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lunedì 15 dicembre 2014

“Antipolitica”, Napolitano ricorda Moroni. Ma non il sistema delle tangenti

Fonte: il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2014 a firma di Mario Portanova
“Un clima da pogrom nei confronti della classe politica”. Sul Corriere della Sera, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda la lettera inviata alla Camera da Sergio Moroni: un testo drammatico in cui il deputato del Psi spiegava le ragioni per cui, il 2 settembre 1992, si sarebbe tolto la vita dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta Mani pulite della Procura della Repubblica di Milano. Napolitano, all’epoca presidente dell’assemblea di Montecitorio, ricorda la lettura in aula di quella lettera come “il momento umanamente più angoscioso” della sua carica. Quello che però non ricorda è che in quella missiva dove rivendicava di non avere preso un soldo per sé, il deputato (padre di Chiara, che sarebbe diventata a sua volta parlamentare) ammetteva in pieno l’esistenza del sistema delle tangenti che i magistrati stavano svelando dopo l’arresto di Mario Chiesa a Milano, il 17 febbraio di quell’anno: “Ho commesso un errore accettando il sistema”, scriveva Moroni in quel pubblico congedo, “ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune”. La lettera di Napolitano al Corriere è la risposta al commento domenicale di Ernesto Galli della Loggia, “All’origine dell’antipolitica”, in cui il politologo lamentava come le parole di Moroni fossero “cadute nel vuoto”. Riferendosi, anche lui, al grido di dolore del parlamentare per “essere accomunato nella definizione di ladro oggi così diffusa”, ma guardandosi bene dal citare i passaggi sull’esistenza di un sistema che con la “origine dell’antipolitica” ha molto a che fare.
Il 2 settembre 1992 Sergio Moroni comprò un fucile in armeria, scese nella cantina della sua abitazione a Brescia e si sparò. Su di lui pendeva una richiesta di autorizzazione a procedere della Procura di Milano, datata 16 luglio 1992, per corruzione e violazione del finanziamento pubblico ai partiti. La richiesta era firmata dal pool Mani pulite al completo: Di Pietro, Davigo, Colombo, Borrelli. Diversi imprenditori e politici lombardi interrogati dai pm avevano indicato in Moroni, segretario regionale del Garofano guidato da Bettino Craxi, un protagonista del sistema delle tangenti in Lombardia, insieme al suo omologo Dc Gianstefano Frigerio, poi condannato in via definitiva, riemerso alla Camera nel 2001 grazie alla candidatura blindata in Forza Italia e finito di nuovo in carcere per le tangenti Expo, per le quali ha patteggiato tre anni e quattro mesi.
Quello di Moroni non fu il primo “suicidio di Tangentopoli“, dato che prima di lui si erano tolti la vita alcuni amministratori locali coinvolti a vario titolo nelle inchieste, fra i quali il segretario del Psi di Lodi Renato Amorese, il 17 giugno. Fu, però, la prima volta di un politico nazionale, di un parlamentare, che per di più aveva scelto di sollevare il tema nel modo più tragico: “Vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo ‘tangenti'”, scrive Moroni a Napolitano, “accomunato nella definizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto“. Ma quali erano le accuse a Moroni? Nella richiesta di autorizzazione, tra gli elementi contro di lui i pm elencano le dichiarazioni di Luigi Martinelli, democristiano, consigliere regionale lombardo e presidente della Commissione ambiente. Che ai magistrati racconta di una tangente da un miliardo e 800 milioni di lire, le cui prime tranche erano già state consegnate, per la costruzione della discarica di Pontirolo, in provincia di Bergamo. La megatangente, secondo Martinelli, sarebbe stata spartita 50-50 tra Moroni e Frigerio per conto dei rispettivi partiti. Il deputato Psi, secondo gli inquirenti, è “l’autore dell’accordo di spartizione”. Dalle carte emerge anche un contrasto tra i due segretari regionali. Moroni non avrebbe spartito nulla – sempre in termini di denaro da consegnare al partito – in qualità di assessore regionale ai Trasporti, ma il secondo avrebbe fatto lo stesso con il denaro “proveniente dal settore dell’Edilizia economica popolare”. Così le discariche – non solo Pontirolo- sarebbero diventate il terreno di compensazione dei “crediti”. Moroni, infatti, era accusato di corruzione anche per l’acquisto di materiale rotabile per le Ferrovie Nord Milano, quelle che servono i pendolari. La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Milano nel 1994 a carico dei coindagati, poi confermata in appello e in Cassazione, dichiarerà pienamente provati i fatti. E cioè che il deputato Psi aveva ricevuto materialmente circa 200 milioni di lire in una cartellina da ufficio, avvolta in un giornale. Del resto lo stesso Moroni non ha mai negato di aver percepito denaro: “Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali”, scrive ancora nella lettera d’addio.
Nel corso delle indagini, l’assessore regionale socialista Claudio Bonfanti raccontò addirittura di una diatriba interna al Psi sulla ripartizione correntizia delle tangenti. Ai magistrati che gli chiedevano conto del sistema discariche di rifiuti in Lombardia, Bonfanti descrisse una normativa fatta in modo da potere concedere i permessi a chiunque pagasse, anche senza i requisiti necessari. Nell’autunno del 1991, mise a verbale Bonfanti, “l’onorevole Balzamo (storico segretario amministrativo nazionale del Psi di Craxi, ndr) mi chiamò e mi redarguì per il fatto che stavo permettendo il finanziamento del gruppo martelliano”. Guidato appunto “da Moroni”. E quest’ultimo, continuava Bonfanti, “mi confermò che si era occupato e si stava occupando di ricevere contribuzioni dagli imprenditori”.
Le discariche di rifiuti, le case popolari, i treni per i pendolari. Temi sensibili che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni e con la salute delle persone. Questioni che oggi, un quarto di secolo dopo quelle confessioni, esplodono. Trattati dalla politica dell’epoca come un fiume dal quale pompare una massa spaventosa di denaro pubblico, dato che gli esborsi delle mazzette sostenuti dagli imprenditori venivano scaricati sui costi delle opere e delle forniture pubbliche.
Fu soltanto il “clima da pogrom” a uccidere Sergio Moroni, come ricorda oggi il presidente della Repubblica? O fu anche quel sistema di cui il deputato socialista faceva parte? Moroni “aveva molto sofferto per il cordone sanitario che gli era stato fatto attorno”, ricorderà anni più tardi Loris Zaffra, altro politico socialista pesantemente coinvolto in Tangentopoli, che ebbe occasione di parlare con lui di quelle vicende giudiziarie. “Tangentopoli ha messo a nudo, oltre al giro delle tangenti, la slealtà dei rapporti politici. Sei stato arrestato? Peccato per te, entri nel cesto delle mele marce. Gli altri, che con te hanno diviso errori e responsabilità, si girano dall’altra parte. Inaccettabile”. Ed ecco la lettura che diede la moglie di Moroni, Sandra, in un’intervista del 1998 al settimanale Diario: “In effetti mio marito era nauseato dalla piega che aveva preso la vita politica ancor prima dell’inizio di Mani PulitePerò si è innescato un meccanismo di violenza in cui i magistrati potevano stare ai limiti della legalità perché avevano la stampa e l’opinione pubblica dalla loro parte. La rivoluzione rispetto a una certa politica”, concludeva la signora Moroni, “poteva essere giusta ma, invece che per via giudiziaria, doveva essere fatta in Parlamento. Cosa che non è successa”.
p.s.
Nel senso più comune il termine antipolitica definisce l'atteggiamento di coloro che si oppongono alla politica giudicandola pratica di potere e, quindi, ai partiti e agli esponenti politici ritenendoli, nell'immaginario collettivo, dediti a interessi personali e non al bene comune. Per assonanza con il termine antipolitica, in senso negativo-dispregiativo, si può intendere anche direttamente proprio questo tipo di pseudo-politica che si contrappone alla politica propriamente detta dedita invece alla salvaguardia dell'interesse collettivo (Fonte: Wikipedia).
Nulla da aggiungere....

mercoledì 10 dicembre 2014

Giorgio Napolitano: “Critica alla politica è degenerata in patologia eversiva”

Fonte: Il Fatto Quotidiano (di F.Q.) del 10 dicembre 2014
“La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere è degenerata in anti-politica, cioè in patologia eversiva”. Parola di Giorgio Napolitano. Contro le infiltrazioni criminali nella politica e il degrado di quest’ultima. Ma anche contro chi critica la politica, anche se malata: quindi organi di stampa, opinion makers e alcuni esponenti politici ‘non allineati’ come Beppe Grillo e Matteo Salvini. Il presidente della Repubblica ha utilizzato il palco di una manifestazione all’Accademia dei Lincei per dire la sua, seppur indirettamente e non facendone mai il nome, sull’operazione della Procura di Roma che smantellato la cosiddetta mafia capitale e le sue innumerevoli entrature nelle istituzioni. Non solo. Napolitano ha attaccato anche chi spara a zero sui partiti sull’onda dello sdegno. Per Napolitano, “non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”. Ciò non toglie, ha aggiunto il Capo dello Stato , che “è ormai urgente la necessità di reagire” ad una certa anti-politica, “denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie” ma anche “a riavvicinare i giovani alla politica”.
“Anti-politica è la più grave delle patologie” - Napolitano, ovviamente, non ha potuto non registrare che è in atto una crisi “che ha segnato un grave decadimento della politica, contribuendo in modo decisivo a un più generale degrado dei comportamenti sociali, a una più diffusa perdita dei valori che nell’Italia repubblicana erano stati condivisi e operanti per decenni”. Da qui il proliferare dell’antipolitica, che per il presidente della Repubblica è “la più grave delle patologie” con cui un Paese civile deve fare i conti. Più della corruzione, più delle organizzazioni malavitose nelle istituzioni. Non solo. Per Napolitano, negli ultimi tempi, sono dilagate nei confronti della politica e delle istituzioni “analisi unilaterali, tendenziose, chiuse ad ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”. Una azione, ha sottolineato il capo dello Stato, cui non si sono sottratti “infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo, e anche, per demagogia e opportunismo, soggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana“.
“Anti-politica mischiata ad anti-europeismo” - Da qui l’appello per “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” e “insieme sollecitare un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”. A chi è rivolto l’invito del presidente? “A tutte le componenti dello schieramento politico“. A sentire il capo dello Stato, inoltre, ultimamente stanno emergendo “svalutazioni sommarie e posizioni liquidatorie” rispetto all’Unione Europea: “Gli ingredienti dell’anti-politica si sono confusi con gli ingredienti dell’anti-europeismo” è l’allarme lanciato da Napolitano, secondo cui a creare questa situazione “hanno contribuito miopie e ritardi delle istituzioni comunitarie insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri“.
“In Italia gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici” - Il presidente della Repubblica, poi, ha sottolineata l’esistenza di “un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare” e che non si possono ricondurre soltanto alla crisi e al malessere sociale. Anzi. A sentire il capo dello Stato oggi ci sono “magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici, nel perseguire confuse ipotesi di lotta per una ‘società altra’ o per una ‘alternativa di sistema’. Virus di questo genere – ha detto Napolitano – circolano ancora in certi spezzoni di sinistra estremista o pseudo rivoluzionaria, e concorrono ad alimentare la degenerazione del ricorso alla violenza, mascherato da qualsiasi fuorviante motivazione“. Un rischio, insomma, di focolai di violenza “destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando allo stesso tempo l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell’ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo in Italia devono fare i conti“.
“Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento” - L’analisi e la critica del Capo dello Stato poi si è spostata sui giovani rappresentanti delle istituzioni, che devono impegnarsi “a servizio del Parlamento e del Paese, impedendo l’avvitarsi di cieche spirali di contrapposizione faziosa e talora persino violenta”. Loro, per Napolitano, devono invece alimentare “ragionevoli speranze per il futuro dell’Italia”. Anche perché “mai era accaduto”, come nel biennio scorso, l’avvio “in Parlamento di metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità, di tentativi sistematici e continui di stravolgimento e impedimento dell’attività legislativa delle Camere”.
L’errore storico di Napolitano: dimentica i tumulti al Senato per l’approvazione della legge Truffa - Su quest’ultima presa di posizione, però, Giorgio Napolitano ha commesso un errore storico. Di episodi di intolleranza parlamentare (e massmediatica) sono pieni gli archivi di Stato e dei giornali. Uno in particolare, poi, ha caratteristiche cronologiche di importanza strategica per la carriera del presidente della Repubblica: datato marzo 1953, ovvero a pochi mesi dal suo esordio in Parlamento come deputato (giugno 1953). Il riferimento è ai tumulti nell’aula del Senato in occasione dell’approvazione della cosiddetta Legge Truffa, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dalla maggioranza democristiana e che prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse racimolato più del 50% dei voti validi. A Palazzo Madama fu bagarre: dopo oltre 70 ore di seduta, scoppiò una rissa (durata oltre 40 minuti) di proporzioni memorabili. Protagonisti gli esponenti del Pci e del Psi, entrambi contrari alla forzatura dell’esecutivo De Gasperi. Aneddoti passati alla storia della Repubblica. Come quel “Lei non è un presidente, è una carogna! Un porco!” urlato da Sandro Pertini all’indirizzo del presidente del Senato Meuccio Ruini. O come l’aggressione verbale del comunista Elio Spano ad un giovanissimo Giulio Andreotti: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!” era la minaccia di Spano, con il Divo che, nella pioggia di oggetti lanciati dai banchi della sinistra (ringhiere divelte e sportelli sfasciati: all’epoca si quantificò il danno in un milione di lire), aveva provato a proteggersi indossando a mo’ di casco un cestino per la carta straccia. Il giorno successivo, i giornali rincararono la dose, pubblicando articoli e titoli dai toni a dir poco incendiari. L’Unità evocò il gergo mussoliniano e il primo discorso del Duce alla Camera da premier”, paragonando il Senato a un “bivacco di vecchi democristiani”. Il socialista l’Avanti! non fu da meno, parlando del presidente Ruini come di un “cadavere vivente, sacco gonfio di vanità”. Pezzi, insulti e minacce di un’Italia in bianco e nero che ha dato spunto a molti scrittori (Tumulti in aula di Sabino Labia e Lei non sa chi ero io! di Filippo Battaglia), ma che Napolitano non cita. Eppure, quei momenti, il capo dello Stato li ha vissuti in prima persona e in forma interessata: già militante del Partito comunista, venne eletto deputato proprio in seguito a quei tumulti.
Grillo: “Attento Napolitano o ti denunciamo per vilipendio a M5s” - L’attacco del Capo dello Stato ha provocato la reazione di Beppe Grillo. “Napolitano deve stare molto attento, rischia che lo denunciamo per vilipendio del Movimento” ha detto il leader del M5s lasciando il Senato. Sulla stessa linea d’onda anche altri esponenti grillini. “E’ vergognoso che il presidente sia entrato a gamba tesa sulla nostra conferenza sul referendum antieuro tacciandola di antipolitica, mentre resta in silenzio sulla vicenda di ‘Mafia capitala’ e sui due partiti infestati dalla corruzione” ha detto la senatrice Barbara Lezzi. Più politica la presa di posizione di Nicola Morra: “Napolitano sollecita noi ma non ha nulla da dire sullo strumento scelto per combattere la corruzione da questo governo. Siamo subissati dai decreti legge – ha aggiunto il senatore M5s – e Napolitano ne fa ogni volta un monito: ma una volta che davvero serviva un decreto, come sull’anticorruzione, la risposta del governo sono quattro ddl“.
p.s.
innanzitutto andateci piano con i commenti!!! Chiaro? Detto ciò.. mi sovvengono alcune domande: dov'era quando si approvavano le leggi a personam? E quando venivano fatti provvedimenti che mettevano non bastoni ma travi d'acciaio fra le rote della giustizia? E quando un manipolo di "rivoluzionari" occupò il palazzo di giustizia di milano? Qualcuno ricorda qualche monito o comunicato o altro? Io no .... il problema è che la paura fa 90 ... la paura di cosa? Che la gente si svegli come, si spera, in Grecia e Spagna e mandino a casa i vari Venizelos, Rajoy, Papandreu, ecc. con annesse le cricche che li finanziano e supportano. E' questa la sola paura? No ce n'è anche un altra: che la gente capisca che l'euro non è l'europa e che la Germania non è il mostro che disegnano ma i veri mostri anzi i nuovi mostri sono molto più vicini a noi... sono i politici e le cricche di cui leggiamo ogni giorno le gesta sui giornali, quando li acchiappano cone le mani nella marmellata naturalmente..... ma da questo punto di vista tutto tace se non richiami d'ufficio a una maggiore correttezza che lasciano il tempo che trovano naturalmente  ma son parole che si possono spendere perchè fa immagine!

martedì 8 maggio 2012

ode ... ai sepolcri imbiancati ..

"Essi furono siccome immobili, dato il mortal sospiro stettero le spoglie immemori orbi di tanto spiro" .... da l'idea di quanto accaduto ieri in giro per l'europa (Italia compresa)? Non é completamente farina del mio sacco, ma la parte iniziale l'ho, liberamente, presa dal principio di un articolo del fatto quotidiano del 8/5/2012 a firma di F. D'Esposito. Ma la rende benissimo l'idea di quanto siano cambiate le sensibilità degli italiani e degli altri popoli europei chiamati a dire la loro. Sia chiaro che non c'è stata nessuna rivoluziona ma solo un colpetto duro, ma sempre colpetto é: il bello che l'hanno accusato, eccome. A partire dalla Chiesa che sta sempre più, in maniera evidente, "scendendo in campo" in favore dello status quo, senza molto successo; per finire al Capo dello Stato che, non si sa perché, sta attaccando il M5S ..... perché tutto ciò avviene? Un movimento di "dilettanti" perché fa tanta paura? E perché pezzi da 90 si prendono la briga di scendere lo scranno ufficiale per dare addosso ai grillini? le risposte possono essere tante, ma io ne propongo una sola: hanno paura; paura che crolli il loro mondo; paura che il sistema così faticosamente costruito sul feticcio dei mercati possa crollare facendo cadere non solo le posizioni così faticosamente conquistate ma anche che lo schermo costruito davanti ai cittadini (uno schermo fatto di paura e sospetto) possa cadere facendogli vedere la verità ossia che tutto quello in cui, finora, hanno creduto erano .... fumo; no diciamolo meglio: erano semplicemente come andare da un dottore e farsi fare "una" prescrizione senza essersi fatti visitare accuratamente ma solo sulla base di supposizioni sulla malattia, o presunta tale, che si ha: voi lo fareste? No, naturalmente e perché allora dovremmo accettare a scatola chiusa una "prescrizione" scritta circa 200 anni fa che "presupponeva" che la "somma degli interessi particolari fanno, sempre, l'interesse collettivo? Non sono un grillino ma cominciano a suonarmi in testa tutta una serie di allarmi... sembra quasi che, nell'ansia di allontanarmi dal "cattivo" Grillo e dal M5S, si siano fatti prendere dal panico e, anziché fare fumo senz'arrosto, abbiano acceso le ventole per toglierlo quel fumo.... facendo chiarezza dove vorrebbero buio, nebbia e oscurità: forse dovremmo ringraziarli, vero? Come faranno a fare le riforme ora? Come faranno ora la riforma del sistema elettorale ora che hanno scoperto che non c'è sistema elettorale che possa femare l'onda, anzi visto che anche questo pessimo sistema elettorale non li aiuta quale sarebbe il sistema buono, quello che hanno inventato sul .... V° sistema solare di Andromeda?




... e ora ascoltate il commento di Crozza sulle elezioni staserà a Ballarò, meglio di così





martedì 1 maggio 2012

e volevano la neo-dc? gli va male anche a oltretevere .....

Ricordate? Qualche mese fa ci furono convegni e incontri; oltretevere e i centristi s'erano messi a pensare, cosa? a un nuovo soggetto politico, non la dc, che potesse ridiventare la casa di neo un partito cattolico che diventasse il braccio politico della curia: naturalmente nel frattempo, per poter continuare a mantenere i privilegi attuali e poter condizionare ancora la politica italiana, l'ordine di scuderia é continuare con l'attuale situazione (cattolici sia da un lato che dall'altro) con una certa preferenza per la destra populista.




Ebbene, avete a mente? Come al solito, però, hano fatto i conti senza l'oste, ossia noi, i cittadini...... Affari italiani ha pubblicato il 30 aprile un articolo che cita un sondaggio che scompiglia un pò i piani di chi, lontano anni luce dalla realtà, non perde il vizio di dare le cose per scontate: gli cattolici abbandonano i lidi tradizionali e votano .... per Grillo: la media, anche dopo gli attacchi del Capo dello Stato contro i cosiddetti demagoghi, é del 6-7% del voto totale del grillismo (peraltro dato in salita...). Che significa? Che la paura di chi vive all'ombra delle istituzioni é forte ed é presente e gli antichi alleati non sono più in grado di fermare la valanga costruita negli anni, argini che io definisco steccati e che finora hanno diviso in consorterie gli italiani permettendo ai burattinai di perpetrare il proprio potere. Per oltretevere il problema é lo stesso dei politici nostrani: anch'essi non riescono più a tenere il proprio esercito, ci sono defezioni di massa e non basta più propinargli l'idea, del tutto astratta, del vivere in questa terra di lacrime accettando l'ineluttabilità della propria condizione per aspirare un un improbabile accesso nel regno dei cieli dove c'é una ricompensa anch'essa astratta, fino a prova contraria.



Cosa fare?



Dal punto di vista dei gruppi di potere:



tenere duro e sperare che la gente per stanchezze o mancanza di alternative resti con loro scegliendo il male minore ... sempre loro.

non avendo imparato nulla, e non perdendo il vizio di decidere il nostro destino, continuano a giocare fra loro al risiko.. non per nulla Monti ora sta cominciando a dare addosso ai gangli vitali del potere partitocratico (finanziamento pubblico, ma pure burocrazia ministeriale che consente il controllo della spesa pubblica) con la nomina di improbabili "commissari" a questo e a quello per tenerli buoni avendo notato che sottobanco proprio la sua maggioranza lavorava per votare prima dela fine dell'anno....

dal nostro punto di vista:



se pure il voto cattolico abbandona i propri lidi, perché ci sono ancora persone che continuano a comportarsi come se nulla fosse e a votare per la solita solfa? Un pò di coraggio, suvvia....

ormai dovrebbe essere chiaro: nulla é ineluttabile, nemmeno questi qua; possiamo cambiare e possiamo mandarli a casa, e i modi son tanti.... il migliore di tutti é il voto ma in casi di emergenza anche altri che non preferisco ......

chiaro? Qui il punto é proprio questo e si basa proprio sul principio dell'ineluttabilità di un potere impersonale e lontano, quindi irragiungibile: non é così, prima ce ne rendiamo conto, meglio sarà e potremo passare a ricostruire il paese...... l'antipolitica son loro non noi.



giovedì 26 aprile 2012

demagoghi o veri politici?

.... come se nulla fosse, la gramigna liberista é dura a morire, come pure i suoi sostenitori. L'attacco all'antipolitica fatto dal Presidente della Repubblica ha una qualche ragione o no? E' davvero antipolitica quello che Grillo, ma pure Krugman premio nobel per l'economia, sostiene oppure hanno ragione e chi li attacca o é in malafede o ha bistecche sugli occhi? Io non sto a dire che sia tutto oro quel che luccica sotto il sole dei grillini, anzi; ma non accetto che se ne dia una descrizione del tutto derisoria perché oltre che a non essere vero é anche irriverente perché dietro quanto sostenuto da loro é quello che tutti i cittadini ogni singolo giorno hanno sotto i propri occhi. Io trovo irrispettosa questa derisione perché non colpisce, solo, un comico e un premio nobel ma milioni di italiani colpiti dalla crisi duramente. Oggi l'ultimo trend é dare la colpa all'euro: ma é l'ennesima balla perché l'euro é una moneta, un simulacro, null'altro; é quello che c'é dietro il vero problema: salari bassi; pensioni basse; disoccupazione che cresce e che viene mascherata da cassa integrazione almeno in parte; giovani senza uno straccio di futuro; nessuna politica industriale; nessun piano economico che ci porti sulla via virtuosa.. con una situazione del genere c'é da meravigliarsi che il tasso di suicidi non sia quadruplo rispetto a quello attuale. Eppure: la risposta qual'é? No ai demagoghi; la politica si riformi; il finanziamento ai partiti rimane così com'é; tatticismi sul riposizionamento della varie forze politiche che già ragionano per le prossime elezioni costruendosi nuovi contenitori politici "liquidi" che ci possano fregare ulteriormente per una volta ancora. In una situazione del genere la classe politica dovrebbe registrare la situazione e prendere le adeguate misure e invece: abbiamo messo in Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio (unici in europa); stiamo firmando a spron battuto il fiscal compact, siamo a trastullarci con le riforme che la gramigna continua a predicare e pretendiamo che la crescita del paese venga quando il mercato riparta, ma quando riparterà il mercato se é attualmente occupato a fare profitti a spese degli stati, quindi dei cittadini ... opera molto poca onerosa dal punto di vista del rischio d'impresa e molto profittevole quando si parla di introitare soldi a gò gò. Eppure tutto quello che la politica, e questo governo, sa dire é bisogna riformare: a me viene l'orticaria ormai al solo sentire parlare di riforme ormai...... e come se non bastasse per giunta hanno l'improntitudine di venirci a dire che dobbiamo farli questi sacrifici per salvare il futuro come se fossimo stati noi a spingere il carro politico; ci vengono a dire che dobbiamo convincere i mercati della bontà delal nostra linea economica spogliandoci di tutto quel poco, molto poco, rimane della presenza dello stato nell'economia mentre in realtà era già tutto scritto negli accordi presi, e mai sottoposti a referendum popolare, pre la creazione del WTO e dei successivi doha round che ai primi punti prevedevano, guarda caso, il passaggio in toto al privato di servizi essenziali quali acqua, energia, welfare, cultura, finanza ecc. insomma dello stato "europeo", tanto ammirato da "americani" come Rifkin che vi ha scritto sopra un saggio, non rimane più nulla.. tutto mercato e nulla di socialmente rilevante nelle mani dei cittadini sia per difendersi dalla rapacità dei privati che dai costi che costoro fanno sostenere alla parte pubblica: per fare un esempio, l'acqua; per "invogliare" i privati si é messo su un sistema basato sugli isoquanti che da agli stessi privati la garanzia del ritorno economico "dell'investimento" nella misura del 7% all'anno per tutta la durata della, cosiddetta, convenzione di affidamento pluriennale ... ebbene nonostante il referendum in materia, nulla è cambiato... a confronto il gatto aprdo é una storia di dilettanti allo sbaraglio; come si fa a difendere un siffatto ceto politico? come si fa a definire antipolitica quello che un premio nobel, Krugman, sostiene con così tanta forza partendo dall'etica del capitalismo nella sua versione turbo? Siamo proprio sicuri che la vera antipolitica non sia fuori ma dentro le istituzioni repubblicane? Qui, nel mondo reale, la misura comincia a essere colma e, se é vero che la eccezionale passività degli italiani è dovuta soprattutto alla mancanza di punti di riferimento, voglio sperare che qualcuno nella stanze sorde e grige non stia facendo qualche calcolo politico augurandosi proprio l'esplosione sociale per fare il salto della quaglia e chiudere con la democrazia, quel fastidioso metodo che prevede che i cittadini partecipino alle decisioni per dare a uno solo "messia" l'onere di decidere...... questo é un copione già visto e non funziona perché se é vero che siamo, come cittadini, immaturi e ci innamoriamo del primo venditore di fumo che ci promette improbabili società libere e felici é anche vero che, come accadde durante e alla fine del fascismo, non tutti si fanno rimbambire e usano il dito finché potranno votare: il problema non nasce finché usano quel dito per votare, ma per fare altro......




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