mercoledì 13 febbraio 2008

Aborto, fase 2: criminalizzare le donne

Due aspetti che ci dovrebbero far riflettere. Al Nuovo Policlinico (<-- a sinistra il link alla notizia) di Napoli la polizia ha fatto irruzione per una notizia di reato in merito ad un presunto feticidio che si riteneva appena commesso mentre invece non era null'altro che un'aborto terapeutico (che si fosse nel giusto lo prova nel fatto che fra le altre cose il feto è nato già morto). Sia chiaro che sia la polizia che il pm hanno fatto il loro dovere visto che dal loro punto di vista con una notizia di reato di tal genere non potevano non intervenire (anche se la denuncia anonima in base alla giurisprudenza della Cassazione non se ne dovrebbe tenere conto, ma qui credo siamo nel campo della interpretazione), però è sintomatico della situazione di tensione e pressione psicologica che ormai la offensiva medievale antiabortista ha creato nel nostro paese; la Signora è stata sottoposta ad un interrogatorio poco dopo lo stesso intervento unendo alla tragedia anche il doversi sentire come una criminale e dai giornali di oggi risulta che nelle sue dichiarazioni ha espresso più volte l'intenzione (essendo il primo figlio) di tenerlo se fosse stato sano. L'altro aspetto è la bellissima e toccante lettera di una Signora che Augias ha pubblicato ieri nelle lettere e commenti del giornale La Repubblica. Bella e struggente ma anche pacata, è la lettera di una donna (che è ben riassunta nel titolo che se ne è dato: "adoro mia figlia ma avrei scelto l'aborto") che è stufa e stanca di sentirsi sotto il mirino di chi non essendo portatore e creatore di vita vuole a tutti i costi insegnare a chi la vita la crea cosa deve fare e cosa non fare. La Signora brevemente ha ripercorso la propria vicenda evidenziando che in seguito ad un'errata lettura di una eco ha una figlia di 2 anni con una grave malformazione cerebrale invalida al 100 %. Ad un certo punto dice che, proprio perchè si trova a vivere una difficile situazione, simile a quella di tante altre famiglie, punta il dito, giustamente a mio parere, contro "chiesa, politica e medicina che devono smettere di guardare alle donne (cito testualmente) come a puttane che uccidono i propri figli". E non posso che darle ragione visto che l'aborto non è una scelta facile per una donna che lo affronta ma si connota spesso come un vero dramma per chi lo vive, per la sua famiglia, e che spesso non c'è altro da fare; questo secondo aspetto è importantissimo dato che a parlare è una donna che da quello che scrive si capisce che il problema lo vive in prima persona e deve affrontarlo giornalmente contro tutto e tutti. Come suonano stonati di fronte a questi due aspetti i difensori della vita che facendosi scudo dei progressi della tecnica medica (la stessa tecnica medica contro la quale hanno fatto fuoco e fiamme quando veniva applicata alla diagnosi preimpianto e alla fecondazione assistita) cercano, attraverso questa strada, di minare le fondamenta stesse della legge 194 senza dire quale sarà però il futuro di quei nascituri che si troveranno a non avere un futuro uguale agli altri e creando difficoltà enormi alle famiglie che (assente lo Stato che ha ormai abdicato alla sua funzione di aiuto e assistenza ad esse) dovranno lottare contro pregiudizi e indifferenze, per non parlare della inciviltà, sociali e politiche che gli costruiscono intorno un muro invalicabile e da cui è difficilissimo evadere (salvo il caso che va in prima pagina quando esasperati ci si toglie la vita). La crociata antiabortista sta assumendo toni e aspetti parossistici non da paese moderno e (presunto) liberale. Siamo di fronte ad una ennesima caccia alle streghe. Insomma vista la completa mancanza di copertura e autorevolezza della politica, ed in particolare della politica laica, e la straripante ingerenza degli integralisti per le donne stanno arrivando momenti bui e pericolosi dove, anche quando si fa tutto in regola (come nel nosocomio napoletano), si possono trovare nella condizione di sentirsi delle criminali solo perchè, pur avendo una libertà di scelta, questa nei fatti viene compressa o compromessa qualcuno con una denuncia anonima chiama le forze dell'ordine facendogli credere che è accaduto qualcosa di illegale: ma anche il diritto ad una sepoltura il feto se lo vede riconosciuto o no? Perchè anche questo è importante dato che è stato sequestrato. E ha ragione chi dice che anche i media in questa crociata fanno la loro parte quando parlano e mostrano gli "strabilianti" risultati delle tecniche di cui sopra mentre tacciono sulla cosa più importante: il dopo; un "dopo" che è fatto di sofferenza e dolore non solo per la famiglia ma anche per il diversamente abile di alto grado che non sarà mai in grado di recuperare il gap nè potrà vivere la propria vita nel migliore dei modi, ammesso naturalmente che sia cosciente della vita stessa. Il vero problema sarà quando i genitori non ci saranno più: che succederà allora? Chi se ne farà carico? Cosa dicono in merito i cosiddetti difensori della vita? La gerarchia ecclesiastica se ne farà carico in prima persona? Domande di cui credo di conoscere la risposta. La vera scelta civile sarebbe quella di ascoltare le donne e di considerare le loro problematiche, ma soprattutto di tener presente che proprio perchè costoro cercano di risolvere la situazione con la 194 dentro le stanze sorde e grigie e non nella società (magari attraverso una consultazione popolare) dovrebbe farci riflettere che le posizioni integraliste sono minoritarie e astoriche per non dire illiberali e che se fossimo persone serie dovremmo affrontarle con la serenità di chi sente di essere dalla parte della ragione e non della oscurità.
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