamo alla laicità: nulla di trascendentale, per amor del vero, ma solo un'accentuazione per non perdere voti a sinistra del partito mantenendo (con un sottile gioco di equilibrio) ferma la barra della vicinanza al mondo cattolico (anche integralista) presente al suo interno. L'impressione che si ricava è quella di un'avvertimento chiaro e netto a non uscire dal solco creato e fare ogni sforzo per accontentare i "desiderata" vaticani: aborto; legge 40; unioni civili; trattamento "sanitario" della diversità ecc. ma anche un segnale, ulteriore, ai cattolici che non sono allineati con la linea vaticana per farli rientrare all'ovile. Se si voleva un'esempio reale di quale centro di potere politico fosse la gerarchia vaticana oggi nel nostro paese in quell'udienza lo ha avuto: senza se e senza ma.........
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