venerdì 19 ottobre 2007

Distruggere lo Stato per corporativizzare meglio: la teoria degli shock

Diceva Milton Friedman: solo una crisi - foss'anche solo percepita - produce cambiamenti. Teso com'era, insieme alla cosiddetta Scuola dei Boys di Chicago, all'affermazione del fondamentalismo liberista del capitalismo (ed alla conseguente cancellazione di qualunque residuo di Welfare non solo negli USA ma dovunque fosse pissibile, Cina inclusa) l'economista s'industriò di diventare, fra l'altro consulente di quel campione della libertà che rispondeva al nome di Augusto Pinochet, il punto di riferimento di quel mondo affaristico internazionale che ha un solo scopo: l'eliminazione dalla struttura statale di qualunque servizio pubblico e qualunque controllo del mercato. Tutto doveva essere deregolamentato: dalla scuola alla protezione civile; dalla sicurezza (interna ed esterna) alla sanità; anche contro la volontà dei cittadini troppo spesso chiusi nel loro desiderio di mantenere quelle poche certezze "socialiste" come lavoro stabile, sanità al massimo compartecipata, istruzione pubblica gratuita, il tutto doveva avvenire nel breve giro di anni senza lasciare alle persone la possibilità di rendersi conto di quanto stesse accadendo; coniò anche un termine "TRATTAMENTO SHOCK". Una prova della realizzazione di quanto veniva da lui propugnato? Dopo Katrina un repubblicano, R. Baker della Louisiana affermò: "Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema della case popolari a New Orleans. Noi non sapevamo come fare, ma Dio l'ha fatto per noi..."; infatti quasi non era passato l'uragano che una orda di lobbisti era calata nello Stato per appropriarsi degli appalti della cosiddetta ricostruzione: c'era un piccolo particolare che fu sorvolato bellamente ossia che non si sarebbero ricostruite le case per coloro che già vi abitavano ma per nuovi ricchi e classi abbienti. In un colpo veniva a distruggersi il tessuto sociale/urbano precedente. Esattamente il tipo di azione che il genio malefico di cui sopra propugnava per dare la "mossa" a cittadini che non si arrendevano all'evidente bellezza del mercato libero e senza regole. Non contavano nè gli esiti d queste teorie nè i drammi che avrebbero potuto provocare: chi poteva e voleva, grazie all'american dream, ce l'avrebbe fatta chi restava indietro adava ingorato e pissibilmente allontanato ai margini perchè aveva perso la competizione. Ho già parlato, quando questo economista morì nel novembre 2006, dei danni enormi inferti al tessuto sociale dall'applicazione delle sue teorie: macerie sociali e familiari innazitutto ma anche economiche con interi ceti marginalizzati dalla selezione "naturale" che questa concezione economica (ma anche politica e sociale) provocava, ma quello sul quale nessuno ha, finora, avuto il coraggio di apporre il suo sguardo sono le morti civili: si è scritto "il libro nero del comunismo" e giustamente ma a quando "il libro nero del capitalismo"?
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