sabato 19 gennaio 2008

La Tempesta, giudiziaria, (im)perfetta

Sembra di essere nel 1992, che piaccia o meno, tale è lo scontro fra politica e Magistratura che si sta vieppiù acuendo man mano che da un lato il senso di impunità e onnipotenza dall'altro il dover, anche facendo atti che i politici ritengono inopportuni, in base a notizia di reato svolgere le indagini porta all'emersione di una fitta di rete di intrecci che vanno al di là degli schieramenti e trascinanocon se polemiche e rovine nelle istituzioni, infatti a voler da retta ai politici l'attacco è violentissimo e metterebbe, ancora una volta, in pericolo la democrazia ecc., ma ne siamo sicuri? Premetto che sono dell'avviso che si è innocenti sino a sentenza definitiva, quindi dò il beneficio del dubbio e della innocenza a tutti. Detto questo. Qualcuno ha letto le cronache degli ultimi anni? Fra possibili rinvii a giudizio, arresti domiciliari e quant'altro sembra tornare a soffiare il vento forte che fece crollare l'albero della I° Repubblica con tutto quello che ne conseguì allora: non credo nei corsi e ricorsi della storia però delle similitudini ci sono e sono inquietanti davvero. Non tanto per l'operato in sè della Magistratura che fa il suo mestiere (ha una notizia di reato deve svolgere le indagini) quanto, ancora una volta, emerge dalle indagini e finisce sui giornali puntualmente a discredito del politico (anche se spesso l'uso dei media è strumentale per screditare il magistrato che svolge le indagini stesse): a partire dalla Unione e a finire alla Destra (non solo a livello nazionale ma anche nelle cronache regionali e locali) il livello di corruzione e il senso di impunità compongono un quadro tale che, se era sconfortante nel 1992, oggi è allarmante a dir poco. Nell'edificio del potere sembra che tangentopoli non ci sia mai stato e che tutto fosse come prima così come il sistema di potere ha di nuovo innervato di sè di nuovo l'intera società e davvero mai come ora nulla accade se non ci mette il becco la politica. Mi chiedo allora come mai ci scandalizziamo se i nostri figli pensano più alla palystation o a fare soldi nella maniera più veloce possibile anziché studiare per il proprio futuro e guarda alla politica o con ripugnanza o per usarla e trovare scorciatoie per fare carriera ma sopratutto mi chiedo come si possa pretendere che cantino l'inno nazionale e si mostrino orgogliosi della italianità se l'espressione ufficiale della società ha i comportamenti che emergono, se verificati, dalle notizie? Vale davvero la pena insegnargli la Costituzione se poi é chi dovrebbe applicarla per primo ed essere portatore di interessi generali se ne frega e bada ai propri interessi di bottega? Non sto a commentare i fatti ultimi ma in linea generale la II° Repubblica non si è dimostrata migliore della prima, anzi come si sente dire nelle strade e fra la gente comune forse si stava meglio sotto l'egida della Prima: almeno prendevano il 98% della torta ma lasciavano qualche briciola agli altri; qui invece si fa il pieno e si lascia il conto da pagare ai cittadini, e questo non è molto carino non credete?
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