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venerdì 3 giugno 2016

Storia della Droga

Fonti bibliografiche che riterrei necessarie:
Antonio Escohotado: 'piccola storia delle droghe' edizioni donzelli

C.l. Galli, E. Corsini, M. Marinovich: Tossicologia ed. Piccin

in rete: Kainowska, un blog che si è specializzato nel fornire strumenti di comprensione per tanti aspetti indagati sempre troppo poco..... non foss'altro per i perbenisti di maniera di cui questo paese abbonda. In particolare, oltre che consigliarvi caldamente di andare a visitarlo hanno anche pubblicato un bignamino proprio sull'argomento 'droga' che ho trovato estremamente interessante ma di argomenti ce ne sono anche altri.... ad esempio sui tatuaggi e sull'uso che se ne faceva nell'antichità e del ruolo delle donne fra i cosiddetti 'barbari' .... che poi non erano tali, un esempio per tutti i Kurgan (dal nome della sepoltura che veniva data); detto ciò: per il tema tatuaggi c'è il post 'il tatuaggio sacro nell'europa antica Sacerdotesse della Dea, Sciamani e Guerriere tatuate dell’Eurasia Barbarica'
invece per quanto riguarda invece la storia della droga: 'STORIA MATERIALE DELLE DROGHE [parte I di 6] ___ Antichità e mondo classico' diviso in 6 parti ma che si legge agevolmente senza grosse difficoltà...
infine vi lascio con il solito filmatino su un argomento specifico della marijuana

visto che è venerdì sera e davanti abbiamo un weekend che, climatologiamente parlando, è abbastanza 'travagliato' questo post, forse, potrebbe essere una valida alternativa sempre che vi piaccia leggere e informarvi!!!
Negli altri casi e non
comunque...
buon weekend
p.s.
mi corre l'obbligo di avvertirvi che tutto il materiale messo a disposizione dal sito kainowska è sotto copyright quindi va soggetto alle leggi del paese su cui è situato il sito; non è possibile nè copiarlo nè altro... sarei stato felice di darvene alcuni passi liberamente ma non è possibile quindi, se volete approfondire, dovrete andarvelo a leggere sul suindicato sito: ne vale la pena, credetemi....

giovedì 22 maggio 2014

Crescita, con le transazioni illegali possibile un boom. Droga e prostitute doperanno Pil

volevo scrivere altro ma ......... questa è troppo grossa per lasciarla passare anzichè parlarn subito: ci dice qualcosa del livello, anche di disperazione, raggiunto dalla commissione che non sa più come far ingoiare l'amaro rospo alla gente, noi, dell'integrazione a tappe forzate verso un modello panatlantico.
di Felice Meoli | 22 maggio 2014
C’è una piega nascosta nel nuovo sistema di calcolo del Prodotto interno lordo europeo e degli Stati membri dell’Unione, il famigerato Esa (European system of national and regional accounts) 2010, ampiamente raccontato con dovere qualche settimana fa e che entrerà in vigore dal prossimo autunno, come ricordato dall’Istat. Bruxelles infatti ha deciso di dare una svecchiata al metodo di stima della produzione nazionale per tener conto del nuovo contesto economico, della globalizzazione e del crescente peso delle attività intangibili (per esempio i brevetti) sulla ricchezza degli Stati. Ma non è tutto. Perché uno degli aspetti più discutibili si trova in una nota di pagina 15 del massiccio volume dell’Eurostat, intitolata “Borderline cases”. E già il titolo è tutto un programma. In questo breve paragrafo la Commissione Europea sente infatti la necessità di chiarire il significato di “transazione”, vale a dire quel tipo di interazione che interessa il calcolo del Pil. Ebbene, con tale definizione si indica qualsiasi azione economica che implichi un mutuo accordo tra le parti, indipendentemente dalla natura – lecita o illecita – e dai soggetti – privati o istituzionali – dell’operazione messa in atto. Questo vuol dire, specifica il documento, che le multe e le sanzioni sono considerate transazioni e vanno a incremento del Pil perché si fondano su un pregresso mutuo accordo – un contratto implicito – tra l’istituzione e il cittadino (o in generale il soggetto economico) che sottostà alla legge del territorio. Allo stesso modo la Commissione Europea prescrive, esplicitamente e a scanso di equivoci, di considerare come transazioni anche le azioni economiche illegali come l’acquisto, la vendita e lo scambio di droghe o di beni rubati, il contrabbando e la prostituzione. Mentre non va considerato il furto in sé, in quanto chiaramente non si fonda sul consenso reciproco. Considerato che, secondo il Procuratore nazionale antimafia, il fatturato dello spaccio di droga vale quasi 25 miliardi di giro d’affari, mentre quello della prostituzione ne vale almeno 10, è facile rendersi conto che il nostro Pil – anche al netto dei problemi di rilevazione di questi fenomeni – potrebbe ricevere una bella spinta. Tanto più che il prossimo anno, hanno calcolato gli operatori del sociale, l’Expo attirerà a Milano almeno 15mila ragazze più o meno sfruttate dal racket. Uno studio di alcuni economisti, pubblicato l’anno scorso nella collana Temi di discussione di Bankitalia, si spinge a stimare nel 12,6% del Pil (il dato si riferisce al 2008) il peso dell’economia criminale.
L’innovazione, insomma, ha il sapore di una rivoluzione (anche se François Lequiller, director national accounts di Eurostat, rifiuta questa definizione e parla invece di “necessario adattamento”). E alcuni Paesi europei si sono già allineati. È stata la Spagna, per prima, a fare i suoi conti autonomamente senza attendere le disposizioni di Bruxelles. E le sue stime parlano di circa 10 miliardi di euro in più da aggiungere al Pil iberico. Mentre poche settimane fa è stato il turno della Polonia: Varsavia valuta almeno un punto percentuale da aggiungere al calcolo del Pil in essere finora. Il tema è controverso: da una parte c’è chi ritiene che sia necessaria un’armonizzazione a causa del diverso profilo di legalità di tali attività nel perimetro della Ue (si pensi ai Paesi Bassi per quanto riguarda le droghe, ad esempio), dall’altra c’è chi sostiene che in questa maniera lo Stato certifica il proprio fallimento. Offrendo inoltre il fianco, con una norma così disegnata, a interpretazioni politicamente scorrette.
Angel Laborda Peralta, uno dei più noti economisti spagnoli e direttore della Fondazione delle Casse di Risparmio (Funcas), ha detto, provocando ma non troppo, che sic stantibus rebus dovrebbe essere incluso nel calcolo del Pil anche il traffico di esseri umani, in quanto comporta una transazione – azione economica – tra parti consenzienti (venditore e compratore, mentre l’essere umano trafficato è solo oggetto dello scambio). Vale la piena chiedersi se anche la corruzione possa essere inclusa nella nuova valutazione del Pil. Si tratta senza dubbio di una delle “eccellenze” del nostro Paese: secondo i calcoli di Unimpresa – che a seguito degli ultimi scandali legati a Expo ha riproposto l’allarme sul tema – tale fenomeno criminale ha sottratto 10 miliardi di euro l’anno negli ultimi dieci anni, per un totale di 100 miliardi di euro. A rigor di logica, se si considerasse la corruzione come uno scambio di mercato (un servizio a fronte di denaro?) con i nuovi sistemi di calcolo del Pil questa cifra non verrebbe persa. Il boom per la nostra economia sarebbe di quelli importanti, almeno sulla carta. Una buona notizia? Chissà. I costi della corruzione (ma in generale delle pratiche illegali) non sono solo economici e spesso non sono direttamente imputabili a bilancio. Un breve documento di Riparte il futuro (campagna contro la corruzione promossa da Libera e Gruppo Abele) lo spiega con grande chiarezza, citando tra gli altri l’allontanamento degli investimenti stranieri, il rallentamento dell’innovazione e della ricerca, l’esclusione delle forze sane del mercato. Chissà se il prossimo 13 e 14 giugno, quando in Lussemburgo si terrà un importante consesso dell’Eurostat dove saranno discussi i nuovi sistemi di calcolo, discuteranno anche di questo.
p.s.
traetene le vostre conseguenze e valutazione, le mie sono solo conferme di cosa abbiamo di fronte e, soprattutto, chi....... dobbiamo forse pensare che sarebbe meglio decidere quale delle mafie sia meglio che ci governi al posto di questi che ci sono ora e che non sono nemmeno capaci di guardarsi la punta delle proprie scarpe per allacciarsele?

martedì 7 gennaio 2014

liberalizzare si liberalizzare no: il classico falso problema..

Allora che si fa? Non foss'altro perchè la "bestia (o il male)", meglio nota come Stato, ha bisogno di linfa, leggi soldi freschi (visto che si sono dissanguati per salvare banche e far fronte alla speculaizone messa su dalle stesse), non ci sarebbe discussione e invece .... ovunque le droghe leggere vengono in qualche modo legalizzate: non contano vincoli morali nè altro. E' un giro di affari stramiliardario e gli stati vogliono metterci le mani: espertoni che fino a ieri si scorticavano le corde vocali per dirci che è un cancro sociale ed è immorale solo pensare di legalizzarla........ ora invece l'ordine di scuderia è cambiato, servono soldi, e gli stessi, più o meno, dicono l'esatto contrario; anche in italia, nessun dubbio.
Cosa ne penso? E' un argomento scottante e va preso con le molle senza e senza preconcetti; soprattutto va tenuto presente una cosa:
  1. per le mafie sarebbe un colpo durissimo, una perdita economica netta di miliardi di euro che forse potrebbe spingerla ad emergere dalla illegalità perchè perderebbe clienti e i profitti sarebbero ristrettissimi. Uno Stato che avesse il coraggio di legalizzare le droghe leggere e la loro vendita e regimentare dal punto di vista sanitario quelle pesanti toglierebbe molto dell'aurea di trasgressione che tante persone vedono in queste sostanze; come tante altre persone, per reggere i ritmi di questa folle società, ne fanno uso per stare al passo perderebbero la patina di benpensantismo perchè per potersela procurare dovrebebro ... andare all'asl zonale per acquistarla quindi davanti a tutti, con tutto quello che ne consegue.
  2. i soldi: gli stati ne incamererebbero tantissimi, sarebbe lo stesso se fosse legalizzata ufficialmente anche la prostituzione, e rispamierebbero altrettanti soldi in cure e repressione del fenomeno, finora illegale, spostando risorse impiegate in questo campo nella lotta a quel che rimarrebbe del grande traffico della droga e, soprattutto, nella lotta alle nuove droghe... queste si davvero pericolose per i danni che fanno al cervello: pensate c'è una di queste che vi rende zombie.. proprio così.. è talmente potente che finito l'effetto questo siete: ne hanno fatto le spese dei poliziotti della folrida che sono stati morsi, proprio così, da tossicodipendenti di questa singolare droga.
  3. per la società, bè sarebe un sollievo non acquistare la solita sòla dal pusher di turno e si potrebbe anche evitare di incorrere in sanzioni amministrative e penali..
.. un paradiso? No, per nulla.... sarebbe solo prendere atto, cinicamente, che la società ha fallito miseramente nel combattere il fenomeno reprimendolo; è il fallimento è visibile soprattutto in tempi come questi di crisi enon solo economica ma anche morale, etica, ecc. troppo spesso dietro il traffico illegale di droga ci sono interessi non solo mafiosi ma anche "grigi" (un esempio? E' quasi acclarato che in Afghanistan era stato quasi debellata dai talebani la produzione di papavero da oppio.. arrivati i liberatori tutto come prima) e "chiari" laddove troppi personaggi pubblici hanno interesse che ci sia l'economia della paura per spaventare quei polli che li votano.... tutto ciò spiega il boom delle droghe; una volta legalizzate e distribuite tutto ciò finisce? Certamente no, ma un piccolo passo avanti può rappresentarlo..

venerdì 21 agosto 2009

La droga è un'altro strumento di controllo?

Avevo in mente di fare un'altro post poi su un focus ho letto un messaggio che più o meno diceva che c'era un'uso politico della droga: ossia la droga permetteva di fare quella selezione naturale che in altri modi sarebbe stato impensabile o contrario a tutte le etiche attuali. Sarà vero, mi sono chiesto. La società è a tali ritmi che l'uso della cocaina è necessario se si vuol essere in grado di mantenerli: e a dirlo non sono io ma studi sulle acque e sulle banconote fatte da serissimi ricercatori. Ora è possibile che, nonostante la lotta che si fa alla droga, essa sia uno strumento congeniale al controllo sociale e alla sua selettività? Non sto facendo nè una teoria complottista nè dietrologia ma una semplice constatazione: gli apparati repressivi degli stati fanno una dura lotta contro i trafficanti; le leggi sono dure; i mezzi e i soldi messi a disposizione sono ingenti eppure non si riesce a debellare il fenomeno: quindi qualcosa non quadra. Chi fa la V° colonna? Come mai è così diffusa (non solo tra i poveri ma anche e soprattutto tra i ceti abbienti)? E' mai possibile che non si riesca a prendere i capi e a metterli in carcere buttando via la chiave? Il mercato è tale che la legge della domanda e dell'offerta trova la sua piena esplicazione prorpio in questo campo: sembra quasi che il sistema mercataro sia stato pensato idealmente proprio per questo settore, come mai? Lo so che sono cose enormi e non si può avere una risposta immediata, ma volevo porre solo una riflessione sul blog.....

martedì 21 ottobre 2008

Generazione alcool......

Parlare della generazione alcool è parlare di noi; dei nostri fallimenti nel costruire un futuro a loro; della nostra cecità nel decidere chi dovrà essere a gestire la cosa pubblica; della nostra incapacità di guardare con maturità ai problemi che pongono le nuove generazioni, i quali sono gli stessi che avevamo in misura differenziata anche noi, e alla esigenza di potersi costruire un proprio carattere e stile di vita. Invece cosa gli abbiamo dato dagli anni 90 in poi? Un scuola a pezzi; nessuno sbocco lavorativo certo; una precarizzazione costante e senza soluzione di continuità; nessun ideale e valore realmente valido, che gli desse una qualche possibilità di avere un background culturale tale da avere gli strumenti per affrontare consapevolmente le sfide che dovranno affrontare. Sono essi preaprati alla vita dura che li attendono? Questa domanda che sento spesso da genitori "ansiosi" è errata: la vera domanda è un'altra ossia gli abbiamo preaprato il terreno e gli abbiamo dato gli strumenti per superare le difficoltà ceh si troveranno di fronte? E, soprattutto, abbiamo creato le condizioni per il ricambio generazionale? Le risposte, se ci facciamo l'esame di coscienza, le conosciamo già e si possono riassumere in una sola frase: non "doveva essere questo il futuro" che dovevamo mettergli davanti, e con questo ci salviamo la coscienza e giriamo pagina tranne nel momento in cui sentiamo in tv l'ennesimo incidente stradale che coinvolge ragazzi oppure l'espandersi esponenziale delle droghe sintetiche e dell'alcool soprattutto nelle fasce che vanno dagli 11 ai 30 anni. E quando "scopriamo" la cosa subito nasce l'emergenza e viene usata pro domo sua dai politici in cerca di un pò di pubblicità (i provvedimenti presi però non intaccano il problema alla radice perchè non si è capito ancora che non basta reprimere ma prevenire) e fiumi di parole vengono spese senza che accade assolutamente nulla nel mondo reale...... fino alla prossima "scoperta". E' triste dirlo ma è così che abbiamo costruito il paese ed è così che lo consegniamo a loro che non sono minimamente preparati nemmeno a cercare di cambiare le cose ma ad accettarli passivamente e/o sfruttare la libertà anarcoide che si è estesa a tutto e dove conta il denaro che permette di aprire tutte le porte ..... comprese quelle che non si dovrebbero mai aprire. Non ci salva il dire che sono viziati e che hanno tutto a disposizione: non è una scusante, anzi è semmai un'aggravante, ma non per loro, per noi che siamo la generazione precedente eche dovrebeb garantirgli un diverso destino. Nulla di tutto ciò? E allora non ci meravigliamo dei guasti che abbiamo contribuito a creare nè ci dobbiamo meravigliare che il consumo di acool e droga è in costante aumento: anzi è già fortuna, con i tempi che corrono, e grasso che cola che ad essere alcolisti e tossici non lo siamo diventati tutti!!

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