martedì 14 maggio 2013

una storia dei nostri tempi... a latere del processo "Ruby"

  1. Ruby, il Csm sanziona la pm dei minori Fiorillo: “Violazione del riserbo”
Il magistrato rilasciò alcune dichiarazioni alla stampa dopo l'informativa del ministro dell'Interno Maroni al Senato: "Parlai perché io non ho mai autorizzato l'affidamento della giovane marocchina a Nicole Minetti". Lunedì la requisitoria del processo a Berlusconidi redazione del fatto quotidiano del 10/5/2013
Condannata per la violazione del riserbo. Per questo è stata sanzionata dal Csm con la censura Anna Maria Fiorillo, il pm della Procura dei minori di Milano che era di turno la notte in cui Ruby venne portata in questura e poi affidata a Nicole Minetti, episodio che ha dato poi il via al processo a carico di Silvio Berlusconi. La censura è la meno dura delle “pene” previste di fronte al Consiglio superiore della magistratura. L’accusa riguardava alcune dichiarazioni del magistrato alla stampa, con le quali Fiorillo rettificò quando detto dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni al Senato, spiegando di non aver mai autorizzato l’affidamento della giovane marocchina alla Minetti. “L’avevo messo in conto, ma lo rifarei” ha commentato la Fiorillo, che ha aggiunto che presenterà ricorso contro questa decisione.
Lunedì è in programma la ripresa del processo a Berlusconi per questa vicenda. A meno di “colpi di scena”, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini dovrebbe concludere la requisitoria con la richiesta di condanna nel processo Ruby, che vede l’ex presidente del Consiglio imputato per concussione e prostituzione minorile per i presunti festini a luci rosse ad Arcore e per la telefonata a funzionari della Questura per chiedere, secondo l’accusa, il rilascio della giovane marocchina nel maggio 2010. Dopo la requisitoria, i giudici dovranno fissare un’altra udienza per dare la parola agli avvocati Ghedini e Longo e poi un’altra ancora per repliche e camera di consiglio. Un’altra sentenza per Berlusconi potrebbe dunque arrivare entro la fine di maggio.
Il magistrato si è difesa davanti al Csm spiegando che sull’affidamento di Ruby dette “indicazioni assolutamente difformi” da quelle riferite dall’allora ministro dell’Interno Maroni. “Se fossi stata zitta – ha aggiunto – avrei prestato acquiescenza a quella ricostruzione”. Un intervento che peraltro avvenne – ha fatto notare – dopo che “per dieci giorni sono stata bombardata: nelle trasmissioni televisive e sui giornali si metteva in discussione il mio operato”. La Fiorillo si è detta ”orgogliosa di essere un magistrato”, fino a commuoversi ricordando suo padre, magistrato come lei.
2. e questo, sempre in argomento, è un commento di un ex magistrato Bruno Tinti:Caso Ruby, il Csm censura l’unica persona che fa il suo dovere
Personaggi. Annamaria Fiorillo: sostituto procuratore presso la Procura dei minori di Milano. Ingiunge a Giorgia Iafrate di affidare a una comunità la minorenne marocchina Ruby. Giorgia Iafrate: commissario presso la Questura di Milano. Viola le direttive ricevute e affida Ruby alla igienista dentale di B., Nicole Minetti. Pietro Ostuni: capo di gabinetto. “Consiglia” a Giorgia Iafrate di ignorare le direttive di Annamaria Fiorillo. Silvio Berlusconi detto B.: presidente del Consiglio. “Consiglia” a Pietro Ostuni di ingiungere a Giorgia Iafrate di ignorare le direttive di Annamaria Fiorillo. Roberto Maroni: ministro dell’Interno. Afferma pubblicamente che la Polizia aveva affidato Ruby alla Minetti obbedendo alle direttive impartite da Annamaria Fiorillo. Edmondo Bruti Liberati: procuratore della Repubblica di Milano. Emana un comunicato stampa in cui afferma che l’affidamento di Ruby si è “svolto correttamente”. Monica Frediani: procuratore della Repubblica per i minori di Milano. Vieta ad Annamaria Fiorillo di parlare con i giornalisti per smentire le affermazioni false di Maroni e Bruti Liberati. Consiglio Superiore della Magistratura, detto Csm, composto da membri togati (magistrati nominati dalle correnti) e da membri laici (persone nominate dai partiti). Rifiuta di aprire una pratica a tutela richiesta da Annamaria Fiorillo al fine di smentire le menzogne di Maroni e Bruti Liberati; poi condanna disciplinarmente la stessa per aver spiegato ai giornalisti che Maroni e Bruti Liberati avevano mentito.
Trama della tragicommedia (farsa/tragedia?). La minorenne Ruby è accusata di furto, fermata durante la notte. Si accerta che è senza fissa dimora. Il Pm minorile Fiorillo ordina alla polizia di affidarla a una comunità (così prescrive la legge). Il potente B., probabilmente amante di Ruby, teme che costei lo “sputtani” e “ordina” di consegnarla alla sua fida “igienista dentale”. Ostuni e Iafrate, lieti di compiacere il potente ovvero spaventati da lui, obbediscono. Molti cantastorie raccontano il trionfo del vizio; forte è l’indignazione dei benpensanti. Maroni, compagno di governo di B., spontaneamente o sollecitato, li rassicura con una menzogna: la Polizia ha fatto il suo dovere, obbedendo agli ordini del pm. Bruti Liberati gli fa eco, non si sa se con consapevole menzogna o superficiale accertamento: la Polizia ha agito “correttamente”.
Fiorillo si incazza: mi fanno passare per ignorante o, peggio, serva di B.; chiede al Csm di valutare i fatti e intervenire a sua tutela perché sia chiaro che ella ha fatto il suo dovere, applicando la legge. Il Csm (che di pratiche a tutela ne ha fatte qualche migliaio) si dichiara non competente. Bruti Liberati si guarda bene dal correggere il suo falso comunicato. Fiorillo, abbandonata da tutti e additata come incompetente professionista al pubblico disprezzo, racconta a giornalisti cartacei e televisivi come sono andate le cose.
Bugiardi colposi e dolosi si arrabbiano e il Csm condanna Fiorillo per aver trasgredito all’ordine esplicito del suo capo Frediani. Per scaricarsi la coscienza, il Csm affetta virtuosa integrità: condanno perché la legge è legge; ma sento il bisogno di affermare che la vicenda si è svolta così come ha dichiarato Fiorillo. Qualche anno dopo, uno scriba ignoto, indignato per lo strazio arrecato alla virtù e per l’omaggio offerto al vizio, riprende la storia e ne immagina un confortante sviluppo. Annamaria Fiorillo si ricorda della favola del panettiere, del Re di Prussia Federico II e del giudice di Berlino; e presenta un ricorso alla Corte di Cassazione. Racconta che il sostituto procuratore generale che chiese la sua condanna al Csm era Elisabetta Cesqui, personaggio di spicco di Magistratura democratica, di cui Bruti Liberati è stato a lungo presidente ed è vera e propria icona. Sommessamente lamenta che ragioni di opportunità (anche i pm debbono essere e apparire imparziali) avrebbero consigliato di affidare l’accusa a persona meno legata al procuratore di Milano, il cui comunicato stampa sarebbe stato platealmente smentito dalla sua assoluzione.
Invita la Corte a valutare l’incoerenza del Csm che sollecitamente incolpa lei per aver disatteso l’ordine del procuratore dei Minori Frediani; e che però non assume alcuna iniziativa nei confronti del procuratore di Milano Bruti Liberati. Eppure costui non solo ha emesso un comunicato obiettivamente falso (questo sì indice di scarsa professionalità e colpevole ingenuità) ma ha omesso, una volta noti i fatti, di emetterne altro, a correzione del primo, a tutela dell’immagine pubblica e professionale di lei stessa Fiorillo e della Procura dei minori. Ricorda infine che lo stesso Csm (Sezione Disciplinare del Csm n. 52/99) aveva ritenuto “giustificate le dichiarazioni alla stampa, fatte per rispondere ad accuse già pubblicate su una certa testata giornalistica, e che esigevano il diritto di ripristinare la rappresentazione reale del proprio operato, contro rovesciamenti di prospettiva distorti e/o offensivi per sé e/o per l’ufficio giudiziario di appartenenza”. La Corte di Cassazione si rende conto dell’oltraggio patito da Fiorillo e applica l’esimente della legittima difesa: in linguaggio paragiuridico (per l’occasione preso in prestito da Marco Travaglio) scrive in sentenza che mandare impuniti funzionari pavidi o compiacenti e magistrati disattenti ed eccessivamente prudenti, “censurando” l’unica persona che ha fatto il proprio dovere, è un vero schifo.
di Bruno Tinti sul fatto quotidiano del 14/5/2013
ora che dire?
  1. Fai il tuo dovere e ti puniscono perchè l'hai fatto, censurandoti duramente;
  2. non lo fai e ti danno addosso perchè sei inefficiente, inutile, mangiapane a tradimento ecc.
tutti a dire che la giustizia non funziona, che i magistrati fanno inchieste a orologeria, che vogliono eliminare il politico perchè inviso a una parte ecc. ecc.; un altra parte, per un puro calcolo di potere fa finta di nulla quando il politico non solo fa invadere un Tribunale ma chiama la gente in piazza, e per fortuna che erano pochi, per una prova di forza preludio alla successiva sentenza che se sfavorevole richiamerà in piazza altra gente: in un continuum senza fine finchè.... finchè gli altri mollano sulle, vere, cose che gli interessano o finchè non gli danno un qualcosa che lo mette al riparo ben sapendo che senza il suo perno l'intero sistema messo su in 20 anni e rotti crolla; ma sapete qual'è il vero problema? Che un terzo del paese .... ci crede (foss'anche per opportunismo italico, o creduloneria pura e semplice) eccome ci crede.
Che paese siamo, vero? Pronti a proclamarci in difesa della giustizia ma altrettanto pronti a scordarcene quando ci sbattiamo il muso... intanto il paese reale continua nella sua agonia: oggi un anziano s'è dato fuoco; un altro ha preso un manico di piccone e ha fatto una strage; una donna è stata colpita con l'acido; e qualcuno si meravigliava che un altro folle in peina piazza montecitorio con una pistola ha quasi ucciso un carabiniere.. non sono casi isolati, anzi aumenteranno nei prossimi mesi in quantità e qualità della follia violenta .. e non ci possiamo fare nulla almeno finchè saremo così passivi da assistere imbelli al farsi i fatti propri della casta: qui non si tratta dif are rivoluzioni, siamo italiani e di conseguenza non siamo un popolo "rivoluzionario" ma di cambiare mentalità, prospettive, idee...... prima e poi di votare non secondo la parte ma, proprio, secondo la tasca propria: e pensare che mentre chiedono l'abrogazione dell'imu i sindaci degli stessi partiti l'alzano a livelli intollerabili, proprio sulla prima casa e NON sulla seconda, strano vero?
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