martedì 23 ottobre 2007

194 miliardi di $ per la guerra

Bush, imperterrito nella sua lontana dalla realtà guerra al terrore (che terrore porta e terrorismo crea) sta portando ad un livello di stress la macchina pubblica americana intollerabile e cominciano ad profilarsi all'orizzonte le perplessità oltre che delle persone comuni anche della pubblica opinione che ormai apertamente si chiede se davvero non abbia perso la bussola della ragione: infatti ha chiesto altri 46 miliardi di $ per proseguire il glorioso cammino sulla via del.......... fallimento dello Stato americano da un lato e del perfetto isolamento della società dall'altro . E' fin troppo retorica la domanda sul che cosa ci si poteva fare con questi soldi se usati diversamente; ma non è retorica invece chiedersi se negli USA ci siano ancora persone che gli credono sul serio: ormai s'è capito, sta sbroccando!! Negli USA, dopo la Grande depressione del 1929 non c'erano più stati tanti poveri come ora; nè interi ceti erano ridotti alla fame. La macchina statale è al collasso e Lui che fa? Continua dritto come un fuso per la sua strada trascinando nel fango l'intero paese e raggiungendo livelli che mai una democrazia dovrebbe avere: un'autoritarismo sempre meno malcelato (tanto da far parlare gli osservatori più obiettivi di involuzione reazionaria); una completa insensibilità al destino di quei cittadini che lui dovrebbe amministrare (e portare per mano alla terra promessa della perenne felicità nel sogno liberisa dell'"ownership society") e avere come punto di riferimento nella gestione della cosa pubblica. E' inutile dire che la base dell'ideologia bushista (un mix di liberismo, millenarismo, cristiani rinati e affari) non consente ripensamenti e quindi è sempre più costretto ad alzare la posta per tenere legati a se sia l'opposizione che la pubblica opinione in un misto di allarme continuo e viti economiche che si stringono sempre di più; ma è anche reale il pericolo di una società, basata sulla violenza, che possa esplodergli in mano un giorno e far sparire quel poco di buono che ancora quel paese rappresenta. E che dir degli alleati che sono legati all'amministrazione americana a doppio filo? Anch'essi legati in una doppia morsa: da un lato la continua pressione interna pacifista (anche se i media non gli danno lustro) sempre presente, dall'altro il crescente costo della guerra che pesa sulle economie distraendo risorse da investimenti, ricerca e sviluppo dove potrebebro fruttare molto meglio e dare lavoro ai meno fortunati. Ma si sa le elitès al potere nella maggioranza dei paesi occidentali sono tutte formate alle stesse scuole politiche e filosofiche: quindi sono completamente incapaci di creare un qualcosa di diverso ma dopate di profitti e utili a scapito dei diseredati interni ed esterni insensibili a qualunque tentativo di miglioramento economico e sociale pronte a battere cassa se si guadagna 1 € in meno ma altrettanto pronte a strepitare come se le stessero trucidando se lo Stato fa qualche politica sociale che comporta un sia pur piccolo aumento di costi. Entrambi non hanno capito che lo Stato se vuole mantenere un certo livello di consenso (ed è anche la sua ragione sociale) ha una sola via: redistribuire ricchezza. In caso contrario non ci si può meravigliare se attecchiscono protesta e malessere sociale dato che questi sono i termometri della partecipazione dei cittadini.
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