Fonte: Il Fatto Quotidiano Scienza - 23 Ottobre 2019 Andrea Aparo von Flüe
Ci
sono notizie che, per quanto interessanti, è opportuno lasciare
decantare per evitare che qualsiasi cosa si dica venga fraintesa, perché
il tempo è sbagliato. Facciamo riferimento a quanto raccontato un paio
di settimane fa a proposito di Venere e di come in un tempo passato, lontano ma reale, possa avere avuto atmosfera, clima e meteorologia molto simile a quella della Terra di oggi. Venere, unico pianeta con un nome femminile. Ha una massa che è circa l’80% di quella terrestre e un diametro pari al 95%. Di fatto è il gemello diverso della Terra.
Diverso perché è l’unico pianeta del sistema solare ad avere un’orbita quasi perfettamente circolare
e impiega 225 giorni a completarla. Ruota molto lentamente su se
stesso, in senso orario, opposto a quello della Terra e dunque produce
uno scudo magnetico debole. Un giorno su Venere è pari a 243 giorni
terrestri. Ruota in direzione opposta a quella della sua orbita e
quindi passano 117 giorni fra quando il sole sorge a ovest e tramonta a
est.
Non ha stagioni perché il suo asse di rotazione è quasi verticale e le sue notti non hanno luna perché, come Mercurio,
è sprovvisto di satelliti. Ha una struttura geologica simile a quella
della Terra, con una crosta basaltica – una singola placca tettonica
spessa un centinaio di chilometri di roccia dalle mille sfumature di
grigio illuminate da una luce arancione, sottoposta a una pressione che è
90 volte quella terrestre e una temperatura superficiale pari a 460
gradi centigradi – un mantello e un nucleo ferrosi di circa 300 km di
diametro.
Possiede vulcani attivi, montagne alte 17 chilometri. L’alta temperatura
al suolo è dovuta alla vicinanza al Sole e all’effetto serra dei gas
che compongono la sua atmosfera: anidride carbonica e nuvole di acido
solforico spinte da venti che le fanno viaggiare alla velocità media di
3760 chilometri all’ora. Un inferno decisamente inospitale.
C’è stato un tempo però, più o meno 3 miliardi di anni fa, quando Venere era un paradiso.
C’erano mari e oceani, fiumi e laghi e una temperatura superficiale
compresa fra i 20 e i 50 gradi centigradi. Dello stesso ordine di
grandezza di quella della nostra Terra oggi.
Secondo i risultati delle simulazioni elaborate da Michael Way e Anthony Del Genio del Goddard Institute for Space Science della Nasa, pubblicate a fine settembre scorso, per miliardi di anni Venere ha goduto di un clima stabile, che può avere consentito lo sviluppo di forme di vita. Poi circa 700-750 milioni di anni fa è accaduto qualcosa, o una serie di eventi concatenati, che hanno distrutto tutto.
Il
Sole, invecchiando, diventa sempre più caldo. Può avere arrostito
Venere. Può esserci stata un’attività vulcanica ed eruttiva
parossistica, dove l’anidride carbonica e altri gas a effetto serra
rilasciati dal magma hanno riempito l’atmosfera. Il rapido
raffreddamento della lava non consentì all’anidride carbonica di essere
riassorbita, innescando un effetto serra letale.
Perché non
parlarne prima? Perché pochi avrebbero ascoltato e molti avrebbero
usato l’informazione a proprio vantaggio. Erano i giorni di Greta Thunberg che parla alle Nazioni Unite, di Donald Trump
che twitteggia, garrulo, pallido e assorto, le sue sciocchezze; dello
scontro senza dialogo fra negazionisti e fondamentalisti del cambiamento
climatico. Chissà se 750 milioni di anni fa è accaduto lo stesso su
Venere.
Decisori venusiani certi che nulla sarebbe mai cambiato,
visto che nulla era cambiato per 3 miliardi di anni, a cui gli
scienziati locali mostravano inutilmente dati, modelli, simulazioni che
evidenziano un cambiamento in atto. Zittiti perché non sanno quali ne
siano le cause: naturali, artificiali, forse entrambe le cose. Tutti
comunque maltrattati da una ragazzina, sempre venusiana, più derisa che
ascoltata, che dice con voce forte e chiara che il re è nudo.
Allora come oggi, la fisica
è la stessa. Allora come oggi nessuno può ragionevolmente negare che,
in un sistema altamente complesso, qual è l’interazione fra geo-,
atmo-, idro- e biosfera, tutti i fenomeni sono di tipo esponenziale e
sottoposti a dinamiche di non equilibrio che permettono al sistema di
evolvere, anche in modi quasi istantanei, in configurazioni
catastrofiche, altamente improbabili, ma possibili perché già avvenute
in passato. Vedi l’ultimo periodo glaciale, iniziato 110mila anni fa e
terminato circa 10mila anni fa a causa di 192 anni – un niente – di
eruzioni vulcaniche in Antartide.
Eppure c’è chi nega. C’è chi
crede, perché si tratta di teologia e non di scienza, che quanto stia
accadendo sia “causato” dagli uomini e che un opportuno intervento di
segno opposto possa rimettere, linearmente, le cose a posto. Tutta
responsabilità della CO2. Basta ridurla, eliminarla – dicono con la solita arroganza del genere umano – e il gioco è fatto.
Esiste invece la seria possibilità che l’attuale fase del cambiamento climatico, perché il clima cambia continuamente e da sempre, sia innescata e alimentata da fenomeni naturali
di cui non abbiamo nessun controllo: variazione dell’irraggiamento
solare, circolazione dei venti e delle correnti oceaniche, ventilazione
degli oceani profondi, attività vulcaniche, modifica della composizione
dell’atmosfera. Lista del tutto parziale.
L’attività dell’uomo può agire da catalizzatore,
accelerando le conseguenze di tali fenomeni. Non è detto che
interrompendola vengano rallentati o modificati. Comunque sia, qualcosa è
in atto. Non importa quale sia la causa, o le cause. Comunque dobbiamo attrezzarci
per affrontare le conseguenze. Siamo tutti sulla stessa barca. Le
attuali politiche ed equilibri geo-economici hanno fatto il loro tempo.
Servono nuove istituzioni di decisione e governo internazionale.
Una nuova coscienza democratica.
Conoscenza, responsabilità, non chiamarsi fuori. Serve un’etica
innovativa. Invece stiamo a menare il can per l’aia, certi di avere
chissà quanto tempo a disposizione. Certezza che altro non è se non una
pericolosa, criminale, sciocchezza.
si parla di progresso, di evoluzione, di civiltà ci ritroviamo invece in un nuovo medio evo dove conta chi si nasconde dietro il potere o vi si allea con esso.
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mercoledì 23 ottobre 2019
lunedì 3 giugno 2019
Ufo, il Pentagono ha diffuso un video ufficiale. In attesa di nuove ‘rivelazioni’
Fonte: Il Fatto Quotidiano Società | 31 Maggio 2019 Vladimiro Bibolotti
Continua l’eco mediatica suscitata dai vari articoli pubblicati negli Usa, tra cui emergono, per rilevanza, quelli del Washington Post e del New York Times usciti quasi in contemporanea, in uno scenario nostrano caratterizzato da una robusta dose di confusione e fraintendimenti. La confusione è dovuta soprattutto alle nuove sigle adottate. All’acronimo Ufo, sempre più considerato scomodo in quanto dequalificato, si tende infatti a preferire sempre di più i maggiormente presentabili Uap (unidentified aerial/aerospace phenomena) e Uav (unidentified aerial/aerospace vehicle) e un po’ più raramente la coppia Aap (anomalous aerial/aerospace phenomena) e Aav (anomalous aerial/aerospace vehicle).
Intanto in questo polverone di interpretazioni e sigle sfugge, come spesso accade, la cosa più importante: la costituzione negli Stati Uniti di un gruppo di scienziati e ricercatori indipendenti denominato Scu (Scientific coalition for Uap studies), che si definisce “un’organizzazione di ricerca composta principalmente da scienziati, ex ufficiali militari e personale delle forze dell’ordine con esperienza tecnica e background nelle tecniche investigative”.
Tale gruppo ha recentemente tenuto il suo primo congresso pubblico e ha rilasciato una perizia forense di ben 276 pagine (A forensic analysis of navy carrier strike group eleven’s encounter with an anomalous aerial vehicle – 2004 Us nimitz incident report) basata, in particolar modo ma non solo, sulla minuziosa analisi di un filmato acquisito da un sistema Atflir imbarcato su di un caccia F/A-18F della Marina Usa e ufficialmente rilasciato dal Pentagono, quindi dati non contestabili, acquisiti dalle più avanzate strumentazioni di rilevamento oggi disponibili. Le conclusioni di tale minuziosa analisi sono che “le accelerazioni dimostrate da tali Aav vanno al di là delle capacità di qualsiasi aeromobile conosciuto”.
Leggi anche qui : filmato pentagono
Verrebbe quindi da pensare che non sia poi del tutto una coincidenza il fatto che un tale gruppo nasca dopo che la stessa Nasa ha compiuto passi che sarebbero stati considerati alla stregua di fantascienza solo pochissimi anni fa. Prima di tutto vengono sollecitazioni da parte di ricercatori Nasa nei confronti del Seti (Search for extraterrestrial intelligence), come quella dello scienziato Silvano P. Colombano dell’Ames research center, in un documento presentato per la prima volta a marzo 2019 al Decoding alien intelligence workshop, organizzato appunto dal Seti. Nel suo documento, Colombano invita i ricercatori del Seti a una maggiore flessibilità, a mostrare “disponibilità a estendere le possibilità in merito alla natura dello spazio-tempo e dell’energia” e a “considerare il fenomeno Ufo degno di studio“, implicitamente criticando l’atteggiamento del Seti per non avere mai preso in seria considerazione la vastissima casistica Ufo (pardon, Uap), pubblicamente disponibile.
Poi, la stessa Nasa ha recentemente tenuto uno specifico workshop, intitolato Nasa and the search for technosignatures, dove le Technosignatures sono definite come “un qualsiasi segno di tecnologia dal quale è possibile inferire l’esistenza di vita intelligente ovunque nell’universo” e dove si discute senza mezzi termini di argomenti quali la possibile scoperta di artefatti extraterrestri nel sistema solare. Pubblicato su Arxiv.org il 28.12.2018, il report di questo workshop è disponibile online.
Ricordiamo infine con soddisfazione che lo scorso 27 ottobre 2018 si è tenuto il settimo Convegno internazionale “Città di Roma” del Cun, nel quale abbiamo avuto il privilegio, unici al di fuori degli Stati Uniti, di avere come relatore Luis Elizondo, ex direttore del programma Advanced aerospace threat identification program (Aatip). Nel corso del convegno romano, Elizondo fra le altre cose ha di fatto anticipato le dichiarazioni riportate in questi giorni sulla stampa americana, quando ha affermato, riferendosi ai filmati ufficialmente rilasciati dal Pentagono, “se comprendete ciò che vedete in questi video, è evidente che questa non è tecnologia nostra”.
In chiusura, una personale considerazione a tale proposito: se le tecnologie per costruite tali ordigni fossero effettivamente in possesso di una qualche potenza terrestre, non vi è dubbio che sarebbero già stati utilizzati e avrebbero già cambiato, e per sempre, gli scenari geopolitici come li conosciamo oggi. E probabilmente sulla Luna, su Marte e ben oltre ci saremmo già tranquillamente arrivati senza i problemi che le agenzie spaziali devono affrontare oggi. Intanto, in attesa di nuove “rivelazioni”, la ricerca e il cambio di paradigma procedono.
Ps. Curiosità. Il termine Ufo è stato tradotto in Unexplained Flying Object, cioè oggetto volante non spiegato, che curiosamente coincide con il termine Riv (Res Inexplicata Volantis), appunto “cosa volante non spiegata”, coniato in Vaticano per l’aggiornamento dei nuovi vocaboli ancora non esistenti nella lingua latina. Sarà forse il segno del “cambio di paradigma?”
Continua l’eco mediatica suscitata dai vari articoli pubblicati negli Usa, tra cui emergono, per rilevanza, quelli del Washington Post e del New York Times usciti quasi in contemporanea, in uno scenario nostrano caratterizzato da una robusta dose di confusione e fraintendimenti. La confusione è dovuta soprattutto alle nuove sigle adottate. All’acronimo Ufo, sempre più considerato scomodo in quanto dequalificato, si tende infatti a preferire sempre di più i maggiormente presentabili Uap (unidentified aerial/aerospace phenomena) e Uav (unidentified aerial/aerospace vehicle) e un po’ più raramente la coppia Aap (anomalous aerial/aerospace phenomena) e Aav (anomalous aerial/aerospace vehicle).
Intanto in questo polverone di interpretazioni e sigle sfugge, come spesso accade, la cosa più importante: la costituzione negli Stati Uniti di un gruppo di scienziati e ricercatori indipendenti denominato Scu (Scientific coalition for Uap studies), che si definisce “un’organizzazione di ricerca composta principalmente da scienziati, ex ufficiali militari e personale delle forze dell’ordine con esperienza tecnica e background nelle tecniche investigative”.
Tale gruppo ha recentemente tenuto il suo primo congresso pubblico e ha rilasciato una perizia forense di ben 276 pagine (A forensic analysis of navy carrier strike group eleven’s encounter with an anomalous aerial vehicle – 2004 Us nimitz incident report) basata, in particolar modo ma non solo, sulla minuziosa analisi di un filmato acquisito da un sistema Atflir imbarcato su di un caccia F/A-18F della Marina Usa e ufficialmente rilasciato dal Pentagono, quindi dati non contestabili, acquisiti dalle più avanzate strumentazioni di rilevamento oggi disponibili. Le conclusioni di tale minuziosa analisi sono che “le accelerazioni dimostrate da tali Aav vanno al di là delle capacità di qualsiasi aeromobile conosciuto”.
Leggi anche qui : filmato pentagono
Verrebbe quindi da pensare che non sia poi del tutto una coincidenza il fatto che un tale gruppo nasca dopo che la stessa Nasa ha compiuto passi che sarebbero stati considerati alla stregua di fantascienza solo pochissimi anni fa. Prima di tutto vengono sollecitazioni da parte di ricercatori Nasa nei confronti del Seti (Search for extraterrestrial intelligence), come quella dello scienziato Silvano P. Colombano dell’Ames research center, in un documento presentato per la prima volta a marzo 2019 al Decoding alien intelligence workshop, organizzato appunto dal Seti. Nel suo documento, Colombano invita i ricercatori del Seti a una maggiore flessibilità, a mostrare “disponibilità a estendere le possibilità in merito alla natura dello spazio-tempo e dell’energia” e a “considerare il fenomeno Ufo degno di studio“, implicitamente criticando l’atteggiamento del Seti per non avere mai preso in seria considerazione la vastissima casistica Ufo (pardon, Uap), pubblicamente disponibile.
Poi, la stessa Nasa ha recentemente tenuto uno specifico workshop, intitolato Nasa and the search for technosignatures, dove le Technosignatures sono definite come “un qualsiasi segno di tecnologia dal quale è possibile inferire l’esistenza di vita intelligente ovunque nell’universo” e dove si discute senza mezzi termini di argomenti quali la possibile scoperta di artefatti extraterrestri nel sistema solare. Pubblicato su Arxiv.org il 28.12.2018, il report di questo workshop è disponibile online.
Ricordiamo infine con soddisfazione che lo scorso 27 ottobre 2018 si è tenuto il settimo Convegno internazionale “Città di Roma” del Cun, nel quale abbiamo avuto il privilegio, unici al di fuori degli Stati Uniti, di avere come relatore Luis Elizondo, ex direttore del programma Advanced aerospace threat identification program (Aatip). Nel corso del convegno romano, Elizondo fra le altre cose ha di fatto anticipato le dichiarazioni riportate in questi giorni sulla stampa americana, quando ha affermato, riferendosi ai filmati ufficialmente rilasciati dal Pentagono, “se comprendete ciò che vedete in questi video, è evidente che questa non è tecnologia nostra”.
In chiusura, una personale considerazione a tale proposito: se le tecnologie per costruite tali ordigni fossero effettivamente in possesso di una qualche potenza terrestre, non vi è dubbio che sarebbero già stati utilizzati e avrebbero già cambiato, e per sempre, gli scenari geopolitici come li conosciamo oggi. E probabilmente sulla Luna, su Marte e ben oltre ci saremmo già tranquillamente arrivati senza i problemi che le agenzie spaziali devono affrontare oggi. Intanto, in attesa di nuove “rivelazioni”, la ricerca e il cambio di paradigma procedono.
Ps. Curiosità. Il termine Ufo è stato tradotto in Unexplained Flying Object, cioè oggetto volante non spiegato, che curiosamente coincide con il termine Riv (Res Inexplicata Volantis), appunto “cosa volante non spiegata”, coniato in Vaticano per l’aggiornamento dei nuovi vocaboli ancora non esistenti nella lingua latina. Sarà forse il segno del “cambio di paradigma?”
Società | 31 Maggio 2019
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venerdì 18 gennaio 2019
La Groenlandia che si scoglie piu' velocemente che mai
Fonte: No all'Italia petrolizzata Thursday, December 27, 2018
La Groenlandia si scioglie a ritmi mai visti prima, e vince ogni record per la perdita di massa di ghiaccio che finisce nei nostri mari.
Ogni anno, secondo un recente studio pubblicato su Environmental Research Letters e condotto da un team di scienziati dagli USA, Cile, Canada, Norvegia e Olanda dalla Groenlandia, arriva in oceano l'equivalente un millimetro in piu' di innalzamento dei livelli del mare, solo dalla Groenlandia.
Lo scioglimento delle nevi di questa isolona danese e' piu veloce di piu' di quanto sia mai stato negli scorsi 7,000 anni, i tempi a noi accessibili per studio e paragone.
Ci sono qui in totale 650,000 metri cubi di ghiaccio che si sciolgono a ritmi 50% piu' veloce che in tempi pre-industriali.
Uno dira': e' solo un millimetro, ma questo vuol dire che in dieci anni avremo un centimetro di innalzamento dei livelli del mare dalla sola Groenlandia.
Ovviamente non c'e' solo la Groenlandia.
Secondo la NASA in totale ogni anno i livelli del mare si innalzano di 3 millimetri in totale. I ghiacciai, dall'Artico, dall'Antartico, si sciolgono e l'acqua allo stato liquido occupa piu volume che allo stato solido. Il tutto procede a ritmi galoppanti.
La Groenlandia (e l'Artico) sono le regioni piu' fluide, ma anche l'Antartico contribusce. Anzi, e' considerata una bomba inesplosa, nel senso che gli effetti sono piu' lenti, per cui il futuro sara' peggiore del presente.
Per ora i numeri sono i seguenti:
Artico: 447 miliardi di tonnellate di ghiacchio in meno -- 14,000 tonnellate di acqua in piu' per secondo, dal 2005 al 2015, almeno. Fra il 1986 e il 2005 il tasso era di 5,000 tonnellate al secondo.
Per cui la perdita di ghiaccio dall'Artico si e' triplicata dal 1986.
Antarctico: 219 miliardi di tonnellate di ghiaccio in meno ogni anno dal 2012 al 2017.
In totale: ogni anno perdiamo 666 miliardi di tonnellate di ghiaccio dai poli terrestri.
Lo scioglimento continua anche nei mesi invernali perche' le onde dell'oceano Atlantico, dovute a forti venti invernali, sono in realta' calde abbastanza da far sciogliere il ghiaccio. Le acque calde entrano cosi' nei fiordi e vicino ai ghiacciai sciogliendo anche le nevi in profondita'.
E questo e' solo l'inizio. Ovviamente non sappiamo niente delle dinamiche future: se tutto questo scioglimento attuale accellerera' ancora quelli futuri, se ci saranno effetti domino e se tutto procedera' a ritmi ancora piu' devastanti.
Intanto, il resto del pianeta sembra non preoccuparsene, finche' un giorno sara' troppo tardi.
La Groenlandia si scioglie a ritmi mai visti prima, e vince ogni record per la perdita di massa di ghiaccio che finisce nei nostri mari.
Ogni anno, secondo un recente studio pubblicato su Environmental Research Letters e condotto da un team di scienziati dagli USA, Cile, Canada, Norvegia e Olanda dalla Groenlandia, arriva in oceano l'equivalente un millimetro in piu' di innalzamento dei livelli del mare, solo dalla Groenlandia.
Lo scioglimento delle nevi di questa isolona danese e' piu veloce di piu' di quanto sia mai stato negli scorsi 7,000 anni, i tempi a noi accessibili per studio e paragone.
Ci sono qui in totale 650,000 metri cubi di ghiaccio che si sciolgono a ritmi 50% piu' veloce che in tempi pre-industriali.
Uno dira': e' solo un millimetro, ma questo vuol dire che in dieci anni avremo un centimetro di innalzamento dei livelli del mare dalla sola Groenlandia.
Ovviamente non c'e' solo la Groenlandia.
Secondo la NASA in totale ogni anno i livelli del mare si innalzano di 3 millimetri in totale. I ghiacciai, dall'Artico, dall'Antartico, si sciolgono e l'acqua allo stato liquido occupa piu volume che allo stato solido. Il tutto procede a ritmi galoppanti.
La Groenlandia (e l'Artico) sono le regioni piu' fluide, ma anche l'Antartico contribusce. Anzi, e' considerata una bomba inesplosa, nel senso che gli effetti sono piu' lenti, per cui il futuro sara' peggiore del presente.
Per ora i numeri sono i seguenti:
Artico: 447 miliardi di tonnellate di ghiacchio in meno -- 14,000 tonnellate di acqua in piu' per secondo, dal 2005 al 2015, almeno. Fra il 1986 e il 2005 il tasso era di 5,000 tonnellate al secondo.
Per cui la perdita di ghiaccio dall'Artico si e' triplicata dal 1986.
Antarctico: 219 miliardi di tonnellate di ghiaccio in meno ogni anno dal 2012 al 2017.
In totale: ogni anno perdiamo 666 miliardi di tonnellate di ghiaccio dai poli terrestri.
Lo scioglimento continua anche nei mesi invernali perche' le onde dell'oceano Atlantico, dovute a forti venti invernali, sono in realta' calde abbastanza da far sciogliere il ghiaccio. Le acque calde entrano cosi' nei fiordi e vicino ai ghiacciai sciogliendo anche le nevi in profondita'.
E questo e' solo l'inizio. Ovviamente non sappiamo niente delle dinamiche future: se tutto questo scioglimento attuale accellerera' ancora quelli futuri, se ci saranno effetti domino e se tutto procedera' a ritmi ancora piu' devastanti.
Intanto, il resto del pianeta sembra non preoccuparsene, finche' un giorno sara' troppo tardi.
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mercoledì 12 ottobre 2016
Year after year...
.. dai e dai alla fine il lupo sembra arrivato nel cortile; lo sostiene Surendra Adhikari of NASA's Jet Propulsion Lab: “This
is the first time we have solid evidence that changes in land water
distribution on a global scale also shift which direction the axis
moves to. The recent shift from the 20th-century direction is very
dramatic,” ossia: "Questa
è la prima volta che abbiamo prove concrete che i cambiamenti nella
distribuzione dell'acqua e delle terre su scala globale possa anche
spostare la direzione in cui l'asse si sposta. Il recente spostamento dalla direzione del 20 ° secolo, è molto drammatica".
Che significa? Bé che l'asse terrestre, che si stava spostando placidamente verso il Canada passando per la Russia centrale, abbia.. cambiato rotta e stia scendendo lungo il meridiano di Greenwich verso l'Inghilterra: ciò potrebbe portare a un accelerazione del processo di glaciazione del nord europeo e a uno shift dello stesso polo verso latitudini inusitate.. un pò, come alcuni teorici finora derisi (Hapgood, Velikovsky, ecc.) avevano predetto, troppo velocemente; quindi dobbiamo comprare tutti l'attrezzatura da freddo estremo? Parrebbe di si se queste ossevazioni fatte, non dal solito catastrofista, da uno scienziato della NASA dovessero essere confermate dai fatti. Per chi volesse leggersi l'articolo originale (peraltro pubblicato anche sul Journal Science Advances) non deve far altro che CLICCARE QUI per leggerlo in originale, ossia in inglese. Io non mi sto a soffermare sui dettagli perchè li trovate al link prima indicato: quel che mi preme qui osservare è che, se il trend fosse confermato, rischiano di avverarsi alcune delle più pessimistiche previsioni fatte in passato e che sarebbero confermate anche tutte quelle teorie, allora solo teorie e per giunta derise dai soloni ufficiali, che mettevano in guardia i ceti dirigenti, e anche noi tutti, dal non dare per scontato che tutto avvenisse con 'calma' ma che potevano esserci degli 'shift', appunto, ossia dei 'dislocamenti', del polo in primis e della litosfera in secundis, mostrando come i due processi sembrerebbero essere correlati e che potrebbero portarci dritti dritti verso, a esser fortunati, una mini era glaciale tutta europea .... se a ciò aggiungiamo lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartide con miliardi di acqua dolce che finiscono nel mare la conseguenza non sarebbe solo europea ma globale: non sarebbe la Corrente del Golfo solo a inabissarsi e il clima europeo a raffreddarsi ma l'intero pianeta ne avrebbe delle conseguenze dirette e indirette con la conseguenza di un traumatico cambio di clima che lo investirebbe ... il processo, almeno all'inizio la parte europea, potrebbe durare almeno 30 anni.. già perchè nel frattempo gira anche un altra notizia che è correlata a questa: il Daily Star ha pubblicato un altra news che dovrebbe 'raffreddare' non poco i 'bollenti spiriti' degli ottimisti a tutti i costi. Allora: il sole non ha più una attività evidente di eruzioni e macchie solari; un calo così, che dovrebbe avere il suo picco nel 2019, non lo si vedeva da circa 10.000 anni... orbene ciò, associato a quanto descritto sopra dallo scienziato della NASA, rafforzerebbe, e di molto, l'ipotesi di una, almeno si spera, mini glaciazione.... infatti il meteorologo P. Dorian sostiene che le due ipotesi combinate porterebebro proprio a questa, come dire... catastrofica, conclusione: ci stiamo avvicinando a grandi passi a un era glaciale il cui inizio potrebbe arrivare dal 2019 in poi.... ciò è anche corroborato da una ricerca della Dr.ssa V. Zharkov della Northumbria University che, in base ai dati a sua disposizione, è giunta alle stesse conclusioni anche se non ne fa un problema di date ma di percentuali probabilistiche che si avveri visto che i modelli previsionali proprio questo affermano..... rassegnamoci: non moriremo renziani!
Che significa? Bé che l'asse terrestre, che si stava spostando placidamente verso il Canada passando per la Russia centrale, abbia.. cambiato rotta e stia scendendo lungo il meridiano di Greenwich verso l'Inghilterra: ciò potrebbe portare a un accelerazione del processo di glaciazione del nord europeo e a uno shift dello stesso polo verso latitudini inusitate.. un pò, come alcuni teorici finora derisi (Hapgood, Velikovsky, ecc.) avevano predetto, troppo velocemente; quindi dobbiamo comprare tutti l'attrezzatura da freddo estremo? Parrebbe di si se queste ossevazioni fatte, non dal solito catastrofista, da uno scienziato della NASA dovessero essere confermate dai fatti. Per chi volesse leggersi l'articolo originale (peraltro pubblicato anche sul Journal Science Advances) non deve far altro che CLICCARE QUI per leggerlo in originale, ossia in inglese. Io non mi sto a soffermare sui dettagli perchè li trovate al link prima indicato: quel che mi preme qui osservare è che, se il trend fosse confermato, rischiano di avverarsi alcune delle più pessimistiche previsioni fatte in passato e che sarebbero confermate anche tutte quelle teorie, allora solo teorie e per giunta derise dai soloni ufficiali, che mettevano in guardia i ceti dirigenti, e anche noi tutti, dal non dare per scontato che tutto avvenisse con 'calma' ma che potevano esserci degli 'shift', appunto, ossia dei 'dislocamenti', del polo in primis e della litosfera in secundis, mostrando come i due processi sembrerebbero essere correlati e che potrebbero portarci dritti dritti verso, a esser fortunati, una mini era glaciale tutta europea .... se a ciò aggiungiamo lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartide con miliardi di acqua dolce che finiscono nel mare la conseguenza non sarebbe solo europea ma globale: non sarebbe la Corrente del Golfo solo a inabissarsi e il clima europeo a raffreddarsi ma l'intero pianeta ne avrebbe delle conseguenze dirette e indirette con la conseguenza di un traumatico cambio di clima che lo investirebbe ... il processo, almeno all'inizio la parte europea, potrebbe durare almeno 30 anni.. già perchè nel frattempo gira anche un altra notizia che è correlata a questa: il Daily Star ha pubblicato un altra news che dovrebbe 'raffreddare' non poco i 'bollenti spiriti' degli ottimisti a tutti i costi. Allora: il sole non ha più una attività evidente di eruzioni e macchie solari; un calo così, che dovrebbe avere il suo picco nel 2019, non lo si vedeva da circa 10.000 anni... orbene ciò, associato a quanto descritto sopra dallo scienziato della NASA, rafforzerebbe, e di molto, l'ipotesi di una, almeno si spera, mini glaciazione.... infatti il meteorologo P. Dorian sostiene che le due ipotesi combinate porterebebro proprio a questa, come dire... catastrofica, conclusione: ci stiamo avvicinando a grandi passi a un era glaciale il cui inizio potrebbe arrivare dal 2019 in poi.... ciò è anche corroborato da una ricerca della Dr.ssa V. Zharkov della Northumbria University che, in base ai dati a sua disposizione, è giunta alle stesse conclusioni anche se non ne fa un problema di date ma di percentuali probabilistiche che si avveri visto che i modelli previsionali proprio questo affermano..... rassegnamoci: non moriremo renziani!
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venerdì 22 gennaio 2016
Clima, la conferma della Nasa: “Il 2015 l’anno più caldo di sempre”
di F. Q. | 20 gennaio 2016
Il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato dal 1880, cioè da quando si ha disponibilità di dati. Un record scippato al 2014. La notizia, finora presumibile ma non ufficiale, è certificata dalla Nasa e dall’Agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa). La temperatura media globale sulla terraferma e sulla superficie oceanica è stata di 0,9 gradi centigradi superiore alla media del XX secolo. È la cifra più alta mai registrata negli ultimi 136 anni, e supera il record del 2014 di 0,16 gradi. La temperatura sulla superficie terrestre è stata più alta di 1,33 gradi rispetto alla media; quella della superficie marina ha registrato +0,74 gradi sopra la media. Il termometro è stato da record anche a dicembre, che con 1,11 gradi sopra la media si è confermato il dicembre più caldo di sempre. Nel corso del 2015 sono stati 10 i mesi che hanno segnato un primato delle temperature, con le sole eccezioni di gennaio e aprile.
Nel corso del 2015 il caldo record ha interessato diverse aree del globo: l’America Centrale e la parte settentrionale del Sud America, varie parti dell’Europa settentrionale, meridionale e orientale fino all’Asia occidentale, e ancora la Siberia centrorientale, alcune regioni del Sud Africa, ampie aree del Pacifico nordorientale ed equatoriale e del Nordatlantico occidentale, la maggior parte dell’Oceano Indiano e zone dell’Oceano Artico. A contribuire è stato certamente il fenomeno climatico periodico El Niño, che riscalda l’Oceano Pacifico tropicale, “ma è l’effetto cumulativo di un trend di lungo periodo che ha portato al record di temperature a cui assistiamo”, evidenziano gli esperti.
“Il cambiamento climatico è la sfida della nostra generazione”, sottolinea l’amministratore della Nasa Charles Bolden. “L’annuncio di oggi è un dato chiave che dovrebbe far alzare in piedi i decisori politici e farli prendere atto che ora è il momento di agire“. Sempre in base ai dati, l’estensione della copertura nevosa nell’emisfero Nord durante il 2015 è stata di 24,6 milioni di km quadrati. Si tratta dell’undicesima estensione più bassa dall’inizio delle misurazioni, nel 1968, e la più bassa dal 2008. L’estensione annuale media del ghiaccio marino artico si è attestata a 11 milioni km quadrati, la sesta più piccola negli ultimi 37 anni. Al contrario, l’estensione del ghiaccio marino in Antartide è stata la terza più grande mai registrata dopo quelle del 2013 e del 2014, a 12,7 milioni di km quadrati.
di F. Q. | 20 gennaio 2016
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un altro sintomo della malattia chiamata inquinamento dell'uomo è la mega-tempesta "jonas" (sempre sperando che una volta a terra questa tempesta si attenui) che si sta abbattendo in queste ore sulle coste dell'est degli USA: Tennessee, Georgia, North Carolina, Virginia, Maryland, Pennsylvania, il distretto di Columbia sono sotto di essa e tutto si sta progressivamente fermando, naturalmente previo approvvigionamento della gente nei supermercati. Sono interessati oltre 50 mln di persone: un vero evento di massa e, molto probabilmente, l'anteprima di quello che su scala planetaria si potrà scatenare se il meccanismo climatico continuerà ad essere forzato dal modello di economia globale che proprio gli USA, e i loro sodali finanziari, anche europei, stanno imponendo a tutti gli altri..... e nel vecchio mondo? Bè anche l'europa climatica è divisa in due: il nord europa risente fortemente di questo durissimo inverno e il sud, particolarmente gli stati occidentali del sud vedono l'arrivo dell'alta pressione di stampo africano; nessuno pensi che sia un bene perchè queste sacche non fanno altro che scatenare peggiori spinte in senso opposto..... e già si parla, negli ambienti tecnici, del 2016 come nuovo anno più caldo di sempre. Insomma la meccanica climatica sta dando ragione ai tanti gufi e cassandre che da 30 anni, e più, a questa parte mettevano in guardia da queste conseguenze: cassandre, appunto...
buon weekend a tutti e incrociamo le dita per i prossimi anni
Il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato dal 1880, cioè da quando si ha disponibilità di dati. Un record scippato al 2014. La notizia, finora presumibile ma non ufficiale, è certificata dalla Nasa e dall’Agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa). La temperatura media globale sulla terraferma e sulla superficie oceanica è stata di 0,9 gradi centigradi superiore alla media del XX secolo. È la cifra più alta mai registrata negli ultimi 136 anni, e supera il record del 2014 di 0,16 gradi. La temperatura sulla superficie terrestre è stata più alta di 1,33 gradi rispetto alla media; quella della superficie marina ha registrato +0,74 gradi sopra la media. Il termometro è stato da record anche a dicembre, che con 1,11 gradi sopra la media si è confermato il dicembre più caldo di sempre. Nel corso del 2015 sono stati 10 i mesi che hanno segnato un primato delle temperature, con le sole eccezioni di gennaio e aprile.
Nel corso del 2015 il caldo record ha interessato diverse aree del globo: l’America Centrale e la parte settentrionale del Sud America, varie parti dell’Europa settentrionale, meridionale e orientale fino all’Asia occidentale, e ancora la Siberia centrorientale, alcune regioni del Sud Africa, ampie aree del Pacifico nordorientale ed equatoriale e del Nordatlantico occidentale, la maggior parte dell’Oceano Indiano e zone dell’Oceano Artico. A contribuire è stato certamente il fenomeno climatico periodico El Niño, che riscalda l’Oceano Pacifico tropicale, “ma è l’effetto cumulativo di un trend di lungo periodo che ha portato al record di temperature a cui assistiamo”, evidenziano gli esperti.
“Il cambiamento climatico è la sfida della nostra generazione”, sottolinea l’amministratore della Nasa Charles Bolden. “L’annuncio di oggi è un dato chiave che dovrebbe far alzare in piedi i decisori politici e farli prendere atto che ora è il momento di agire“. Sempre in base ai dati, l’estensione della copertura nevosa nell’emisfero Nord durante il 2015 è stata di 24,6 milioni di km quadrati. Si tratta dell’undicesima estensione più bassa dall’inizio delle misurazioni, nel 1968, e la più bassa dal 2008. L’estensione annuale media del ghiaccio marino artico si è attestata a 11 milioni km quadrati, la sesta più piccola negli ultimi 37 anni. Al contrario, l’estensione del ghiaccio marino in Antartide è stata la terza più grande mai registrata dopo quelle del 2013 e del 2014, a 12,7 milioni di km quadrati.
di F. Q. | 20 gennaio 2016
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un altro sintomo della malattia chiamata inquinamento dell'uomo è la mega-tempesta "jonas" (sempre sperando che una volta a terra questa tempesta si attenui) che si sta abbattendo in queste ore sulle coste dell'est degli USA: Tennessee, Georgia, North Carolina, Virginia, Maryland, Pennsylvania, il distretto di Columbia sono sotto di essa e tutto si sta progressivamente fermando, naturalmente previo approvvigionamento della gente nei supermercati. Sono interessati oltre 50 mln di persone: un vero evento di massa e, molto probabilmente, l'anteprima di quello che su scala planetaria si potrà scatenare se il meccanismo climatico continuerà ad essere forzato dal modello di economia globale che proprio gli USA, e i loro sodali finanziari, anche europei, stanno imponendo a tutti gli altri..... e nel vecchio mondo? Bè anche l'europa climatica è divisa in due: il nord europa risente fortemente di questo durissimo inverno e il sud, particolarmente gli stati occidentali del sud vedono l'arrivo dell'alta pressione di stampo africano; nessuno pensi che sia un bene perchè queste sacche non fanno altro che scatenare peggiori spinte in senso opposto..... e già si parla, negli ambienti tecnici, del 2016 come nuovo anno più caldo di sempre. Insomma la meccanica climatica sta dando ragione ai tanti gufi e cassandre che da 30 anni, e più, a questa parte mettevano in guardia da queste conseguenze: cassandre, appunto...
buon weekend a tutti e incrociamo le dita per i prossimi anni
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mercoledì 28 gennaio 2015
Il 2014 è stato per il mondo l’anno più caldo da circa 150 anni. E all’Italia sta andando peggio
Fonte: greenreport.it
Fonte: 24/01/2015 di triskel182
Icn: «L’aumento delle temperature è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000».
Il 2014, secondo quanto documentato da Nasa, Noaa, Japan Meteorological Agency, Met Office Uk e dagli altri grandi centri di ricerca che ogni anno analizzano i dati delle temperature globali, è stato l’anno più caldo da circa 150 anni, cioè da quando esistono misurazioni delle temperature dell’atmosfera. I 10 anni più caldi mai registrati, con l’eccezione del 1998, sono stati tutti dopo il 2000. Una tendenza globale, che trova però la sua conferma anche lungo lo Stivale. Come spiega l’Italian Climate Network (Icn), un’associazione che raggruppa cittadini, aziende, Ong impegnati nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, dice che «anche in Italia il 2014 è stato un anno record e i dati confermano come la nostra penisola si stia scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta».
Uno dei fondatori dell’Icn, Stefano Caserini, docente di mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e autore del libro “A qualcuno piace caldo”, analizza i dati diffusi in questi giorni e sottolinea che «questi nuovi record segnano l’ennesima smentita delle tesi negazioniste che negli ultimi anni hanno ripetuto che il riscaldamento globale si era fermato. Avevamo detto che non era così e ora c’è la conferma ufficiale. Archiviamo dunque il negazionismo climatico come abbiamo fatto per quello sui danni del fumo delle sigarette e impegniamoci seriamente e con decisione per ridurre drasticamente le emissioni dei gas climalteranti».
Tornando ai dati del nostro Paese, i ricercatori dell’Icn spiegano che «l’aumento delle temperature in Italia nel 2014 è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000; rispetto a questo stesso periodo il riscaldamento medio globale nel 2014 è stato di circa 0,46°C. È normale che in un territorio più piccolo la variabilità sia più elevata e quindi ci siano massimi di temperatura più elevati, ma la tendenza del riscaldamento globale per l’Italia è una volta e mezzo quella delle media delle terre emerse e il doppio di quella di tutto il pianeta, mari compresi».
Per Caserini, «non c’è dubbio che la causa del riscaldamento globale siano le emissioni dei gas climalteranti delle attività umane. Ormai su questo la comunità scientifica ha raggiunto un consenso vastissimo. Siamo ampiamente fuori dalla variabilità naturale del clima; il clima cambia velocemente e le attività umane, in particolare la combustione dei combustibili fossili, ne sono la causa principale negli ultimi decenni, come riportato dall’ultimo rapporto Ipcc. Ma una buona notizia c’è: se la situazione del clima è sempre più preoccupante, numerosi studi dimostrano che è possibile ridurre le emissioni senza danneggiare il sistema economico, in diversi casi addirittura con molti guadagni. Le azioni da mettere in campo sono molteplici e la principale è riuscire a lasciare sottoterra tre quarti dei combustibili fossili conosciuti».
Caserini conclude: «Le politiche sul clima devono diventare uno dei pilastri di un nuovo modello di sviluppo del nostro Paese. Da subito perché il riscaldamento globale continua a crescere mentre siamo impegnati a rispettare il patto di stabilità e a riscrivere la legge elettorale».
p.s.
questa mi sembra la vera notizia da registrare....... perchè hai voglia di parlare e straparlare di crisi, deficit, e altro ma quando il "proprietario (GEA)" decide di sfrattare i suoi 6, e rotti, mld di occupanti son dolori seri.....
Fonte: 24/01/2015 di triskel182
Icn: «L’aumento delle temperature è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000».
Il 2014, secondo quanto documentato da Nasa, Noaa, Japan Meteorological Agency, Met Office Uk e dagli altri grandi centri di ricerca che ogni anno analizzano i dati delle temperature globali, è stato l’anno più caldo da circa 150 anni, cioè da quando esistono misurazioni delle temperature dell’atmosfera. I 10 anni più caldi mai registrati, con l’eccezione del 1998, sono stati tutti dopo il 2000. Una tendenza globale, che trova però la sua conferma anche lungo lo Stivale. Come spiega l’Italian Climate Network (Icn), un’associazione che raggruppa cittadini, aziende, Ong impegnati nel risolvere la questione climatica e assicurare all’Italia un futuro sostenibile, dice che «anche in Italia il 2014 è stato un anno record e i dati confermano come la nostra penisola si stia scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta».
Uno dei fondatori dell’Icn, Stefano Caserini, docente di mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e autore del libro “A qualcuno piace caldo”, analizza i dati diffusi in questi giorni e sottolinea che «questi nuovi record segnano l’ennesima smentita delle tesi negazioniste che negli ultimi anni hanno ripetuto che il riscaldamento globale si era fermato. Avevamo detto che non era così e ora c’è la conferma ufficiale. Archiviamo dunque il negazionismo climatico come abbiamo fatto per quello sui danni del fumo delle sigarette e impegniamoci seriamente e con decisione per ridurre drasticamente le emissioni dei gas climalteranti».
Tornando ai dati del nostro Paese, i ricercatori dell’Icn spiegano che «l’aumento delle temperature in Italia nel 2014 è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000; rispetto a questo stesso periodo il riscaldamento medio globale nel 2014 è stato di circa 0,46°C. È normale che in un territorio più piccolo la variabilità sia più elevata e quindi ci siano massimi di temperatura più elevati, ma la tendenza del riscaldamento globale per l’Italia è una volta e mezzo quella delle media delle terre emerse e il doppio di quella di tutto il pianeta, mari compresi».
Per Caserini, «non c’è dubbio che la causa del riscaldamento globale siano le emissioni dei gas climalteranti delle attività umane. Ormai su questo la comunità scientifica ha raggiunto un consenso vastissimo. Siamo ampiamente fuori dalla variabilità naturale del clima; il clima cambia velocemente e le attività umane, in particolare la combustione dei combustibili fossili, ne sono la causa principale negli ultimi decenni, come riportato dall’ultimo rapporto Ipcc. Ma una buona notizia c’è: se la situazione del clima è sempre più preoccupante, numerosi studi dimostrano che è possibile ridurre le emissioni senza danneggiare il sistema economico, in diversi casi addirittura con molti guadagni. Le azioni da mettere in campo sono molteplici e la principale è riuscire a lasciare sottoterra tre quarti dei combustibili fossili conosciuti».
Caserini conclude: «Le politiche sul clima devono diventare uno dei pilastri di un nuovo modello di sviluppo del nostro Paese. Da subito perché il riscaldamento globale continua a crescere mentre siamo impegnati a rispettare il patto di stabilità e a riscrivere la legge elettorale».
p.s.
questa mi sembra la vera notizia da registrare....... perchè hai voglia di parlare e straparlare di crisi, deficit, e altro ma quando il "proprietario (GEA)" decide di sfrattare i suoi 6, e rotti, mld di occupanti son dolori seri.....
lunedì 17 novembre 2014
Marte, “fotografato un femore animale”. La Nasa tace, ma probabilmente è un sasso

(foto presa dal Fatto quotidiano del 22 8 2014)
la notizia è vecchiotta ma, che mi risulti, tutto ancora tace al di là delle solite cose che vengono dette... e non è nemmeno la prima volta che ci sono foto, almeno, controverse: (teschi o ... presunti tali; strane peitre .... che sembrano costruzioni; strane conformazioni viste dall'alto ... che sembrano tanto le fondamenta di piramidi; ecc. ecc.) questa volta quello nel cerchietto cosa è? Mica un.... femore di un qualche essere (animali o simil umano)? O la "solita" roccia? Non è la prima volta che non si fa luc ee si mantiene un atteggiamento ambiguo favorendo i "complottisti", perchè? C'è qualcosa che non può, ancora, essere detto e perchè?
domenica 29 novembre 2009
2012: ma la verità del film qual'é?
So benissimo che non finirà il mondo e so anche che ingrassare le profezie non aiuta se non chi, ad esempio gli integralisti di tutte le religioni e sette, ha interesse a fomentare la paura e acquisire "nuovi clienti" alla propria parrocchia. Io però voglio puntare l'attenzione su un'altro aspetto, questa volta del film ma ci pensate che al di là del facile catastrofismo e degli effetti speciali c'è l'affermazione che, se accadesse davvero, una parte privilegiata della società potrebbe avere una qualche speranza di salvarsi "a pagamento"? Siamo d'accordo, è solo un film, ma provate a fare uno sforzo di ragionamento e , se avete visto il film, fate mente locale al fatto che in segreto dei governi si mettono d'accordo per creare delle arche che dovrebbero salvare una parte di umanità e alcune di queste arche sono "privatizzate" ossia pagate con i soldi dei riccastri: è così lontano dalla realtà il fatto che le élite possano fare una cosa del genere, e anche in cose meno "pressanti" di queste? Il titolo del post è semplice: quale verità unica e indissolubile ci dice il film? Che, cosa tipica del nostro modello di sviluppo, chi può (soldi, potere, conoscenze ecc.) ha una qualche possibilità di accedere a cose che la maggioranza non è in grado nemmeno lontanamente di avere (che ci sia il merito, altra bufala per mettere l'un contro l'altro armato i fessi che ci credono, o no) se non a costo di passare sui cadaveri, si fa per dire - ma mica tanto .... -, altrui) in una intera vita; quindi la prova provata dell'ingiusta e folle difesa di una società basata sulla violenza dell'uomo sull'uomo. E' così lontano pensare che forse costoro si meriterebbero una punizione di un qualche genere come una bella catastrofe che bruci chip e altre cosette elettroniche che gli facciano passare qualche grattacapo forte? Infatti la cosa più probabile che accade è proprio questa
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