domenica 23 settembre 2007

Piergiorgio Welby: lezione di etica

La sorte di Welby oltre alle polemiche che ha suscitato, di cui ho già trattato in precedenti post, ci ha dato da riflettere anche sull'etica che la società moderna ha introitato in merito alla problematica della morte. Infatti noi oggi l'abbiamo esorcizzata, nascosta, eliminata; dobbiamo essere in forma, non fumare, fare l'amore, consumare, fare figli, sorridere, lavorare ecc. e con l'aiuto della medicina vivere più a lungo possibile: una cosa monotona e preordinata in ogni suo aspetto. E la morte? sparita, un fatto privato, con luoghi dove avviene (ospedali, ospizi, ecc.), lontano dagli occhi dei bambini, dimenticata un minuto dopo che l'abbiamo vissuta (parlo per forme generali naturalmente), ma cosa ce ne rimane poi? niente, anzi la dimentichiamo. In realtà nella cultura pre-cristiana essa invece era parte integrante della società, si conviveva con essa, c'era il culto dei morti ed era vista spesso come un "passaggio" ad un qualcos'altro non meglio definito ma comunque non c'era la "paura" di essa; invece dopo l'avvento del cristianesimo essa è diventata l'aspirazione di un'aldilà definito, dove vi si accedeva in base alle opere fatte in vita. Mentre nelle culture pre-cristiane essa era la possibilità per l'essenza di liberarsi del corpo nel quale era prigioniera (come infatti affermato anche da Welby) nella cultura cristiana invece era parte integrante di esso (al quale si sarebbe ricongiunto quando tutti sarebbero risorti) e quindi è inimmaginabile che uno possa tenere prigioniero l'altra. La differenza è tutta qui. Nella società laica l'una e l'altra convivono e serenamente si dividono quando arriva il momento, invece nella società che laica non è il corpo per definizione deve accettare quanto gli viene dato come n dono e nulla può rompere il legame se non la volontà superiore. Ora la questione è nella società occidentale si accetta o no che l'una possa sentire l'altro come una prigione perchè a seconda dell'angolo visuale le risposte sono diverse, diversissime. Tutti abbiamo paura di morire, ma è una verità altrettanto forte che tutti abbiamo paura dell'ignoto e quindi ecco la ricerca di scoprire le frontiere che quest'ignoto circoscrivono e svelarne i segreti (ammesso che ci siano): è naturale per l'essere umano come bere l'acqua. I limiti imposti, invece, dalla morale e dalla religione avversano questa ricerca, che non è detto sia solo scientifica ma anche personale, perchè potrebbero cadere una serie di tabù e dogmi che sono alla loro base e ne minerebero le fondamenta. in realtà essendo anche una ricerca personale ognuno ha il diritto di scegliere la propria visione e comportamento di fronte ad un tale problema e ha diritto di dare la propria definizione di morte e di aldilà e scegliere come atteggiarsi verso essi. Io laicamente non so se c'è un aldilà ma non voglio arrivarci sofferente solo perchè qualcuno m'impone l'accettazione del dono della vita, io vivo "questa" vita nel migliore dei modi possibili e volgio avere una morte altrettanto dignitosa e libera non chiedo al credente cosa ne pensa, ci discuto, mi ci confronto, ma come non critico la sua scelta non voglio che venga criticata la mia. Ecco perchè sono favorevole all'eutanasia, e contrario all'accanimento terapeutico e favorevole al testamento biologico perchè voglio scegliere (se ce ne fosse il bisogno) come morire liberamente. Lo Stato non è detto che debba per forza deliberare il materia se non per evitare abusi e violazioni dei dirtti umani, ma deve comunque assicurare la mia libertà di scelta perchè credo il vero dono che hanno gli uomini sia la libertà o meglio il libero arbitrio e non le promesse di vita tipo mulino bianco o di un aldilà indefinito.
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