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domenica 15 ottobre 2017

LE VITTIME DELLA THYSSEN SENZA GIUSTIZIA (PAOLO GRISERI)

IL MINISTRO della Giustizia Andrea Orlando ha sollecitato il governo tedesco ad eseguire la sentenza nei confronti dei vertici Thyssen responsabili del rogo di Torino del 6 dicembre 2007, della morte di sette dipendenti tra atroci sofferenze e della loro agonia durata settimane. Il fatto che anche Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz scontino la pena in carcere, come stanno facendo i loro colleghi italiani condannati in via definitiva diciassette mesi fa, è un principio di civiltà. Un atto di giustizia non solo nei confronti dei familiari delle vittime ma anche, e forse soprattutto, nei riguardi degli italiani e dell’idea stessa che esista un’Europa unica, uniforme nei diritti e nei doveri.

Senza colpevoli di serie A, che rimangono a casa anche dopo una condanna a nove anni di reclusione, come sta accadendo ad Espenhahn, e colpevoli di serie B che dal giorno successivo alla condanna definitiva trascorrono le notti nelle carceri della Penisola.
Per il momento il passo del ministro italiano è una semplice raccomandazione. Non ci sono ragioni, si faceva osservare ieri negli ambienti di via Arenula, per ritenere che il governo di Berlino non intenda eseguire la sentenza nei confronti dei cittadini tedeschi. Ma quello di Andrea Orlando è, al tempo stesso, un avvertimento. L’Italia non può accettare che di fronte a una tragedia dal forte impatto sull’opinione pubblica, come fu il rogo di Torino, possa prevalere e vincere l’ambiguità. Ancora ieri, a dieci anni dal dramma, la madre di una delle vittime, Giuseppe Demasi, quasi implorava che «tutti i condannati paghino per quel che è accaduto. Ce lo chiedono i nostri figli morti, la giustizia è per loro».
Demasi fu l’ultimo ad andarsene. Aveva 26 anni. Furono due mesi di calvario, uno stillicidio di drammi familiari con i funerali che percorrevano le vie del centro cittadino a cadenza settimanale. Chi ha vissuto quei giorni e chi ha partecipato anche da lontano a quel dramma collettivo non può accettare oggi che i principali colpevoli escogitino furbizie levantine, sperino nella lentezza della burocrazia, tentino di farla franca aggrappandosi alle lungaggini di una traduzione dall’italiano al tedesco. Gli stereotipi sono sempre da rifuggire ma è un fatto che nel caso della Thyssen la giustizia di Roma è stata più rapida e inflessibile di quella di Berlino. Per ridare forza all’idea di Europa, oggi non certo in salute, serve che queste ambiguità vengano spazzate via in fretta.
Articolo intero su La Repubblica del 13/10/2017.

venerdì 13 maggio 2011

dagli applausi alla ritorsione?

E' sicuramente stato un gravissimo errore l'applauso dei confindustriali al rappresentante della Thyssen (e gli altri condannati mi chiedo non avevano diritto alla solidarietà?) ed è stata giusta l'indignazione... ma quest'annuncio della thyssen di voler "ristrutturare" guarda caso proprio la fabbrica italiana mettendola in vendita mi suona di ritorsione bella e buona perché costringerà gli operai, benché forse nessuno lo dirò aprtamente, a "benedire" la sentenza che ha giustamente colpito l'amministrazione tedesca per la morte degli oeprai, innescando una guerra fra poveri che, se questo sospetto fosse confermato, spingerà altre realtà a non cercare giustizia e nemmeno il riconoscimento dei diritti. Passata la buriana potete scommettere che qualche persona perbene (....) dirà proprio questo: visto? Li hanno condannati e loro se ne vanno... quindi, continuerà il nostro, pensateci la prossima volta un pò prima di fare passi che potrebbero portare gli investitori fuori dal paese facendovi perdere il lavoro. Tutto ciò si chiama: ritorsione. Se avessimo orgoglio nazionale, siamo nel 150° ricordatelo, tutti, a partire dal Governo, dovrebbero risvegliare le coscienze e alzarsi come un sol uomo e fare pressione sulla società tedesca, ricordiamolo riconosciuta in primo grado colpevole di omicidio colposo per gli oeprai morti, afffinché riconosca innanzitutto la propria responsabilità (se vogliono il liberismo devono anche accettarne la responsabilità completa e totale delle proprie azioni) poi ritorni sulle proprie decisioni e infine, se non fosse possibile, si preoccupi della sorte degli oeprai che non possono finire in mezzo a una strada. Ma non siamo di questa speme in questo paese: anzi li applaudiamo e anche chi dovrebbe criticarli in passato si è fatto promotore di "liberare" il mercato dal lavoro da "lacci e lacciuoli" posti dalla nostra legislazione, parlo del pdmenoelle se non si fosse capito. Messi così non possiamo certo sperare che governo e partitocrazia si muovano; e nemmeno possiamo sperare che le altre realtà in crisi e le centinaia di migliaia di lavoratori che stanno perdendo il lavoro, o sono in cassa integrazione, rivedano la luce dopo il tunnel della crisi nella quale siamo immersi da almeno tre anni; e mentre il resto del vecchio, è proprio il caso di dirlo, mondo ricomincia a camminare (a spese di grecia, irlanda, portogallo, spagna e forse noi) qui pensiamo solo ad applaudire il "martire" di turno dei magistrati ........ anziché indignarsi per quella che sembra una ritorsione contro il paese che ha osato condannarli!!!!!

venerdì 15 aprile 2011

16 anni e mezzo...

Una svolta epocale, questo aggettivo mi pare quanto mai consono stavolta (e non altre volte che é stato usato pro domo propria da chi annuncia mari e monti per poi partorire solo.... la solita solfa, in quel di Torino. Processo davanti la Corte d'Assise, P.M. il Dr. Guariniello, per la Thyssen: da un minimo di 10 anni a un massimo di 16 e mezzo. Condannati. Si potrebbe dire che giustizia é fatta e i responsabili pagheranno per le loro mancanze e omissioni. I familiari hanno potuto toccare con mano quanto nel nostro paese, quando c'é una sentenza esemplare, i Magistrati, se li lasciano lavorare non si tirano indietro e fanno fino in fondo il loro dovere applicando la legge. Ma i lavoratori da oggi saranno maggiormente garantiti? Il quesito non é secondario perché da quando é entrata in vigore la 626 il potere politico, di qualunque colore politico, si é da subito peritato di svuotarne i contenuti un pezzo alla volta fino a lasciare intonse solo, e non é poco, le responsabilità dei lavoratori ma non quelle degli imprenditori i quali soggiacciono a pene amministrative o talmente lievi che é ridicolo mantenerle nell'ordinamento giuridico. Confesso che mi ha sorpreso la durezza della sentenza in un paese ufficiale che si autoassolve da qualunque misfatto commesso e che commette una delle corporazioni che lo sponsorizza: ecco mi sono stupito della sentenza ed ecco perché mai come ora, proprio sull'onda della schiena dritta che hanno dimostrato questi Magistrati, Costituzione e indipendenza di questo Ordine vanno difese duramente contro qualunque riforma di qualche cosiddetta "lucida" mente possa inventarsi. In questo paese dove l'illegalità e il senso d'impunità sono più diffuse delle auto in circolazione una Magistratura indipendente é una garanzia per tutti, ivi compresi chi si fa fautore della furbizia italica!!!

martedì 18 novembre 2008

Thyssen: omicidio volontario plurimo con dolo eventuale.

nel nostro paese una novità arriva dalla Magistratura di Torino. Al processo per la Thyssen c'è stata una vera e propria novità: per la prima volta nella storia della Republica italiana ad un processo per le morti bianche c'è stato un rinvio a giudizio, davanti al GUP, per omicidio volontario: si proprio omicidio volontario plurimo con dolo eventuale perchè "sapevano" che le condizioni erano tali da far prevedere che un disastro potesse accadere e perchè una volta tanto la responsabilità non è solo e sempre dovuta a "fatalità" o altro ma precise responsabilità di chi è preposto a dirigere. Naturalmente nessuno s'illude ed è molto probabile che al processo molto sarà ridimensionato e rientrerà nella "normalità" italiana dell'omicidio colposo ecc. e di solito tutto finisce nella transazionalità dei risarcimenti danni con pene basse che non verranno mai realmente scontate dai presunti colpevoli. E non è tutto: sta emergendo una precisa responsabilità anche delle istituzioni responsabili del controllo e della prevenzione degli infortuni, è emerso infatti che i responsabili erano avvertiti dagli enti preposti, come hanno affermato i giudici e come risulta anche dalle news, che avrebbero fatto delle ispezioni e di mettere tutto a posto; ce n'è abbastanza per una Thyssen 2 che valuterà le responsabilità degli enti pubblici che avrebbero dovuto controllare e non lo hanno fatto. Quello che stanno emergendo sono davvero preoccupanti: la dirigenza che, a detta del pm, sapevano e non hanno fatto nulla per evitare il disastro perchè sapevano che la fabbrica sarebbe stata chiusa; gli enti pubblici preposti al controllo che preavvisavano le loro ispezioni; i lavoratori nel mezzo che lavoravano vicino ad attrezzature che erano pericolose. insoma uno spaccato in piccolo di questa Italia di inizio millennio che ha dimenticato le sue radici; che ha dimenticato la propria storia; che sta distruggendo le conqiste sociali; che ha messo in soffitta la classe operaia e quello che ha significato per questo paese facendolo diventare grande e facendo le fortune degli imprenditori e dei manager nonchè del paese assicurandogli grossi profitti. Un paese che sta avanzando verso la miseria dei tanti e la oscena ricchezza dei pochi, con una classe politica che è talmente lontana dalla realtà da non accorgersi che è diventata una delle promotrici della decadenza.

martedì 28 ottobre 2008

Processo Thyssen: la difesa ci prova........

Al processo per i morti della Thyssen va in scena la difesa che prova a ribaltare l'accusa e rimescolare le carte così coem sono uscite dalle indagini, infatti in alcune frasì cone le quali si può riassumere l'intero discorso del difensore dell'A.D. della Thyssen: "non c'è stata nessuna forma di dolo”, e che “le condotte contestate dai Pm non sono assolutamente dimostrate"e infine “lo sviluppo dell'incidente è collocabile in un tempo ristretto di 17 minuti. Bisognerà scoprire, in quei 17 minuti, chi ha fatto cosa". Insomma gli operai morti rischiano di diventare assassini di se stessi!! O, in alternativa, correi come se "avessero" in quei 17 minuti compiuto atti tali da mettere in pericolo se stessi e gli altri mentre invece le responsabilità della Thyssen non fossero tali da aver creato le condizioni di base che hanno creato la tragedia. E se a ciò aggiungiamo i vari sconti di pena, condoni, prescrizioni (e quant'altro la legge italiana mette a disposizione di chi vuole scamparla) ecc. il rischio è quello che i familiari si rotrovino al minimo con un pugno di mosche in mano e nel peggiore dei casi a dover resistere a richieste di accordi in cambio di mancate controquerele e quant'altro: danno e beffa tragica per chi ha perso il proprio caro non mentre "bighellonava" ma faceva il proprio duro lavoro sudandosi i quattro soldi a fine mese!!

domenica 13 gennaio 2008

Thyssen: azioni disciplinari per gli operai superstiti

Chi ricorda la tragedia della Thyssen? Molti media già non ne parlano più però le cose vanno avanti e non sempre nella maniera migliore. Infatti un quotidiano ha pubblicato oggi la notizia che l’Azienda, a proposito degli operai superstiti e delle loro apparizioni mediatiche, parla dell’impossibilità di procedere contro di loro con provvedimenti disciplinari per aver, con le loro interviste e apparizioni mediatiche, sovresposto l’immagine l’azienda alla pubblica attenzione. Che dire? Al danno anche la beffa. Non solo questi ragazzi per scarsi 1300 € al mese si sono trovati esposti ad un gravissimo incidente sul lavoro, che ha visto i loro compagni morti, e ne stanno ancora subendo le conseguenze psicologiche e, in certi casi, fisiche ma ora si trovano nella condizione di coloro che, una volta spentisi definitivamente i riflettori dei media, rischiano dei provvedimenti disciplinari anche gravi come il licenziamento: il tutto solo per raccontare l’accaduto. L’arroganza di una tale posizione, sempre se confermata, è gravissima ma anche significativa poiché gli stessi operai dovranno essere chiamati da parte del giudice per esporre i fatti, quindi come non pensare che una notizia del genere possa essere una sorta d’intimidazione nei loro confronti? Oggi più che mai la classe operaia in particolare ma i lavoratori dipendenti in generale sono, come si dice con termine brutto, sempre più “invisibili”: non c’è più nessuno che li difende né che si fa portatore delle loro istanze. Se a ciò aggiungiamo che le multinazionali, a causa delle nostre carenze legislative e politiche, sanno di poter fare il bello e il cattivo tempo da noi trattandoci come colonia da spremere e usare come mercato e shopping, allora il quadro è chiaro: non c’è più una democrazia italiana di stampo europea ma solo un’appendice di un qualunque paese del II° mondo (fra un po’ del III°) da considerare come terreno di conquista per raiders più o meno speculativi. Nessun esponente di rilievo ha commentato tale atto, sia pur riservato e se confermato naturalmente, né si sono visti lanci di notizie di Governi indignati ma la contrario si fa sentire solo il SILENZIO assordante che è calato attorno alla vicenda. Sia chiaro ogni giorno ci dicono pregi e virtù del mercato libero ma ci nascondono accuratamente l’aspetto oscuro: che un mercato non regolamentato è preda d’aziende che non hanno altro interesse che quello del profitto. Si dirà che nessuno ha costretto la Thyssen a comprare né il precedente padrone a vendere: verissimo. Questa vicenda, però, è solo la punta dell’iceberg di una situazione che si incancrenita da decenni dove a fronte di una carenza grave nell’applicazione delle leggi si è creata anche un’altra situazione di sfruttamento accentuato e stipendi bassissimi (ed anche quando si parla di detassazione lo si fa per ottenere un passo avanti nello sfruttamento intensivo degli stessi lavoratori) indegni della (ex) quinta potenza economica mondiale. Non siamo più una Repubblica fondata sul lavoro ma sul consumo e di conseguenza non è più necessario difendere i diritti e la sicurezza dei lavoratori e dei valori di cui, oramai nemmeno più simbolicamente, sono espressione: basta fare il tronista o la velina………………………..

giovedì 10 gennaio 2008

Loro sono leggenda.....

Oltre al film, che è un remake, la situazione della politica italiana sembra ricalcare il copione del romanzo, fra l'altro bellissimo di un maestro della Science fiction, da cui furono tratti ben due film negli anni 50 e 60. Solo che l'ultimo dei mortali è il cittadino italiano che, solo e sopravvissuto alla catastrofe, si barcamena a sopravvivere prendendo quello che trova, dove lo trova, lottando per non essere sopraffatto. L'impressione che si ricava è quella delle macerie della I° e, dell'abortita sul nascere, della II° Repubblica sulle quali egli cammina alla ricerca di una via d'uscita. La partitocrazia che si pensava dovesse spezzarsi è più forte che mai e permea di se l'intero corpo sociale ed istituzionale: nulla accade che essa non voglia e nulla va se non ci mette lo zampino. Nella sua autocelebrazione ha perso il filo del contatto con la società e di conseguenza il polso e vive ormai di luce riflessa insensibile a quelli che sono le vere necessità del mondo reale. Gli esempi sono tanti ed è un fenomeno presente in entrambi gli schieramenti. Un'esempio lampante: la Thyssen ed i suoi morti. Si evidenzia come la partitocrazia non abbia più il contatto con il corpo sociale e spesso ne viene travolta o messa in discussione. Sapete, per caso, quanto è stato raccolto dai parlamentari?
9 €
Chiedere rispetto per quelle perone e che di lavoro sono morte è troppo? Persone che guadagnano decine di migliaia di euro al mese non gli costava troppo mettere mano al portafoglio e sottoscrivere una somma, sia pur simblocia, ma che non suonasse offensiva per la memoria delle famiglie e dei morti di lavoro? E se la notizia fosse confermata questi fortunati che non lavorano ma vivono delle tasse altrui non dovrebbero fdarsi un piccolo esamino di coscienza?

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