mercoledì 28 novembre 2007

Corsi e ricorsi della storia: welfare, riforme ecc.

Se è vero che la storia non si ripete mai uguale è vero anche che per l'italia questo non accade anzi è vero il contrario visto che, come nel 1996, tutti i fattori che provocarono la caduta di Prodi allora si stanno ripresentando oggi tutti insieme. Un'esempio? il Welfare. Nel programma dell'Unione c'era scritto chiaro l'obiettivo delal lotta alla precarizzazione del lavoro (attenzione non alla flessibilità) e di conseguenza alla legge 30; i centristi hanno fatto orecchie da mercante e se la sono rimangiata la promessa in nome di concetti teorici come quello del costo del lavoro e della competitività (devono spiegare come si fa a competere con stipendi da fame come quelli cinesi o indiani) sempre spostando in là nel tempo la promessa della felicità raggiunta nella società liberale (liberista in realtà) e dell'avvento del mercato perfetto dove tutti si amano alla follia e barattano in base alla propria capacità di negoziare: folle! Un pò come in URSS si spostava in là nel tempo la nascita dell'uomo nuovo comunista (anch'esso un'enorme bufala che serviva come spauracchio per legittimare il potere dell'oligarchia). Infatti il PRC c'è cascato in peno nel trappolone creatogli sulla materia del Welfare: hanno dovuto mollare pagandone lo scotto non solo in termini di visibilità politica ma, c'è da giurarci, in termini di voti alle prossime elezioni; così come, l'anomalia italiana è sempre lì presente, viva, vegeta e irrisolta (e come si fa a risolverla se chi dovrebbe farlo sono proprio quei partiti che mettono in crisi il sistema e ci vivono benissimo in questa crisi) a testimoniare l'incapapcità tutta italiana di sapersi rinnovare dando il voto a chi (ed oggi non c'è) attua quello che propone: uno, devo riconoscerlo c'è stato, il capo della (ex)CdL che quella voleva davvero fare l'ha fatto, eccome se lo ha fatto dando la spallata finale allo Stato trasformandolo in semplice bancomat per i privati. Non sono io a dire che il liberalismo (ed in Italia non c'è un liberale vero nemmeno a cercarlo con il lanternino) non è affatto "democratico" al contrario è la teorizzazione della società "ateniese" dove i cosiddetti migliori governano in nome degli altri e senza soluzione di continuità. Come non è una mia invenzione che il liberismo sia l'espressione "animale" del liberalismo dove vige il concetto del più forte che si fa strada sui cadaveri altrui ed emerge venendo accolto sempre fra i migliori che lo sono solo finchè sanno restrare in cima.
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